Postal, la recensione in anteprima

Postal, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Postal Locandina ItaliaRegia: Uwe Boll
Cast: Zack Ward, Dave Foley
Durata: 109m
Anno: 2007

Se Postal non vi piace non vi posso biasimare.
E’ girato male, recitato male, raccontato male (specialmente la seconda parte) e soprattutto opera una critica alla società americana a viso aperto ma nella maniera più scontata e banale possibile.
Eppure a me (in un certo senso) mi ha conquistato.

Postal adatta un videogioco violento fondato sulle esplosioni di rabbia (che è poi il significato del titolo) e tutto il film è un’esplosione di rabbia del regista stesso che non potendo sterminare le persone come il protagonista del gioco spara cinematograficamente su di loro. Attaccando tutti. La cosa, nelle sue premesse e nella sua riuscita folle, ha un suo senso profondo. E questo non lo si può trascurare.

Prima del film c’è stato un incontro con Uwe Boll, il regista considerato etichettato come il peggiore tra quelli in attività da più fonti, il quale si è dimostrato un uomo di insospettata arguzia e sorprendente intelligenza e non posso negare che ciò che lui ha detto prima del film, il modo in cui ha esposto le sue intenzioni nel fare questo Postal e le modalità produttive dalle quali esce hanno dato un certo valore al film.

Fermo restando la povertà cinematografica è innegabile che il film sia il frutto delle molte accuse di incapacità mosse al regista (spesso giuste ma pronunciate con un livore ingiustificato dato il resto dello schifo che gira). In rete c’è una petizione che vanta ora 300.000 firme per fargli smettere di fare film e in seguito ad aspre recensioni lui stesso a sfidato sul ring 4 critici. Ma meno si è detto del lavoro indipendente che Boll fa sui propri film e soprattutto su Postal che per il soggetto che ha è stato rifiutato da molti paesi nonchè dagli agenti di molti attori.

Lo stesso Uwe Boll sostiene di aver voluto fare un film contro tutti “Voi mi volete male ma forse io ne voglio di più a voi“, un film come non se ne possono fare e che scientificamente rompa ogni regola non scritta del cinema “civile”.
In Postal ci sono bambini uccisi, neonati messi sotto, uomini che esplodo con le carni che volano, nudità in generale, gag scatologiche di dubbio gusto e attacchi a ebrei, neri, gay, musulmani, americani e a Boll stesso (che si rappresenta come un nazista i cui film non piacciono a nessuno).
In un minestrone totalmente demenziale (stile Pallottola Spuntata) Uwe Boll non risparmia davvero nulla e nessuno e se i temi delle sue prese in giro non sono il massimo dell’originalità (americani ciccioni, violenti e media-dipendenti, arabi stupidi, indottrinati e ciechi, tedeschi nazisti, poliziotti corrotti ecc. ecc.) senza dubbio tutto il tono del film è autenticamente incazzato e in certe parti sorprendentemente divertente (cosa che mai avrei detto).

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