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Chin Tsi-Ang, tutto inizia da qui

Di Gabriele Niola


La cosa più strana della storia delle arti marziali al cinema è che un genere così canonicamente virile cominci la sua storia (per quanto ci è pervenuto) con una grande star donna.

Chin Tsi-Ang è stata negli anni ’20 e ’30 una delle stelle di prima grandezza nel cinema di kung fu cinese, celebrata e rinomata, tuttavia della sua vasta produzione ci è pervenuto un unico film Huangjiang nüxia (Lo spadaio di Huangjiang) del 1930. Le cronache però riportano la sua grande maestria nell’arte marziale.

Curiosamente poi la figura di Chin Tsi-Ang è stata indirettamente coinvolta in molti momenti importanti della storia e dell’evoluzione del cinema cinese (o meglio hongkonghese). Lei è infatti la nonna di Sammo Hung, una delle figure fondamentali dell’era post-Bruce Lee e Wong Kar Wai l’ha voluta per un piccolo ruolo in In The Mood For Love il film che ha fatto conoscere più di tutti l’artista di Hong Kong nel mondo aiutando ad aprire il mercato occidentale ai prodotti asiatici.

Esiste una leggenda più che una storia intorno all’infanzia di Chin Tsi-Ang, cosa abbastanza strana calcolando che è morta solo l’anno scorso. La storia che è nota parla del fatto che con un espediente a metà tra Lady Oscar e Dragon – La Storia di Bruce Lee, la piccola bambina sia stata educata come un ragazzo per sfuggire alla certa morte che l’avrebbe colpita alla nascita secondo un oracolo.

In questo modo la bambina è stata sempre coinvolta in attività solitamente riservate ai maschi, dovendo anche alle volte nasconderne il sesso. Dunque fin dall’età di 8 anni Chin Tsi-Ang è stata educata alle arti marziali, cosa che ha fatto sì che potesse poi portare sullo schermo un’effettiva competenza, che potesse compiere in autonomia le scene di combattimenti e tutte le acrobazie che avrebbero altrimenti richiesto una controfigura oltre a coreografare i propri combattimenti.

Quest’ultimo elemento è di particolare significato perchè testimonia come fin dagli albori la star del film fosse il significato stesso del cinema di arte marziale, come la presenza effettiva dell’attore nelle scene pericolose e nei combattimenti più arditi fosse anche negli anni ’20 caratteristica fondante del genere.
Sebbene infatti spesso il cinema delle arti marziali si aiuti con cavi ed altri espedienti che rendono possibile l’impossibile, il vero cuore rimane l’estensione inverosimile delle potenzialità del corpo umano. Estensione effettivamente compiuta dalle star che solo per questo motivo sono tali.


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