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Raoul Bova per Ridley e Tony Scott

Di peter

Al terzo giorno del RomaFictionFest il protagonista è Raoul Bova, attore italiano alla sua seconda serie televisiva ad Hollywood. La sua nuova miniserie s’intitola The Company ed è prodotta dalla ScottFree dei fratelli Ridley e Tony Scott.

Come mai hai deciso d’interpretare questa serie a metà strada tra storia e action?
Sono molto appassionato dei servizi segreti e degli eventi storici. Di quello che ha avuto luogo ma non si è mai visto. Questa serie dunque mi sembrava molto bella perché parlava di un pezzo di storia della CIA. Sei puntate, sei eventi che hanno segnato la storia, situazioni che non avete mai letto sui giornali. Era un progetto molto bello che mi ha dato tanta soddisfazione.

Hai già interpretato la serie What About Brian. Come procede il tuo rapporto con la tv statunitense?
Questa volta è andato tutto molto bene. What About Brian è stata una parentesi carina e divertente, ma non del tutto gratificante. Decisi di lasciare la serie per fare Nassyria che mi ha dato più soddisfazione. Una scelta un po’ complessa… magari continuare in quella serie mi avrebbe dato di più, ma ho preferito essere un po’ più vivo a livello attoriale. Le serie americane sono un’ansia tremenda. Il copione ti arriva alla fine, sanno tutto loro, non ti dicono nulla. In Brian ero convinto che avrei interpretato uno psicologo… all’ultimo istante mi sono trovato a fare il modello. Con The Company c’era una struttura più cinematografica con tanta cura della recitazione. Sembrava girato come un grande film americano per il cinema.

Hai interpretato tantissimi personaggi sia in Tv che al cinema. Quale di questi ti ha cambiato la vita? Inoltre riesci facilmente a lasciare il personaggio sul set oppure, come molti altri attori, “te lo porti a casa”?
In America ogni tanto prendono gli psicologi per questo! Inevitabilmente te lo porti in casa, il segreto è nel non portarselo troppo a casa! Per quanto riguarda il ruolo che mi ha colpito tanto… direi che San Francesco è stato molto intenso. Ho delle necessità e cerco di rispecchiarle nel mio lavoro. Quando ho fatto Francesco avevo delle crisi esistenziali e volevo capire. Mi ponevo delle domande. Ogni volta cerco di trovare me stesso anche attraverso i film. Quando ho fatto Scusa ma ti chiamo amore avevo voglia di ridere scherzare ed essere leggero.. era un periodo complesso della mia vita.

Puoi parlarci del ruolo che hai in Ti Stramo, parodia dei film intepretati da Scamarcio e tratti da Moccia?
In quel film ho fatto una piccola partecipazione. Non so nemmeno dirvi com’è successo! È stato Pino Insegno a chiedermelo. Lui è un amico. Ho girato solo una scena in quel film. È stato molto divertente: è stato un caso. Passavo di là quel pomeriggio e Pino mi ha messo nel film.

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