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Hellboy2, la recensione di Gabriele

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Hellboy - The Golden Army Guillermo del Toro
Lo ammetto sono ignorante. Non avevo visto il primo Hellboy così l’ho recuperato il giorno prima di vedere il nuovo film, dunque si può dire che li abbia visti in sequenza. E mi è sembrato davvero che Hellboy 2 sia uguale al primo, solo con più soldi e più ironia.
Si moltiplicano le creature, le location e le possibilità, ma in sostanza il risultato è lo stesso, cosa che da una parte non è bene, ma dall’altra sì, nel senso che ad avercene di seguiti che tengono testa al primo episodio!

La parte peggiore dell’exploit forse è che alla fine dei conti Hellboy 2 sembra un po’ Men In Black per quell’approccio scanzonato alla presenza di soprannaturale nel reale, per come si diverte a mostrare l’inusuale come se fosse usuale. Però poi rispetto al film con Will Smith mantiene molto più fisso il fuoco del film avventuroso, anche perchè (e lo si ripete per la millesima volta) c’è un regista serio che opera delle scelte, che ha una visione di cinema e che crede in un certo modo di raccontare le storie. Lo si vede soprattutto dalla sovrapresenza di creature fantasy e dall’ossessione per gli occhi. Non a caso probabilmente la parte migliore del film è quella dell’incontro con la morte (o quel che è), la creatura alata e senza occhi nel posto dove ce li aspetteremmo ma piena di pupille sulle ali.

E’ curioso come spesso nei film di Guillermo Del Toro la parte migliore sia quella “dell’incontro”: un incontro unico con una creatura sovrannaturale.
Per quanto mi riguarda anche Il Labirinto Del Fauno aveva come punta più alta il momento in cui la bambina incontra il mostro con gli occhi nelle mani. E non solo per il pathos della scena, ma anche per il senso che dà all’intero film. E così è qui.
Sono scene molto strane e poco in linea con quello che ti aspetteresti dal fluire della narrazione, interrompono il flusso del racconto in una maniera inattesa e, pur non avendo molta influenza nella trama, cambiano radicalmente la visuale che lo spettatore ha della storia. Sono scene brevi ma levando quelle i film cambierebbero totalmente di tono.

Ribadisco che vorrei vedere Guillermo Del Toro all’opera senza il suo fotografo di fiduciaGuillermo Navarro, vero responsabile delle bellissime atmosfere e delle luci e ombre che caratterizzano i film dell’autore spagnolo. Ma non credo che accadrà. Almeno non a breve.

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