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Grace Is Gone, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Regia: James C. Strouse
Cast: John Cusack, Shélan O’Keefe, Gracie Bednarczyk, Alessandro Nivola, Doug Dearth, Doug James, Zachary Gray, Dana Lynne Gilhooley
Durata: 85 minuti
Anno: 2007

Ormai ci siamo abituati. Come nel cinema americano vediamo corpi sovrappeso, colori sobri non esageratamente saturi, contrastati o virati in una certa direzione e una macchina da presa abbastanza statica sappiamo di essere di fronte al film indipendente o con velleità di indipendenza. Sappiamo di essere di fronte ad un’opera da Sundance (poco importa poi che ci sia effettivamente stato al festival di Robert Redford).

Così quando compare sullo schermo un John Cusack assolutamente “medio” nel muoversi, nell’apparire e nell’agire, senza nulla di affascinante o straordinario (come era ad esempio per l’intrigante personaggio del pur trascurabile 1408) è tutto subito chiaro e i successivi elementi non fanno che confermare l’impressione iniziale.
Padre di due figlie piccole (più o meno 13 una e più meno 8 anni l’altra) Cusack è un ex militare riformato per i problemi di vista che si trova a dover gestire la famiglia da solo a causa della partenza della madre per la guerra iracheno/afgana.

E’ subito chiaro davanti a chi ci troviamo: un vero conservatore doc, il cui sogno era di diventare lui un militare e di essere lui in guerra e che vive con una certa insoddisfazione il fatto che sia invece la moglie ad essere partita. Un Americano patriota con la bandiera in giardino che crede che ciò che la moglie sta facendo sia giusto. Inutile dire che la notizia della morte di lei al fronte che arriva dopo pochi minuti dall’inizio del film comincerà a scardinare qualcosa dentro di lui, nonostante il vero problema sarà raccontare l’accaduto alle figlie.

Ed è proprio per posticipare questo terribile momento, per non dire che Grace Is Gone, per incapacità personale a gestire l’evento e per volontà di non perderle che il papà si inventa un improvviso viaggio con loro verso un parco divertimenti (la prima metà che viene proposta dalla più piccola).
Il meccanismo “on the road” fa poi il resto. Essendo gran parte del film occupata dal viaggio ci sono molte occasioni per incontrare persone ed entrare in contatto con diverse realtà, opinioni e situazioni che chiaramente metteranno alla prova la resistenza paterna nei confronti della sete di conoscenza delle figlie e dell’ansia di libertà della maggiore, la quale sembra essere lì lì per intuire tutto.

Attraverso il meccanismo dell’elaborazione del lutto James Strouse parla di famiglia e di educazione, di come spesso siano i padri a dover imparare dai figli come comportarsi (specialmente dalle figlie) e di come nulla possa essere dato per scontato. Il viaggio riserverà infatti più di una sorpresa.
Niente di particolarmente originale insomma per un film costruito intorno all’unico attore di primo piano (Cusack), da lui e dal suo lento mutare nel corso della pellicola dipende tutto il film. E’ lui a dare senso alle diverse interpretazioni delle bambine ed è lui ad essere previsto in quasi tutte le inquadrature, vero fuoco di ogni svolta di trama.

La lacrima può arrivare facilmente, così facilmente da essere anche un po’ ruffiana. Ma del resto lo si è detto subito di essere di fronte ad un film Sundance.

#CinemaReloaded è un messaggio di ottimismo aperto a tutti per testimoniare, condividere e sostenere le iniziative di rilancio del cinema in sala. Scopri di più e aderisci sul sito Cinemareloaded.it.

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