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Noi Due Sconosciuti, la recensione

Di Gabriele Niola

Regia: Susanne Bier
Cast: Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, Alexis Llewellyn, Micah Berry, John Carroll Lynch, Alison Lohman, Robin Weigert, Paula Newsome, Omar Benson Miller
Durata: 118 minuti
Anno: 2007

Noi Due Sconosciuti è il primo film della danese Susanne Bier ad Hollywood. Dopo i successi raccolti in Europa e nel mondo con film come Dopo Il Matrimonio l’hanno voluta al servizio dei grandi studios e subito le hanno affidato un film decisamente nelle sue corde che tuttavia non si può considerare completamente riuscito.

Si tratta di una storia che parte da presupposti molto interessanti benchè già sentiti: due sconosciuti si trovano a convivere uniti da un lutto (l’agente Fox Mulder che è il marito di lei e il miglior amico di lui) nonostante non si sopportino. Le loro vite sono parallele, lui deve uscire dalla dipendenza dalla droga e lei dal terribile lutto da affrontare con una figlia a carico. Nonostante la trama si concentri più sul personaggio maschile e sul suo viaggio per uscire dalla droga, di sfondo sono sempre presenti i problemi ugualmente intensi sebbene meno pressanti di lei. E come ci si attende alla fine sapranno aiutarsi a vicenda e imparare l’uno dall’altro.

Il pregio, diciamolo subito, è che a dispetto di come ho raccontato l’impianto della trama il film non segue lo stile ortodosso hollywoodiano e non propone situazioni e ambientazioni trite, ha un passo e un respiro decisamente europei nel senso che pensa poco a raccontare un trama con un intreccio (che di fatto non c’è) e molto a mostrare dei personaggi attraverso il racconto di piccoli eventi apparentemente senza importanza.

La Bier è brava, non ci sono dubbi, tuttavia Noi Due Sconosciuti alla fine sembra non riuscire a tirare le fila di tutto il lavoro che fa. Il film è molto carino e delicato (forse anche troppo), raffinato anche per molti versi, ma il senso generale spesso sembra sfuggente se non banale (anzi sfuggente perchè non accetto di considerare come senso quello più banale) e quindi il film rischia di fare tanto lavoro per un risultato mediocre.

Certo non si può negare l’abilità di Benicio Del Toro che quando si tratta di fare personaggi drogati e a pezzi è veramente a suo agio, capace di suscitare ilarità ed essere perfettamente credibile anche solamente rimanendo immobile con l’espressione vuota. E’ infatti principalmente grazie a lui, ai suoi volti, al suo lento comunicare i miglioramenti che il film riesce a dare un senso al concetto di “riprendersi”, se fosse per la sceneggiatura e la visione di cinema che la Bier applica la questione si perderebbe decisamente e Halle Berry non ha un personaggio sufficientemente incisivo per poter provare a fare la differenza.

Il titolo originale (Things We Lost In The Fire) è molto più bello, intenso e significativo (c’è anche un incendio ad un certo punto che è un momento importante) di quello italiano che invece riporta tutto di nuovo sul rapporto tra i due che non è esattamente il cuore della trama. C’è da stupirsi?


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