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Il ladro di orchidee (2002). When Jonze meets Kaufman.

Di Roberto

Il ladro di orchidee (Adaptation, Usa 2002 – Commedia; 114′) di Spike Jonze con Nicolas Cage, Meryl Streep, Chris Cooper, Cara Seymour, Tilda Swinton, Brian Cox, Maggie Gyllenhaal, Stephen Tobolowsky, Curtis Hanson, Spike Jonze, David O. Russell.

Charlie Kaufman (Cage) sta scrivendo una sceneggiatura tratta dal libro Il ladro di orchidee di Susan Orlean (la cui storia, vera, viene narrata in parallelo finché si incastra con la vicenda fittizia) ma è in crisi professionale/esistenziale; suo fratello gemello Donald (sempre Cage), invece, sta avendo successo con una sceneggiatura commerciale (il thriller I 3) e con le donne…

Tira brutta aria quando regista e sceneggiatore, entrambi giovani ma precocemente idolatrati come ‘autori’, iniziano a parlare già di loro stessi attraverso il cinema… Dopo Essere John Malkovich (di cui si vede il set con i tecnici e gli attori Cusack e Malkovich, non accreditati nei titoli di questo film), Jonze continua a giocare al metacinema e alla metavita filmando un’altra genialoide sceneggiatura dell’eclettico Charlie Kaufman, che coerentemente con la sua linea di pensiero arriva a mettere in scena sé stesso e un suo fantomatico gemello (citandolo come cosceneggiatore anche nei titoli di testa, tanto che i soci dell’Academy Awards hanno nominato anche lui per l’Oscar) in una sorta di 8 ½ definitivamente più autobiografico. Adaptation come difficoltà oggettiva di adattare un romanzo per il cinema e come ansia soggettiva di adattare la vita personale ai propri dubbi, speranze, rovelli interiori, nella speranza di trovare un equilibrio, o perlomeno un compromesso, accettabile e non troppo traumatico. Ma in un film così cerebrale e intelligente, alla fine, quanto è merito del regista o quanto dello sceneggiatore, visto che in fondo è la trama surreale e garbatamente impazzita, e soprattutto le finissime perle all’interno dei dialoghi, a rappresentare il suo lato più emozionante e più memorabile? I fan non ascoltino, ma a noi i dubbi vanno chiarendosi: i film sceneggiati da Kaufman, almeno nel caso che il loro regista sia il sempre troppo autoindulgente e narcisistico Jonze, appartengono interamente al suo autore cartaceo. Vero è che Jonze riesce a mettere in immagini con coerenza il pensiero di Kaufman, ma il suo sguardo è quello solipsistico di un intellettuale che vorrebbe allo stesso tempo essere anche estremamente popolare e che finisce per avere i difetti della gente di cinema che vorrebbe satireggiare (come Robert McKee, vero guru delle sceneggiature commerciali americane). Stupisce, poi, quanto i suoi film manchino di passione e di sincera capacità di comunicare col loro pubblico (colpa anche di una direzione di attori sempre troppo sopra – o troppo sotto – le righe e di un’insopportabile voglia di confondere le acque a tutti i costi, anche con mezzucci come didascalie che fanno a pugni con la nozione di tempo cronologico), come contorti in sé stessi: a una prima parte interessantissima, difatti, segue una seconda parte inutilmente ingarbugliata e divagante, che non aggiunge assolutamente nulla al valore intrinseco delle parole kaufmaniane e che non scardina nessuna certezza precostituita né apre porte su come guardare la realtà e la finzione. Così come il finale sognante che, nella sua simpatica ironia, fa a cazzotti con le scene precedenti: certo a Kaufman piace mescolare i generi e le emozioni che gli stessi suscitano, ma non sempre l’ibrido può riuscire o, per sua stessa natura di originalità, far gridare al miracolo. Fortunatamente, Jonze, al cinema, dimentica di essere anche un regista di videoclip, e filma gli incidenti stradali con un inimitabile e impressionante realismo, ma ancora non merita la fama di culto di cui gode, visto che dietro la sua geniale svagatezza e la sua semplice bonomia fa capolino un’anima fredda e astutamente calcolatrice: e tra i registi del rinascente cinema americano è quello più velatamente hollywoodiano e, ci scommettiamo, quello più datato e meno universale. Per carità, senza essere forzatamente sperimentale ma con una voglia di stupire nonostante tutto (come già riscontrabile nella serie Jackass, di cui Jonze è correponsabile) che rende difficile l’identificazione. Tra i produttori figura Jonathan Demme.


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