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Dustin Hoffman con Jack Black e Fabio Volo a Roma per Kung Fu Panda

Di Gabriele Niola

E’ strano vedere Fabio Volo entrare applaudito da Jack Black e poi sedersi accanto a Dustin Hoffman. Ma i tre vanno daccordo che è un piacere nonostante si siano incontrati unicamente la sera prima a cena e i due attori hollywoodiani abbiano lavorato al film contemporaneamente solo in un caso (la scena dell’allenamento con il cibo), per il resto del doppiaggio infatti ognuno faceva le proprie scene in autonomia.

Gli ho raccontato che ho iniziato facendo il panettiere” dice Volo “E hanno riso“, gli fa eco Dustin Hoffman “Mi ha detto che se volevo mi avrebbe fatto un filone di pane e mi sono chiesto se è questo il modo con cui rimorchia le donne, ‘Cara vuoi che ti faccia un filone di pane??’” e fa l’occhiolino.
E’ stato difficile ottenere risposte serie dal trio di Kung Fu Panda, ma qualcosa di interessante comunque è stato detto. E Hoffman per la prima volta ha ammesso qualcosa che prima mai aveva detto:
Mr. Hoffman” gli è stato chiesto da un giornalista “ha mai pensato o le piacerebbe dirigere un film?
Beh…[tentenna].. si.. direi proprio di si… decisamente si.. [rimane un attimo in silenzio] vedo che ha parlato con il mio analista“.

IL DOPPIAGGIO
Hoffman, da sempre contro il doppiaggio, per Kung Fu Panda ha dovuto capitolare: “All’epoca rifiutai di fare La Città Delle Donne di Fellini perchè l’audio non era in presa diretta. Fu un errore clamoroso. Ora la vedo diversamente, certo non è facile recitare da solo. Non è stato come girare un film, venivo convocato per lavorare 3 giorni ad intervalli di settimane e non avevo nessuno con me a recitare, ma è stata un’esperienza molto forte“.
Poi Katzenberg, il numero uno della Dreamworks, ha spiegato che nello studio di doppiaggio avevano messo una macchina da presa che riprendesse gli attori mentre doppiano in modo da catturarne i movimenti facciali inconsci e poi con questi migliorare l’animazione.
E subito è intervenuto Jack Black scherzando: “Si ho dovuto fare parecchio kung fu, nonostante non mi si veda ogni volta che c’è un’azione sullo schermo io la rifacevo dal vero“.

CAMBI AI PERSONAGGI
E’ la prima volta che vengo chiamato a fare un personaggio che già esiste” dice Dustin Hoffmanquando sono stato convocato dal mio amico Jeffrey Katzenberg mi hanno mostrato i disegni di Shifu, come sarebbe stato e che carattere avrebbe avuto. All’inizio non ero molto contento e nel tempo qualche modifica è stata applicata“.
Come sarebbe a dire?? Hai modificato il personaggio? Avrei voluto farlo anch’io!” obietta subito Jack Black dando il via ad un siparietto tra i due.
Ma non dire scemenze! Come l’avresti cambiato?
Beh l’avrei fatto più muscoloso per renderlo più simile a me!
Ma non deve essere uguale al doppiatore! Guarda il mio personaggio, sembra un topo ma in realtà è un panda. E il fatto che sembri più nanerottolo degli altri non ha nulla a che vedere con il fatto che abbiano scelto me per doppiarlo…“.

INFLUENZE
Alla consueta domanda sulle influenze ricevute nel corso della vita e a chi si rifacciano i singoli attori l’ilarità si è sprecata:
Truffaut e Wong Kar Wai!!!” si è affrettato ad affermare Fabio Volo e a lui si è aggregato Jack BlackDecisamente Godard!“, ma più seriamente l’attore protagonista di School Of Rock ha detto di essere stato influenzato ai tempi del teatro scolastico “proprio da Hoffman e dagli attori che sembrano matti come Jack Nicholson”.
Obbligatoria a questo punto la domanda sull’eredità di John Belushi. “No non mi ci posso avvicinare!! Lui ha rivoluzionato il modo di fare comicità in America, io non ho portato nulla di nuovo non potrei mai dire di portare avanti la sua torcia!“.

IL MESSAGGIO DEL FILM
Dustin Hoffman si è molto dilungato ad un certo punto nel lodare il messaggio del film. “L’idea che i supereroi come Superman, Batman o Hulk in realtà siano dentro ognuno di noi è molto bella. Sono contento che ai bambini arrivi questo messaggio, perchè li invita a liberare il loro potenziale“.
Anche lui poi come attore ha dovuto agli inizi di carriera lottare per emergere senza poter contare su una prestanza hollywoodiana “Si devo tutto a Mike Nichols che mi volle per Il Laureato nonostante tutti gli dicessero che sarebbe stato il più grande errore della sua vita“.

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