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Corazones De Mujer, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Regia: Davide Sordella, Pablo Benedetti
Cast: Aziz Amehri, Ghizlane Waldi, Mohammed Wajid
Durata: 85 minuti
Anno: 2007

Non è tanto la banalità della materia o l’usura cui si è arrivati a furia di sentir parlare di dilemma della situazione femminile nei paesi mediorientali/nordafricani ecc. ecc. Non è nemmeno il supposto (e supponente) autorialismo con cui la storia è raccontata ma è soprattutto la sconvolgente banalità e il narcisismo con cui il film è girato che fanno venire voglia di uscire dalla sala. Oltre chiaramente alla noia.

Corazones de Mujer racconta di una donna di Torino (ma di famiglia araba) che ha perso la verginità prima del matrimonio e che con l’aiuto di un amico stilista gay algerino e con la scusa di farsi un vestito, fa un viaggio a Casablanca per sottoporsi ad un’operazione che ne ristabilisca la verginità, così da non incappare nelle severe regole morali in cui la famiglia crede.
Durante il viaggio poi capirà molto di se stessa e del suo compagno, più di quanto non credeva.

A metà tra almodovarismi e un road movie stile Thelma & Louise il film cerca di mettere insieme i due diversi modi in cui i personaggi protagonisti vorrebbero sentirsi liberi di essere come sono nonostante l’oppressione e i pregiudizi che li circondano. Il gay che ha dovuto lasciare una famiglia perchè non era accettato e la ragazza vorrebbe poter essere quello che vuole senza fare operazioni. Ma l’operazione si limita a sterili metafore e molti segmenti dall’emotività forzata.

Le riprese sono fatte in digitale poi elaborate per dargli di volta in volta diverse dominanti anche se è prediletta quella dai colori giallastri per i paesaggi desertici (che costellano il film più di tutti gli altri), la macchina da presa è alle volte mobile e alle volte no, ma non si intuisce mai dietro le diverse scelte una visione di cinema che non sia aspirazione e imitazione di modelli non raggiunti (e forse non raggiungibili).

In più come si è detto c’è la noia, tanta noia, per dialoghi che si sa già come andranno a finire personaggi di cui si capisce subito le possibili evoluzioni e particolari che in nulla lasciano intravedere una dimensione intima come vorrebbero ma anzi sbattono in faccia agli spettatori una visione autoconsolatoria (per i soli autori) della realtà.


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