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Bekmambetov a Roma per Wanted: “Il mio film è sulla ricerca di un’identità”

Di Gabriele Niola


Si presenta con una maglietta arancione con scritto Pravda, il nome del principale quotidiano ai tempi della Russia sovietica (dunque di pura propaganda) che significa” verità”. Ha dei pantaloncini corti e anche dei calzini corti scuri su scarpe non ben identificate. Il classico russo in vacanza a Roma. Ma è Timur Bekmambetov ed è qui per parlare di Wanted il suo ultimo film, il primo a produzione hollywoodiana.

In un attimo sono spazzate via le questioni relative alla fine della trilogia fantasy moderna iniziata con I guardiani della notte e I guardiani del giorno. Il terzo capitolo infatti (I guardiani del tramonto) si farà nel 2009 anche se al momento non c’è la certezza di chi lo possa produrre. Ma Bekmambetov afferma anche che in fondo il terzo capitolo della trilogia è anche Wanted perchè è un film assolutamente in linea con quanto si vede nei due precedenti (un individuo frustrato nella quotidianità che poi è al centro di una lotta paranormale tra bene e male).

HOLLYWOOD E IL RESTO DEL CINEMA
Spazzati via subito anche i referenti culturali: “Le idee sono le uniche cose che contano e il mio film in molti modi trova nuove idee e nuovi modi di concepire il cinema d’azione. Hollywood non vuole congelare il mondo e anzi è molto aperta alle novità“, Bekmambetov precisa che si è innamorato del cinema e ha capito che non avrebbe fatto l’ingegnere come stava studiando all’epoca quando vide Dilinger è Morto di Ferreri in un cinema alle 10 del mattino. Infine non risparmia sufficienza nel parlare del connazionale Sokurov, il quale sostiene sia immorale filmare la violenza, sempre: “Forse pensa troppo. E poi non penso che per i suoi film farebbe differenza, li vedono così poche persone! Giusto un centinaio di critici, non di certo i bambini. Preferisco ispirarmi a Shakespeare“.

Non ha insomma di certo sudditanza per nessuno Bekmambetov e spiega che per lui il tempo è la cosa fondamentale nel cinema “La musica ha i toni, la pittura i colori e il cinema ha il tempo“, le accelerazioni e i ralenti sempre presenti nei suoi film sono proprio gli strumenti con cui fare cinema secondo il regista russo “e come per una musica non puoi esagerare con il tempo non puoi velocizzare tutto altrimenti ne risente il film“.

ANGELINA JOLIE E JAMES MCAVOY
Angelina l’abbiamo presa all’ultimo minuto, mi sono dovuto muovere di persona, mi hanno proprio detto che non andavo da lei non ce l’avremmo fatta, così sono volato a New Orleans e lì abbiamo parlato, le ho fatto vedere e capire le mie idee e ci siamo confrontati. Poi ci è voluto un mese per mettere su carta queste idee e alla fine ha detto di si“.

Una star fino in fondo la sig.ra Pitt che come si conviene in questi casi ha avanzato delle pretese sulla sceneggiatura in cambio della propria presenza: “ha precisato che nel film non avrebbe ucciso nessuna persona innocente, ma a parte questo non ho cambiato la sua natura, lei è così e si è preparata con molta cura“.

Mentre per McAvoy è andata diversamente “Avevo fatto la proposta agli studios sugli attori e loro sono stati molto accondiscendenti su tutti tranne James, non volevano darmi il via libera ma poi quando è diventato famoso di colpo hanno capito cosa volevo e sono stati daccordo“.

E non si può dire che non abbia lavorato sodo: “Non sempre mi sono allenato assieme a lui perchè aveva un trainer personale con cui ha lavorato in Inghilterra che gli ha insegnato come comportarsi da professionista. Ma il risultato è stato impressionante. Io ad ogni modo l’avevo scelto perchè è come te e me e tutti si possono identificare con il suo modo di essere non troppo felice e apparentemente in attesa del momento per poter dimostrare chi è davvero“.

LA FRUSTRAZIONE E LA VIOLENZA
Wanted” dice Bekmambetov “E’ un film sulla gente che vive negli uffici ma sogna ogni giorno di mondi e vite diverse e noi diamo la possibilità al pubblico per due ore di scoprire un altro mondo dove essere ciò che vogliono essere“. Ci tiene molto il regista russo a rimarcare come il cuore di tutto sia la domanda che il protagonista si pone di continuo: “Io chi sono?”.

Insoddisfatto dalla sua vita da perdente, vessato sul lavoro e nella vita privata a Wesley Gibson piove dal cielo un’altra vita, fatta di avventure belle donne e adrenalina. Ma il vero eroe non è nè il primo personaggio nè il secondo dice il regista “Il vero eroe è Wesley alla fine del film” e con un chiaro gesto fa cenno ai giornalisti di non rivelare cosa accada alla fine del film.

Grande polemica ha poi suscitato l’apologia di una violenza imposta dall’alto senza essere discussa. Nel film tutti uccidono rispondendo agli ordini di un’entità astratta e gli unici che si ribellano a quest’entità sono i cattivi. Una morale non facile da difendere.
Il regista non giudica violenza ordinaria quella dei soldati perchè ha uno scopo, una giustificazione e un fine. Per questo dice non può essere sottoposta a giudizio e comunque “il messaggio del film è che dobbiamo scegliere da soli il nostro destino e giudicarci da soli“. Comunque secondo me il film dovrebbe essere vietato ai minori di 17 anni.


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