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12, la recensione

Di Gabriele Niola

12 Poster Italia 01Regia: Nikita Mikhalkov
Cast: Nikita Mikhalkov, Sergei Makovetsky, Sergei Garmash, Aleksei Petrenko, Yuri Stoyanov, Valentin Gaft
Durata: 153 minuti
Anno: 2007

La Parola Ai Giurati, il film di Lumet da cui è tratto 12, è un’opera fenomenale presa a sua volta da un testo teatrale. Un film complesso, stratificato e tra le altre cose anche un saggio perfetto di tecnica cinematografica.

12 non cerca di riprendere nulla di tutto questo a Mikhalkov interessano palesemente altre cose, non c’è l’ossessione dell’ambientare tutto in una sola stanza nè c’è quella dell’unità di tempo nè tantomeno quella della grande metafora universale. Il film russo è dichiaratamente sulla Russia e sui russi, sulla situazione cecena, la guerra e la pesante eredità sovietica. Ci sono molti richiami espliciti in merito lungo tutto il flim, e questa forse è la pecca maggiore.

Mikhalkov sceglie di parlare palesemente della situazione russa usando come metafora le storie dei 12 giurati chiusi in una palestra per decidere del destino di un ragazzo ceceno accusato di parricidio, il cuore non è tanto quell’evento ma le vite e i rapporti che stringono fra i loro i giurati, ognuno dei quali può contare su un proprio assolo lungo il film.

Ma è tutto spiattellato, tutto facile (da comprendere non certo da fare), tutto esibito. Manca l’astrazione, manca il grande racconto, manca l’intreccio e la componente più eminentemente cinematografica di Lumet. Ed è un peccato.

Tuttavia il film è ben lungi dall’essere una schifezza, chi non avesse visto La Parola Ai Giurati lo potrà tranquillamente apprezzare, anche perchè dotato di alcune scene (specialmente le digressioni battagliere) formidabili, dirette con grande sapienza e conoscenza del cinema. E’ semmai la parte più di racconto a deludere, quella fatta di capovolgimenti di fronte e della lenta e raffinata decostruzione di ogni ipotesi.

Se Lumet faceva uno studio sulla composizione dell’inquadratura dovendo inventare continuamente punti di vista e modi di riprendere diversi lungo tutto il film, Mikhalkov invece utilizza la luce. Non avendo costrizioni spaziali usa le molte variazioni di illuminazione per descrivere le diverse fasi della lotta dei 12 uomini. E in più rimarca l’importanza del racconto e la sua funzione sociale. Ogni tesi e ogni giurato cambia opinione dopo aver sentito un lungo racconto che parla della vita di uno di loro, cose personali e individuali che solo metaforicamente si agganciano al caso da trattare ma che provocano la catarsi dell’ascoltatore e lo convincono della bontà del ceceno.

Infine la conclusione del film è diversa e l’ho apprezzata davvero.


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