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Gomorra, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Regia: Matteo Garrone
Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
Durata: 135 minuti
Anno: 2008

Matteo Garrone non è mai stato interessato a raccontare storie nel senso più stretto, non è mai stato troppo interessato agli intrecci, alle trame intricate e agli espedienti narrativi classici, lo si è visto in ogni suo film. Ma con Gomorra va oltre.
Il testo di partenza è molto forte e anch’esso poco narrativo in senso canonico, tuttavia Garrone si concentra solo ed esclusivamente sulla messa in scena: è con le immagini e i suoni che vuole parlare dei temi del libro di Saviano. Non spiega niente, nulla. Anche a scapito della comprensibilità di alcune dinamiche. Non ci sono i personaggi in lotta per un destino migliore, non ci sono tentativi di redenzione, non ci sono contrasti. E non è che manchino le dinamiche perchè il testo di partenza non le prevede, semplicemente non ha senso mettere in scena il bene contro il male in un mondo dove di bene non ce n’è.

Come sempre l’attenzione è tutta sui posti (ancora più incredibili del solito) e sugli attori. Attenzione! Non sulla recitazione, ma sugli attori. Sui corpi e sui volti reali più che mai di questa gente. E ancora i suoni iperrealistici, la musica sempre e solo diegetica e comunque poco presente. E’ il regno del rumore anempatico, dell’eco delle caverne, tutto freddo e gelido come la fotografia a contrasto forte del solito ottimo Marco Onorato.

Il risultato è un film non facile, anzi per niente facile, ricercatissimo e molto autoriale. Che usa i non attori ma non in omaggio alla tradizione italiana, li usa perchè indispensabili, l’unico che stona (nonostante un personaggio un po’ più raffinato) è infatti Servillo, troppo bravo e troppo raffinato in un film di volti e corpi degeneri (benchè diretti magistralmente), meglio a questo punto Maria Nazionale.

Pochi e ben selezionati i referenti. I pezzi in cui i protagonisti imitano Scarface sono trattati come le scene allo specchio di L’Odio e molte situazioni sembrano uscite dai film di Capuano come Vito e Gli Altri o La Guerra di Mario.

Molti altri già hanno notato le costanti zone d’ombra nelle inquadrature, c’è sempre qualcosa che oscura sia un muro, una colonna o il buio ma a questo andrebbero aggiunti anche i molti fuorifuoco (tipici di Garrone) e le macchine da presa attaccate ai volti (da palma d’Oro anche solo la scena in cui la macchina segue il corriere dei soldi in un vicolo stretto e quando questi viene chiamato e si gira essa si stringe al suo volto).

Dunque Gomorra è un film autorialissimo, tutto di zone, sensazioni ed esperienze visive e molto poco di narrazione (le storie sono 4 e verso la fine hanno un po’ di intreccio e risoluzione ma sembra quasi una forzatura), un film difficilissimo e durissimo che non risparmia colpi bassi anche se non vuole mostrare tutto. Alle volte Garrone distoglie la macchina da presa alle volte no, non c’è una regola, sembra che anche quello non gli interessi molto, alle volte è più importante un bambino o un dettaglio di una canottiera dell’omicida piuttosto che il colpo di pistola subito in pieno petto.

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