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Voglio essere Tony Stark, la recensione in anteprima di Iron Man

Voglio essere Tony Stark, la recensione in anteprima di Iron Man

Di Francesco

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Regia: Jon Favreau
Cast: Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow
Anno: 2008
Durata: 126 minuti

Iniziamo subito con un mega, incredibile applauso al montaggio fatto con il trailer. La sequenza è davvero azzeccatissima e quello che uno si è convinto di trovare nel film, all’inizio sembra subito invertito, o peggio, tagliato di netto dalla pellicola. Ma procediamo con ordine: Iron Man inizia come tutti i film di fumetti che ormai sono diventati così familiari che non ci si dovrebbe più sorprendere, sigla Marvel con tanto di pagine di inchiostro e chian che scorrono velocemente una dietro l’altra.

La primissima cosa che colpisce è una colonna sonora con gli attributi, spinta al punto giusto, che non sbaglia una nota, dura, hard, tonante e roboante. Già solo questo dovrebbe bastare. Non voglio entrare troppo nel campo spoiler quindi mi limiterò a dire che ci si trova subito dentro l’hammer blindato, la scena della foto e del gesto equivoco e quindi dell’agguato ed è quindi lecito chiedersi: “Ma il Jericho e tutto il resto che fine hanno fatto?” Pazientate miei cari, pazientati. Diceva l’adagio: “La pazienza è la virtù dei forti!” Quindi con il più clasico dei flask back ci si ritrova di qualche ora indietro, quel tanto che basta per colmare i vuoti di quanto si era potuto apprendere con clip e trailer.

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Tutto il resto è storia, o meglio conosciuto, risaputo, ma mai così tanto atteso. E non ci sono delusioni, non ci sono punti critici che si vorrebbero eliminare. Quello che è stato messo su è un edificio ben solido che poggia su fondamente d’acciaio, o meglio in lega di titanio e oro, se vogliamo parafrasare qualcuno.

Robert Downewy Jr. è effettivamente, senza ombre di dubbio o appiglio alcuno Tony Stark. Non esistono ruoli né interpreti, ci si trova dinanzi ad un caso più unico che raro. E’ come se alla Marvel, o a Jon Favreau se prefeerite, fosse riuscito il magico trucco di animare realmente il fumetto originale, dargli vita e raccoglierne quindi i frutti. Le sue movenze, i suoi atteggiamenti, dialoghi e battute, sguardi ed emozini, tutto quello che RDJ comunica è una sola cosa: lui è Iron Man e io voglio essere Tony Stark! Ma tutto questo, noi lo sapevamo già…

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Inutile dire che l’evoluzione dell’armatura che ha la sua rapida evoluzione da Mark I a Mark III, passando troppo brevemente per la Mark II (per chi ovviamente vorrebbe sempre di più, sempre di più), è qualcosa di emozionante, trattata comunque sia con i giusti toni, ritmi e sentimenti, perché non ci si stufa e forse tirarla ancora per le lunghe sarebbe stato stoppaccioso.

Passando al resto del cast ennessimo cameo collezionato da Stan Lee che non disdegna mai di presenziare alla trasposizione cinematografica di una sua creatura, nel breve tempo che appare sullo schermo riesce anche ad essere simpatico. Affascinantissima Gwineth Paltrow, più sexy che mai e decisamente a proprio agio nei panni e nei colori di Virginia Pepper Potts, sicuramente da rivalutare come icona sexy. Di tutto rispetto anche il mastodontico Jeff Bridges nell’imponente figura di Obadiah Stane, una figura ciclopica che incute il reverenziale timore che merita e ricorda tanto vagamente un Wilson Fisk alias Kingpin. Nelle giuste corde anche Terrence Howard e il suo sguardo malinconico all’abbandonata quanto affascinantissima Mark II.

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Discorso a parte merita invece Samuel L. Jackson, ma qui si entra nuovamente nel merito degli spoiler, ma ci si è girato così tanto, durante la pellicola, intorno allo S.H.I.E.L.D. che unNick Fury di tal carisma, lo si doveva aspettare per forza. Ben vengano quindi anche i titoli di coda in tuttala loro lunghezza, se a premiare c’è simile dono.

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Volendo aprire una polemica, consiglio a chi ha deciso per la “breve durata” de L’Incredibile Hulk di guardarsi Iron Man (quello vero non la comparsata che ci sarà nel film di Louis Leterrier), perché 126 minuti di pellicola fumettistica scorrono via che è un piacere: briosi, leggeri, d’azione, umoristici e taglienti. Senza tralasciare la giusta tensione narrativa. Tutto quanto, ben confezionato, fa appassionare inesorabilmente al progetto e al personaggio. Anzi ai personaggi, ma voi scegliete pure il vostro preferito, perché Tony Stark, sono io!

Last but not least, non hanno disturbato affatto le varie markette disseminate lungo il percorso e parliamo di Audi, Burger King e Lg, ma sappiamo che meritano la loro citazione nella pellicola.

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