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Oxford Murders, la recensione

Di Gabriele Niola

oxford-locandina.jpgRegia: Álex De la Iglesia
Cast: Elijah Wood, John Hurt, Leonor Waitling, Julie Cox, Anna Massey, Alex Cox, Dominique Pinon, Jim Carter
Durata: 110 minuti
Anno: 2008

“Il cinema è morto tanto tempo fa e noi non facciamo che ripetere e ripetere cercando di farlo nella maniera migliore”, grosso modo così parlò de la Iglesia, sostenendo una tesi di certo non nuova ma raramente espressa dai cineasti stessi. Soprattutto da quelli del periodo postmoderno che ha elevato a forma artistica la rielaborazione programmatica.

E a quanto pare e quanto dichiara de la Iglesia è arrivato per lui il momento del giallo classico. Per il primo film fuori dalla Spagna sceglie una struttura degna di Conan Doyle, quelle nelle quali il colpevole è tra i protagonisti e lo spettatore deve scoprirlo assieme all’investigatore.

Eppure mai risultato nella carriera del regista spagnolo fu così fiacco. Solitamente abile nello scrivere, anche per la preziosa collaborazione di Jorge Guerricaechevarria, incredibilmente è proprio qui che stavolta il film crolla. Ci sono dialoghi imbarazzanti e una costruzione della storia noiosissima, con dei presupposti al limite del ridicolo. Un tonfo totale che potrebbe avere nessuna come mille motivazioni e comunque non sarebbe giustificabile.

Si è sempre vantato di fare un cinema eccessivo de la Iglesia riuscendo con exploit come il primo e fondamentale Azione Mutante! a centrare obiettivi difficilissimi, specialmente per il cinema spagnolo dell’epoca. Poi ha rinnovato se stesso con lo humor nero di La Comunidad e Crimen Ferpecto facendo anche putatine horror come La habitacion del nino, episodio della serie di film per la tv Peliculas para no dormir. Tutta roba assolutamente valevole che rende ancora più inspiegabile la banale stupidità di Oxford Murders.

Nonostante un impianto simile ai suoi altri film (ci sono due intelligenze che si scontrano e un protagonista che cerca di attuare un piano immerso in un mondo dominato da un’umanità grottesca e al limite della deformità sia mentale che fisica) a salvarsi è solo qualche carattere di contorno. Poca roba.

Non solo non c’è l’arguzia del cinema del regista spagnolo, ma non c’è nemmeno la raffinatezza formale. Addirittura c’è un terribile lungo (finto) piano sequenza unico, frutto di molti attacchi rabberciati malissimo in post produzione che il regista ha dichiarato aver realizzato girando anche alcune parti di giorno e altre di notte. Ma perchè??
Mi è sempre sembrato un cinema curatissimo quello di Alex de la Iglesia, perchè fare un film così a tirar via? Sembra che non abbia nemmeno riletto la sceneggiatura…

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