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L’ODISSEA ITALIANA DI IRON MAN

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Diciamolo chiaramente: Iron Man non è certo il personaggio Marvel più celebre in Italia. Anzi, per conquistare quell’accettabile notorietà di cui gode oggi ha dovuto faticare non poco, sgomitando per ottenere un posto al sole nel fitto parco di testate legate ai supereroi. I motivi di questa “fatica editoriale” sono diversi ed hanno origini profonde, fino all’inizio dell’Era Marvel in Italia, la quale, di per sé, è già sufficientemente complessa e travagliata; nonostante le cose oggi vadano decisamente MOLTO meglio, a tal proposito non è sbagliato parlare di una sorta di odissea, dove gli improvvisati “Ulisse” erano i poveri lettori, persi nella deriva delle centinaia di pubblicazioni senza un’ordine ragionato e dei conseguenti “vuoti” cronologici lasciati da queste. Il che, in funzione della famigerata “continuitymarvelliana, significa talvolta perdere letteralmente la bussola. Molti Marvel-Fan italiani, non a torto, oggi usano parlare di “limbo Marvel” per indicare proprio questi vuoti, dei quali Iron Man è stato vittima maltrattatissima.

Vediamo di farcene un’idea. L’Odissea comincia nell’ormai lontano 1970, quando l’editore milanese Andrea Corno e lo sceneggiatore di fumetti Luciano Secchi (meglio noto agli appassionati come Max Bunker, creatore insieme al celebre Magnus di personaggi come Kriminal, Satanik e Alan Ford) si lanciano nella grande impresa di portare i Marvel Comics in Italia; dal loro incontro nasce la celebre Editoriale Corno, che con la testata “ammiraglia” “l’Uomo Ragnocomincia a pubblicare gli eroi di Stan Lee. A questa seguirono nel 1971l’incredibile Devil”, “Fantastici Quattro”, “Il mitico Thor” e, dal 1973, “Capitan America” e gli “Albi dei Super Eroi”, una serie antologica che proponeva le storie di diversi personaggi “minori” quali ad esempio Luke Cage, Conan e Licantropus. Iron Man, forse troppo lontano dai gusti estetici e culturali dei lettori di allora, esordisce su “L’incredibile Devil” n°23 come personaggio d’appendice; vi rimane fino al n° 126 per poi migrare su l’Uomo Ragno, dove viene pubblicato “a spezzoni” dal n° 131 al n° 185, poi dal 207 al 219 e infine dal 238 al 283. Per un breve periodo approda anche al “Settimanale dell’Uomo Ragno” (dal n° 13 al 19). A differenza del trattamento riservato ad eroi del calibro de l’Uomo Ragno e dei Fantastici Quattro, le storie saltate di Testa di Ferro sono numerosissime; si può parlare infatti di una pubblicazione solo parziale. Nel 1984, poi, dopo circa quindici anni di pubblicazioni, la Corno spegne i riflettori sugli eroi Marvel. Il declino era stato causato, principalmente, dal cambio di gusto dei lettori – sempre più rivolti alle grandi riviste “adulte” di fumetto d’autore – ma anche dalla totale mancanza di un supporto redazionale alle storie, che venivano offerte “in pasto” ai lettori senza un adeguato apparato critico.

Tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90 la musica cambia; si assiste infatti ad un nuovo Boom del fumetto supereroistico, che ritorna alla ribalta sugli scaffali delle edicole con una serie numerosissima di nuove testate. I lettori che negli anni ’70 erano fanciulli o adolescenti nel frattempo sono cresciuti, hanno maturato un gusto fumettistico più raffinato (anche grazie alla pubblicazione – su riviste quali Corto Maltese o Nova Express – di grandi capolavori come Watchmen, Give me liberty e V per Vendetta), sono diventati più esigenti e anche più propensi a spendere per un prodotto di qualità… In questo contesto di grande fermento e di rinnovato interesse le pubblicazioni supereoistiche cominciano ad avvalersi della consulenza di “esperti” che ne curano la gestione; ma contemporaneamente si viene a creare una sorta di marasma fuori controllo: ad un certo momento gli editori che pubblicano Marvel in Italia sono cinque, con conseguente grande confusione tra i lettori che devono districarsi tra decine di testate il più delle volte in totale asincronia tra loro. I diritti di Iron Man vengono acquisiti dalla Play Press di Roma, che nel febbraio 1989 gli concede finalmente una testata tutta sua (contemporaneamente però ne pubblica una retrospettiva in appendice alle testate “Namor” e “DP7”)! La serie, durata 46 numeri, è poi confluita in una testata intitolata “Silver Surfer & Iron Man”, nella quale Iron Man divideva la ribalta col celebre surfista d’argento. Nel frattempo il nostro eroe compare anche – come co-protagonista – nella testata “Capitan America & i Vendicatori” edita dalla Star Comics di Perugia, licenziataria – tra l’altro – delle serie dell’Uomo Ragno e degli X-Men. Anche la Comic Art di Roma si getta nel calderone pubblicando agli inizi dei ’90 un bel volume cartonato con la ristampa delle primissime storie del nostro uscite a loro tempo negli states su “Tales of Suspence”. A questo vanno ancora aggiunti i tanti “speciali” e volumi fuori serie…

Il 1994 segna la nascita della Marvel Italia (etichetta poi acquisita da PaniniComics) che corona il sogno di vedere edite nel Bel Paese, sotto lo stesso editore e in maniera coerente, tutte le serie della Casa delle idee. Iron Man ritrova l’attenzione che merita e comincia una nuova vita editoriale: nasce infatti la testata “Iron Man & i Vendicatori”, mentre vengono pubblicati una serie di volumi unici che, attraverso il recupero di storie perdute – colmano numerosi dei “vuoti” di cui prima. Oggi, in seguito agli eventi del mega-crossover Civil War (e alla conseguente importanza assunta dal personaggio) sta per esordire la nuova “Iron Man & i Potenti Vendicatori, mentre continua l’opera di recupero con la pubblicazione del corposo volume “Demon in a bottle”, che finalmente raccoglie in un’unica soluzione la celebre saga degli anni ’70 (Vedi il mio precedente intervento).

Insomma, a pochi mesi dall’arrivo nelle sale italiane del primo Kolossal cinematografico dedicato a Testa di ferro, sembra chiaro che il personaggio sia ben di più che un semplice “eroe di contorno”. Anzi, tutto il contrario!

Alla prossima settimana. Siateci!

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