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LA GUERRA CIVILE DI IRON MAN

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Che le storie (e le caratterizzazioni) dei supereroi rispecchino, nel bene e nel male, quelli che sono i nostri tempi è ormai un fatto assodato e convalidato da numerosi articoli e saggi usciti un po’ ovunque nelle riviste specializzate e no; la recente saga “Civil War”, che ha nettamente modificato lo Status Quo dei supereroi Marvel, riesce in maniera straordinaria non solo a contestualizzare le storie di questi, ma soprattutto a calarle nella realtà stessa, immettendole con una siringa all’interno di una società che somiglia a tal punto alla vera società americana, da non poter prescindere dai giochi (e dai poteri) della politica.

Dopo essere entrati nell’età adulta (con capolavori degli anni ’80 quali WATCHMEN e DARK KNIGHT), nel 2000 gli eroi entrano nell’era della disillusione: in loro alberga ancora il desiderio infantile di non voler crescere, ma prevale la sensazione di qualcosa di irrimediabilmente perduto, di un’ingenuità e di un entusiasmo ormai scaduti ma, soprattutto, di un totale cambiamento dei valori. Tra le loro fila, c’è chi accetta tale cambiamento con senso pragmatico e si impegna ad impersonarlo; ma c’è anche chi si ostina a rifiutarlo e lotta per rovesciarlo.

2006. Cittadina di Stamford, Connecticut. Durante la registrazione di una puntata del loro Reality Show, il giovane e inesperto gruppo di supereroi adolescenti conosciuto come i New Warriors causa un’immane esplosione che provoca la morte di centinaia di cittadini, compresa un’intera scolaresca elementare; il tutto viene trasmesso in diretta. Nel n° 1 della miniserie (uscito a luglio 2006) Iron Man e Capitan America, giunti in soccorso sul luogo della tragedia, osservano attoniti le macerie in uno scenario che potrebbe essere quello del World Trade Center: entrambi sanno che avrà delle conseguenze. Come è ovvio, il fatto colpisce profondamente il Paese degli Stati Uniti, che per la prima volta si pone la domanda: dobbiamo ancora fidarci dei superumani? In risposta arriva una irrazionale ondata di ostilità xenofoba, subito interpretata dal governo che – sottoforma di solo rimedio – vara un provvedimento che obbliga tutti gli individui dotati di superpoteri a rivelare la propria identità segreta e ad operare sotto il suo stretto controllo.

Un Atto di registrazione dei superumani, fortemente voluto e appoggiato da Tony Stark/Iron Man, che nel frattempo ha ottenuto la carica di sottosegretario alla difesa degli USA. Tanto voluto da essere il primo a dare l’esempio, smascherandosi in diretta nazionale e cominciando una campagna mediatica (e, per l’appunto, politica) a favore del suo progetto: una squadra di supereroi per ogni Stato dell’Unione, che operi per il cittadino sotto la direzione del governo centrale! Tony difatti non vuole la fine dei supereroi, bensì intravede nell’Atto un naturale evolversi della loro figura, la possibilità di adeguarsi ai tempi nuovi. Con lui si schiera subito una buona parte di questi (tra i quali Reed Richards dei F4 e Miss Marvel) che – con le buone e con le cattive – tentano di riportare sulla retta via gli amici (o ex-amici?) ribelli: tra gli eroi infatti c’è chi invece interpreta l’Atto come un mero attacco alle libertà individuali e civili che non solo distruggerà la loro privacy, ma metterà in pericolo la loro stessa vita e quella dei loro cari (leggi: vendetta, ritorsione); si scatena così una guerra fratricida che da di fatto disgrega la comunità dei superumani portando la popolarità di Tony ai massimi storici.

Esso dovrà comunque pagare un prezzo altissimo. A sorpresa, infatti, uno dei suoi più cari amici e colleghi, Capitan America, si rivela essere il più fervente oppositore della legge e come tale abbraccia la causa dei ribelli, diventando il Leader della Resistenza! sempre nel n°1, quando gli viene chiesto di guardare all’Atto come alla “volontà del popolo americano”, Cap risponde: “I supereroi devono essere al di sopra di queste cose o sarà Washington a dirci CHI sono i supercriminali”. Dopo una serie di atroci battaglie per le strade di New York (e spettacolari scontri frontali tra i due leader, Cap e Iron Man), Cap si guarda attorno e si rende conto di avere perso: tutto quello per cui aveva sempre combattuto (proteggere e servire i cittadini) era miserabilmente fallito; attorno a lui ci sono gli occhi di una città in stato d’assedio che chiede di poter tornare alla normalità.

Su Civil War n° 7 (marzo 2007), dunque, Cap si arrende e si consegna alle autorità. Ma nel n° 25 di “Captain America” (aprile 2007, un albo storico), assistiamo al contestato epilogo della saga: l’eroe viene brutalmente ucciso a colpi di arma da fuoco proprio mentre, ammanettato e scortato, circondato da una folla di giornalisti e manifestanti, sale le scale del palazzo di giustizia di Manhattan per sottoporsi a processo. Per Iron Man, che si sente in parte responsabile, comincia un calvario…

In conclusione, Oserei dire che la saga di Civil War è stata in generale una buona metafora per descrivere lo stato d’animo degli americani all’indomani della strage dell’11 STTEMBRE: un intero popolo si ritrova a vivere l’angoscia del terrorismo e impara a convivere con la paura e la diffidenza, che tanto pericolosamente possono trasformarsi in chiusura.

Ecco, nell’occasione di un necessario rinnovamento del genere (o del parco testate Marvel), la storia ha avuto il merito di riflettere, attraverso la realtà parallela degli eroi di carta, sulla questione reale della sicurezza nazionale e della limitazione delle libertà civili seguite alla tragedia di Ground Zero; i fatti raccontati nel fumetto riflettono con coraggio su una fondamentale questione “politica”, quella se si possa rinunciare a certe libertà in favore di maggiore sicurezza.

Nel prossimo intervento, esamineremo più da vicino le considerazioni, le riflessioni e soprattutto le azioni del nostro Iron Man all’interno di questa mirabile saga, che lo ha trasformato nel più complesso e controverso eroe Marvel!! Siateci!

n.b: stavo per dimenticarmi gli autori della suggestiva Civil War: Marc Millar ai testi, Steve McNiven ai disegni! Chiedo venia…

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