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Tristemente vero, ma con troppi scivoloni: la recensione di Tutta la vita davanti

Di Francesco

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Regia: Paolo Virzì
Cast: Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti
Anno: 2008
Durata: 117 minuti

Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, prende libero spunto dal romanzo Il mondo deve sapere della blogger sarda Michela Murgia e cerca di raccontarci, con lo spirito della commedia, l’assurda situazione lavorativa odierna

Così sul grande schermo approda la dimensione del mondo del precariato e dei suoi assurdi, quanto banali e stilizzabili schemi, che Virzì ha il merito, questo gli va riconosciuto, di riuscire a rendere quasi simpatici, perché il grottesco, quando è veicolato in un contesto corale, perde i connotati grevi che lo rendono pesante e si arricchisce di una spensieratezza che in natura non gli è congeniale.

Ma questo film non riesce lo stesso a decollare: ben strutturato, studiato sulla carta, accompagnato dall’ottima analisi dei personaggi, che vengono caratterizzati da molte sfaccettature preziose e necessarie. Lo stesso Tutta la vita davanti sembra restare un racconto brioso privo però della scintilla.

Marta (Isabella Ragonese) è una giovane neolaureata siciliana che trova il suo primo lavoro a Roma, lasciando la madre malata di tumore alle amorevoli cure di un’altra ragazza. Il suo “battesimo” in questa nuova realtà, dopo l’abbraccio e il bacio accademico alla discussione della tesi, arriva in modo piuttosto rocambolesco e fuori dai generi: provando la strada della baby-sitter, diventerà una delle tante pedine di un call center qualsiasi.

Canzoncine benauguranti a ritmo di musica con tanto di passi da memorizzare e coreografia da eseguire con tutte le colleghe, a mò di risveglio muscolare quotidiano accompagnato dal biscottino della buona fortuna; sms da parte di Daniela (Sabrina Ferilli) , ferreo e rigido mastino preposto a sorvegliare che gli automi seguano gli schemi preimpostati; penitenze per chi non raggiunge gli obiettivi preposti e ricchi premi e cotillons per chi invece scala le classifiche settimanli e mensili.

Tutto questo è il non fantastico mondo dorato in cui ci si deve rispecchiare, che con le varie correzioni di tiro del caso, il precariato giovanile è tutto questo, ma anche di più.

Abbondano però i facili cliché e gli abbrutiti sono quelli della generazione “Grande Fratello”, mentre gli eletti studiano il mito della caverna e discernono di Platone, riempendosi la bocca di paroloni che suonano stucchevoli ai più e sono destinati ad una piccola cerchia, che ha il sapore di casta e si può anche definire madre e figlia della realtà lavorativa prodotta: ad ognuno i suoi schemi ben definiti. Con tanto di regole annesse!


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