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Sonetàula, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

sonetaula.jpgDotato di pregi e difetti tipici del cinema nostrano Sonetàula si distingue però dalla media della nostra produzione per come riesce ad unire racconto letterario e racconto cinematografico, e la notizia che questo film di 160 minuti sarà allungato per arrivare a 4 ore e diventare un prodotto in due puntate per la televisione non può che far piacere.

Partendo da una storia di incastri e contrasti tra forte retaggio passato e incalzante arrivo della modernità in una zona di provincia alla metà del novecento (argomento trattato miliardi di volte dal nostro cinema), Mereu realizza un racconto veramente intenso con un rispetto infinito per gli spettatori.

Il suo modo di mettere in scena le vicende dei protagonisti è di ovvia origine neorealista (tutti attori non famosi, anche se non sempre presi dalla strada, e dialoghi in sardo stretto tanto da necessitare i sottotitoli continui come La Terra Trema) ma si distingue immediatamente per modernità nel modo in cui illumina, monta e muove la macchina da presa (a mano). Eppure è poi il modo di raccontare che più di tutto chiarisce come di neorealismo non ci sia assolutamente nulla.

Sonetàula non è un racconto che mette in rapporto personaggi e paesaggi ma molto più classicamente mette i personaggi in rapporto tra di loro per opposizioni dialettiche (sulle quali ovviamente regna quella tradizione/modernità).

Ed è nelle continue e necessarie ellissi di un racconto che si snoda per dodici anni che si misurano le continue scelte di Mereu il quale non racconta moltissimi momenti importanti per la trama per soffermarsi invece su altri alle volte apparentemente meno fondamentali. Ciò che manca è poi spiegato senza fretta e per immagini con una bravura ed un’efficacia che non si trova spesso.

Ancora Mereu ha il coraggio di scegliere di stare incondizionatamente con il protagonista e di non nasconderlo in nessun momento, adottando un punto di vista che più parziale non si può e soffermandosi spesso unicamente sul suo volto senza curarsi dei controcampi, delle risposte dei suoi interlocutori o di quel che succede.
Il tutto unito ad una necessaria e molto abile crudezza nel mostrare la vita pastorale dà vita ad un film decisamente oltre ogni aspettativa.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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