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Flop televisivo per Quarterlife, la web serie di successo

Di Gabriele Niola

quarterlife-gruppo.jpgE’ possibile che contenuti per la tv poi finiscano in rete e lì trovino vero successo? Si direbbe di no, poichè ogni medium ha i propri contenuti, eppure l’esperienza di Quarterlife sta dimostrando proprio questo: che almeno in questo momento il pubblico della rete è più definito e più incline a certi contenuti di quello televisivo.

Quarterlife è una serie originariamente di proprietà della rete televisiva americana ABC (la stessa di Lost) e scritta principalmente da Marshall Herskovitz, autore diventato famoso con l’exploit di grande successo di altre due serie, prima ThirtySomething alla fine degli anni ’80 e poi My-So-Called-Life a metà anni ’90.

Doveva essere un buon prodotto per una fascia giovanile, incentrato com’è sui problemi della vita di un gruppo di ragazzi di 25 anni. Una serie di qualità che non ammicca mettendo in scena ragazze discinte nè cerca sempre la battuta ma indaga persone e sentimenti. La ABC una volta girati gli episodi non gli trovò un’adeguata sistemazione e Herskovitz decise allora di tagliarla e montarla diversamente e mandarla in rete su quarterlife.com. Il successo è stato ottimo.

Nella storia aveva una sua importanza il fatto che Dylan, la più protagonista dei molti personaggi, utilizzasse un social network chiamato come la serie per le proprie confessioni, un elemento che nell’economia della trama è usato come momento introspettivo e chiarificatore, ma anche espediente per sottolineare emotivamente molti passaggi. Intorno a questo è stato costruito effettivamente un social network su quarterlife.com, dove al pari della distribuzione degli episodi è possibile interagire tra utenti.

Herskovitz ha in sostanza capito che si può utilizzare internet non solo per mostrare il proprio lavoro, ma anche per creare una comunità data dalla comunanza di visione della vita (quella un po’ problematica e disillusa, ma in maniera affascinante, messa in scena nella serie). Aveva capito in sostanza che si poteva partire dagli episodi per fare qualcosa di più poichè in rete a dominare sono le nicchie e che queste sono sempre disposte a fare comunità e cercare di percepirsi come numerose.

La NBC ha notato il successo che la serie ha raccolto in rete (circa 100.000 visualizzazioni per episodio e un totale di 6 milioni di spettatori) e l’ha acquistata e mandata in onda nel suo formato originale. Gli ascolti però sono stati terribilmente bassi. Tanto da spingere la rete a dirottare la serie su Bravo un canale satellite via cavo, dove verranno programmati i restanti episodi.

I motivi dell’insuccesso sembrano molti, a cominciare da un’infelice collocazione nel palinsesto, ma soprattutto è utile sottolineare il fatto che il target in questione (quello che orbita intorno ai 25 anni) si sia ormai da tempo disaffezionato alla televisione e abituato a preferirgli la rete. Sembra dunque logico che nonostante il formato in cui è girato e il linguaggio utilizzato non siano i più adatti ad internet la serie possa incontrare più favori online che sulla televisione tradizionale, anche perchè la gran parte del pubblico potenzialmente interessato già aveva visto la serie.

Così Quarterlife con la sua prima vita online, la sua seconda in tv e la sua terza sul cavo si pone come esperimento sui generis del possibile successo di un medesimo prodotto attraverso diversi canali, e di come soprattutto il pubblico non scelga solo i contenuti ma soprattutto i mezzi attraverso i quali questi sono veicolati.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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