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IL BAMBOCCIONE CATTIVO

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Agli inizi degli anni ’70 la Marvel attraversava un periodo di grande impennata delle vendite. Le testate dedicate ai supereroi si erano moltiplicate, grazie anche alla famosa ricetta “supereroi con superproblemi” inaugurata da Stan Lee, che nel frattempo era passato alla direzione della Casa delle Idee lasciando ad altri autori come gli ottimi Marv Wolfman e Chris Claremont il compito di portare avanti le serie. Questi autori dimostrarono di avere bene assorbito la “ricetta” di Lee e iniziarono a incentrare le loro trame sempre di più sui problemi reali della società americana: è il periodo nel quale Harry Osborn, il migliore amico di Peter Parker (alias l’Uomo Ragno) comincia a fare uso di LSD, nel quale gli X-Men sono alle prese con il forte sentimento razzista nei confronti dei  mutanti e nel quale Capitan America smette i panni del vendicatore a stelle e strisce, ferito nei suoi sentimenti patriottici dopo aver scoperto la cospirazione di alcuni apparati governativi. E Hulk?

Bhè, la testata del gigante di giada sembra navigare in buone acque, anche se soffre la mancanza di un autore stabile che, alla pari di quanto stavano facendo altri sceneggiatori con l’Uomo Ragno e Capitan America, ne attualizzi  le storie; il personaggio continua a mantenere un aspetto bidimensionale e il suo Status Quo è ancora strettamente collegato a quello del mostro incompreso, psicologicamente fragile e perennemente in fuga, da usare come un giocattolo ai fini dello sviluppo di qualsivoglia trama.

Un esempio? Nel n° 140 di “The incredibile Hulk”, ideato dallo scrittore di fantascienza   Harlan Eleison (e sceneggiato da Roy Thomas), Hulk si ritrova nientemeno che ad essere rimpicciolito e ad entrare in un mondo subatomico chiamato K’ai,  dove prospera una pacifica civiltà pseudo-medievale; lì mantiene l’intelligenza di Banner e si innamora della bellissima principessa Jarella, che accetta di sposarlo. La felicità sembra finalmente arridere al nostro, ma il fato avverso è in agguato e il malvagio Psyklop, che evidentemente non l’ha preso molto a cuore, lo scaraventa di nuovo sulla Terra. Regredito al suo stadio stupido  e selvaggio, Pelleverde piange la perdita del suo amore ma quello che non sa è che il mondo di K’ai si trova in un universo molecolare situato nella stoffa dei suoi logori pantaloni viola!!!  Questa bizzarra storia si intitola “The brute Brute That Shouted Love at the Heart of the Atom” (il bruto che gridò amore al cuore dell’atomo) e, nonostante il fantasioso apporto di Ellison, è sintomatica del bisogno di rinnovo dell’eroe…

Poco dopo Thomas volle inserire Hulk nei mitici Difensori (in originale The Defenders), apparsi per la prima volta nel dicembre 1971 sul n° 1 della testata antologica “Marvel Feature”: in quell’occasione l’improbabile gruppo, formato dal mistico Dottor Strange, il malinconico ma potente Silver Surfer, il borioso Namor e – per l’appunto – il solito manesco Hulk, si riuniva per affrontare la minaccia aliena di Yandroth. L’idea di mettere insieme eroi così diversi piacque immediatamente ai lettori e pochi mesi dopo, nell’agosto del 1972, nasceva la testata “The Defenders”, curata da Steve Englehart ai testi e da Sal Buscema ai disegni; al gruppo originale si unirono altri eroi in maniera tale che la formazione potesse cambiare sempre, favorendo il lancio e lo sfruttamento di diversi personaggi “minori” quali ad esempio Hellcat, la Valchiria, Nottolone e Gargoyle. Come “fisso” rimase Hulk. Ma La serie cambiava scrittore quasi ogni dieci numeri, e – manco a dirlo – a risentirne era proprio il personaggio di Hulk. Nelle storie dei Difensori la sua povertà lessicale raggiunge vette abominevoli, così ad esempio David A. Kraft – nel n°61 del 1978 – gli fa uscire di bocca frasi come: << A Hulk piace qui (…) Non come le città dove la debole gente indica Hulk…Teme Hulk! >>; e, gente, sono passati ben quindici anni  dalla nascita del personaggio. 

Ad ogni modo, negli anni ’70 Hulk conosce un successo senza precedenti. Non tanto per i suoi fumetti, quanto per la sua incarnazione televisiva: nel 1977, infatti, la CBS comincia la programmazione del celebre telefilm “The incredibile Hulk”, che tanta fortuna ha avuto anche qui in Italia, nel quale il gigante verde – interpretato dal pluripremiato culturista Lou Ferrigno – rimane addirittura muto e il massimo che fa è emettere ringhi spaventosi. La serie comunque è seguitissima e prosegue per ben cinque stagioni, fino al 1982.

Dopo vent’anni di storie con protagonista il gutturale Hulk, la stanchezza comincia a farsi sentire e le vendite rallentano; Un cambiamento appare d’obbligo anche ai vertici della Marvel. E Il cambiamento non si farà attendere ancora per molto. Nel 1987 arriva Peter David ai testi di Hulk. E il gigante di giada non sarà più lo stesso!

Alla prossima settimana. Siateci!

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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