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REC, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

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Regia: Jaume Balagueró, Paco Plaza
Cast: Manuela Velasco, Ferrán Terraza, Jorge Yamam, Pablo Rosso, Carlos Lasarte, David Vert
Durata: 85 minuti
Anno: 2007

Un film dell’orrore per essere bello non deve fare solo paura o farne molta, ma cercare comunque di fare cinema al pari degli altri generi e REC di cinema non ne fa moltissimo. Di paura invece tanta. E in questo ammetto che Balaguerò e Plaza sono stati bravi. Ci sono delle trovate, dei momenti di suspense e delle idee di terrore che funzionano davvero.

In REC molta dell’attenzione è sulla trovata formale cioè che il film finga di essere un vero reportage accidentale di una troupè televisiva casualmente coinvolta in un evento terrificante. Ma invece che negare la visione dell’orrore (come spesso accade con più o meno cognizione di causa) loro rendono esplicite le mostruosità della trama, non temendo il doppio taglio dell’immagine ma sapendo di poter creare cose spaventose anche solo a vedersi.
Certo molte trovate sono scontate e prevedibili (in fondo l’horror è anche questo) ma è comunque apprezzabile come la trama viene dispiegata e come è mostrata la lenta eliminazione dei personaggi.

Tutt’altro discorso va fatto invece per come il film è girato, cioè in quella pseudo soggettiva vista anche in film come Cloverfield o The Blair Witch Project (dico “pseudo” perchè non si guarda con gli occhi del protagonista ma con gli occhi della videocamera tenuta da un protagonista).
In questo caso siamo lontanissimi da Cloverfield e vicini a The Blair Witch Project, perchè l’arma del finto realismo è solo un gancio per attirare pubblico e non una vera forma di linguaggio.
Nel film prodotto da J.J. Abrams infatti la pseudo soggettiva serve a tenere tutti gli eventi principali fuori dal campo visivo, inquadrando di volta in volta altre cose che stringono un certo rapporto con l’evento tenuto nascosto (la faccia di qualcuno che guarda ciò che sta accadendo per esempio). Si tratta di altre immagini che a modo loro spiegano quelle che non ci vengono mostrate.
In REC come in The Blair Witch Project invece viene inquadrato ciò che si vedrebbe anche se il film fosse girato normalmente, solo da un altro punto di vista. E se già ci sono molte possibili polemiche intorno al fatto se la soggettiva pura sia un mezzo di immedesimazione o il suo contrario, figuriamoci queste pseudo soggettive mediate…

Infine devo dire che non mi piace mai quando un film ha un titolo metafilmico, cioè quando non fa riferimento alla storia ma alla realizzazione stessa del film come appunto è REC o come Pianosequenza di Louis Nero (lo so esiste anche 8 e mezzo, ma lì tutto è metafilmico e paradossalmente quindi il titolo fa riferimento alla trama del film, e comunque le eccezioni ci sono in ogni campo), la trovo sempre una cosa abbastanza indicativa.


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