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Iron Man: l’uomo dentro l’armatura

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Prima di ogni altra cosa, alla base del successo dei personaggi della Marvel Comics c’è senz’altro il fatto che, nonostante le loro capacità straordinarie, i supereroi rimangono uomini e donne come chiunque altro; uomini che, a dispetto del coraggio e delle virtù che ostentano, soffrono delle stesse paure e sfoggiano gli stessi difetti dei loro coetanei e dei loro contemporanei. La loro condizione di super-esseri nella maggior parte dei casi è vissuta più come una maledizione che come un dono, come una indesiderata diversità che, in quanto tale, genera sospetto e diffidenza in chi gli sta intorno. Essi quindi Indossano un costume non solo per difendere la propria identità segreta, ma anche e soprattutto per mascherare i propri umani difetti, e per riscattare in qualche modo – attraverso le gesta del proprio Alter Ego – gli errori e le puerilità commesse da borghesi.

E’ questa forse la più grande intuizione di Stan Lee, che permise agli eroi Marvel di differenziarsi dai cliquè e dagli stereotipi del genere riuscendo a fornire nuovi spunti di riflessione sugli eroi in costume: quella di un supereroe con superproblemi! A differenza degli eroi senza macchia e senza paura (capitanati da Superman), Spider-Man, gli X-Men e Daredevil sin dalle origini furono costretti a convivere con dolori e tragedie terribili, e posti nella condizione di cercare di contenere la schizofrenia derivante dalla loro doppia identità, dal “conflitto di interessi” tra la loro parte umana e quella super-umana.

Il personaggio di Iron Man si inserisce in questo filone narrativo con straordinaria efficacia, non solo per le contraddizioni che scaturiscono dalle sue attività, ma soprattutto perché, a differenza dei suoi precedenti, non è un uomo dotato di superpoteri, bensì “solo” un uomo che indossa un’ipertecnologica armatura che gli conferisce forza e abilità speciali; un’armatura creata da lui stesso per salvarsi da morte certa e poi adottata quasi come una seconda pelle.

Sotto questa patina di ferro c’è Tony Stark, un noto miliardario playboy al quale madre natura ha fornito anche un ottimo cervello (si laurea in Fisica e Ingegneria al prestigioso MIT), erede di una delle più grandi multinazionali del pianeta, la Stark International, e in quanto tale il più grande fornitore di armi dell’Esercito Americano. La genesi di Iron Man avviene all’alba degli anni ’60 (debutta infatti nel marzo 1963 nel n°39 della rivista antologica “Tales of Suspence”) in maniera molto sbrigativa e, per certi versi, ingenua: lo spauracchio comunista affolla persino gli albi a fumetti, analogamente a quanto succedeva negli anni ’40 con quello nazista; gli USA sono impegnati militarmente su più fronti e nella finzione fumettistica è lo stesso, nel sud-est asiatico infuria il conflitto e per la Stark International, ovviamente, questo significa milioni di dollari. Stark quindi decide di recarsi in Corea (v. nota1) assieme ad un contingente dell’Esercito per testare in diretta sul campo (!) l’efficacia delle armi che progetta e produce.

Durante uno scontro a fuoco però rimane seriamente ferito (alcune schegge penetrano nel suo petto in vicinanza del cuore) e fatto prigioniero dal nemico. Tony è quasi certamente destinato a morire, ma Il capo dei guerriglieri comunisti, che lo conosce di fama, gli propone il classico “patto col diavolo”: cure adeguate in cambio della sua, diciamo così, consulenza; gli viene imposta infatti la costruzione di una super-arma da utilizzare contro gli invasori americani. Il nostro finge di accettare il ricatto, ma nel frattempo si fabbrica una goffa e pesante armatura che gli permette, una volta indossata, di farlo evadere dalla prigionia; parte integrante dell’armatura è una piastra toracica elettrica, che mantiene in vita il suo cuore ferito. Rientrato in America Stark ingrandisce l’impero del padre e decide di continuare a vestire i panni dell’uomo di ferro; da allora non finirà mai di apportare modifiche e migliorie all’armatura, che diventerà man mano sempre più complessa, letale e – non meno importante – gradevole nel Design! Presenta al mondo l’eroe Iron Man come la propria guardia del corpo, facendo in modo che nessuno venga a conoscenza di chi si cela sotto l’armatura; la gente d’altronde non può minimamente pensare a lui, unanimemente visto come un ricco donnaiolo viziato, e – soprattutto – come un insensibile imperialista fabbricante d’armi.

La tragicità del personaggio inizialmente consiste nel fatto che nonostante il suo impero finanziario, nonostante sia bello, potente e intelligente, Tony è condannato a vivere solo grazie ad una piastra elettrica che permette al suo cuore di continuare a battere. In seguito (su “Iron Man” Vol. 3 n°31) questo sarà completamente sostituito da un cuore artificiale, ma i tormenti del personaggio si sposteranno sempre più dal piano fisico a quello morale-psicologico: la contraddizione tra la sua attività di fabbricante d’armi e la sua attività di supereroe diventeranno sempre più il demone personale di Iron Man, che nel tentativo di scendere a patti con la propria coscienza cadrà vittima di una crisi nervosa fino a trasformarsi nel primo Supereroe alcolizzato della storia! Il ciclo di storie legato alla dipendenza dall’alcool di Tony Stark rimane a mio avviso uno dei più memorabili della gestione del personaggio e merita un discorso più approfondito, quale certamente affronterò nei miei prossimi interventi.

Brillante scienziato, imprenditore di successo, capace di esercitare una ferrea leadership, Tony è attualmente una delle figure più influenti e controverse dell’Universo Marvel (recentemente, infatti, in seguito agli eventi della saga Civil War, è a capo dell’organizzazione governativa SHIELD). La sua è una vita che molti invidierebbero, ma, fondamentalmente, è un uomo infelice. Perché per combattere il male occorre sì coraggio e forza, ma la vera impresa è piacersi; perché anche chi può avere tutto fa fatica a ritenersi soddisfatto; e perché le responsabilità, più sono grandi, più ci rendono timorosi e, talvolta, impulsivi.

Nell’attesa che il film di prossima uscita consegni in pasto agli appassionati di tutto il mondo lo splendore metallico dell’armatura di Iron Man, avremo modo di analizzarne l’evoluzione attraverso la sua storia fumettistica, la cronaca dei momenti più memorabili della serie e il profilo degli autori che maggiormente hanno dato contribuito al successo del personaggio.

Una volta alla settimana. Siateci!

(Nota1): Va detto che le origini di Iron Man sono state rivisitate svariate volte, nel tentativo di mantenere una plausibile coerenza temporale con l’età del personaggio e l’evolversi del mondo contemporaneo. Sino ad arrivare alla rivisitazione operata da Warren Ellis in “Iron Man” n°5 (Vol. 4). In questo albo infatti l’ambientazione che fa da sfondo alle origini dell’eroe è il’Afghanistan e quelli che in origine erano guerriglieri comunisti diventano non meglio precisati terroristi islamici, probabilmente Talebani. Molti degli sceneggiatori della serie, comunque, hanno evitato qualunque riferimento esplicito, indicando come luogo di nascita dell’eroe un non meglio precisato Paese del sud-est asiatico.

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