Bruce Sterling parlando del futuro del cinema al Future Film Festival aveva affermato che ormai le differenze tra le tecnologie inserite nei film di Hollywood e quelle inserite nei film del resto del mondo si stanno accorciando, perchè la mobilità del lavoro e il continuo outsourcing di Hollywood sta di fatto formando anche professionisti di altre nazionalità (senza contare che poi industrie del cinema parallele come quelle di Bollywood o della Cina e Corea del Sud hanno un’evoluzione tutta loro).
Tra gli europei Inghilterra, Spagna e Francia (dell’Italia non parliamo…) in particolare ben si adattano a questo discorso e Asterix Alle Olimpiadi lo dimostra in pieno facendo un ampio, superfluo e barocco utilizzo della computer grafica per avvicinare film e fumetto d’origine. Ad occuparsene è la BUF, studio noto per aver fatto anche Arthur e il popolo dei Minimei, opera cinematograficamente trascurabile ma tecnologicamente molto interessante, e per aver curato gli effetti speciali di produzioni americane come Panic Room.
Se dunque ormai le tecnologie e gli effetti digitali sono sempre di più alla portata di tutti e non costituiscono più un vantaggio competitivo come in passato ma sono più un dato scontato, sarebbe ora di cominciare a passare dagli effetti speciali come meraviglia tecnologica usata per stupire gli spettatori agli effetti speciali come strumento espressivo. Un esempio? Per rimanere in Francia si può citare il lavoro che fa sull’elaborazione digitale delle immagini Jean Pierre Jeunet in film come Delicatessen o ancora meglio Il Favoloso Mondo Di Amelie, dove gli effetti speciali non devono stupire o mostrare l’immostrabile ma costituire un elemento della messa in scena al pari di altre tecniche.
In sostanza direi che si può passare dall’essere stupiti dalla capacità del cinema di mostrare ciò che non esiste ad essere stupiti da come lo mostra. L’immagine in alto, tratta dall’ultimo Asterix, aderisce alla prima tipologia mentre quella qua sotto (più rara ma sempre dallo stesso film) alla seconda. E anche i risultati sono molto diversi.
Le sconfinate truppe dell’impero romano vogliono essere il più verosimile possibile, cercano di convincere lo spettatore di essere reali tanto quanto l’attore in primo piano e nel loro sforzo risultano più fasulle che mai, poichè si arriva a notare più le differenze che le somiglianze con il reale.
Quella in basso al contrario (tratta dalla prima apparizione della coppia protagonista nel film) è programmaticamente fasulla, ricostruisce un’immagine con riferimenti pittorici e non reali, colori esagerati e illuminazioni da fumetto, in questo modo è più evocativa e comunicativa, riesce in sostanza ad immergere ancora di più lo spettatore nell’atmosfera del film invece che tirarlo fuori.
Quanto ci vorrà per arrivare ad usare sempre in questo modo il digitale?