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Un American Gangster come pochi

Di Smeerch

American Gangster poster

American Gangster

di Ridley Scott (Usa, 2007)
con Denzel Washington, Russell Crowe,Cuba Gooding Jr., Josh Brolin, RZA, Carla Gugino, Common (Lonnie Rashid Lynn, Jr.), John Ortiz, T.I., Armand Assante, Katleen Garrett, Lymari Nadal, Ted Levine, Jul Vazquez, Jon Polito, Leesa Rowland, Jack Fitz, Malcom Goodwin, KaDee Strickland, Robert Funaro, Adrian Washington, Norman Reedus, Ruby Dee, John Hawkes, Roger Guenveur Smith

Gangsta movie belli così non li vedevo da almeno 10 anni. Se dovessi procedere per similitudini potrei dirvi che questa pellicola è un po’ come The Blow ma decisamente meno hippie e molto più patriottico, nonostante il periodo storico in cui è ambientato sembra essere lo stesso. Potremmo dire che si tratta di uno Scarface degli anni ‘2000, come idea di fondo: la nascita di un… piccolo impero basato sulla malavita.
La storia infatti è quella di Frank Lucas, il braccio destro di un potente malavitoso di New York, e di come questi riesca, dopo la morte del suo boss, a diventare egli stesso il n. 1 del quartiere in cui vive, mettendosi a gestire in prima persona il traffico dell’eroina nella Grande Mela. Come ci riesce è presto detto: innanzitutto, alzando la testa ed iniziando a farsi rispettare.

Quando tutti credono che Frank rimmarrà sempre e solo un faccendiere, un tuttofare, questi si fa coraggio, rimanda al mittente le angherie subite e spara in testa ad uno dei signorotti di quartiere davanti a tutti, a viso scoperto, tra le bancarelle del mercato. L’altra mossa che lo porta nell’olimpo dei gangster è il sistema di compravendita della droga. Frank, attraverso un suo fidato cugino che si trova con l’esercito americano nel sud est asiatico, riesce ad acquistare l’eroina direttamente alla fonte, dai raccoglitori d’oppio.

La fa preparare pura al 100%, senza alcun additivo aggiunto, e se la fa recapitare a New York attraverso mezzi dello stesso esercito, che fanno la spola tra il Vietnam e gli Stati Uniti. Come se non bastasse, ci aggiunge una furbissima azione di marketing, apponendo il marchio ‘Blue Magic’ sulle bustine che fa spacciare per strada. Intorno a sè crea anche un’efficace rete di distribuzione che affida ai suoi fratelli, i soli di cui si fida. Arriva cioè a gestire gli affari proprio come se si trattasse della Mafia italiana.
Sulla sua strada però troverà un poliziotto testardo e super onesto, uno che nella stessa polizia tutti odiano perché una volta si è mostrato così onesto da restituire 1 milione di dollari trovato nel bagagliaio di un’auto.
Ecco, proprio questo è uno dei tratti che non rende banale la pellicola. Il personaggio del detective Ritchie Roberts (Russel Crowe) non è un buono sotto tutti i punti di vista. Non è un puro. Lo vediamo onesto, ma titubante, duro ma umano ed imperfetto. Difatti, se sul lavoro è integerrimo, nella vita privata è un disatro; uno sciupafemmine che ha mandato a monte il suo matrimonio a causa di mille scappatelle e perché non riesce a concentrarsi su altro che non sia il lavoro (o le donne). Per di più, la stessa condotta lo mette in cattiva luce come padre. Lo vediamo infatti dimenticarsi spesso di trascorrere i weekend con suo figlio.
Per quanto riguarda Denzel Washington, invece, mi permetto di dire che ogni tanto è bello vederlo nei panni di un non-buono. Frank Lucas è il protagonista ma è anche un personaggio negativo, un boss della malavita. Tuttavia è anche uno che porta su di sè dei valori come l’attaccamento alla famiglia, la fedeltà nei confronti della sua donna, la serietà, la coerenza, ecc.
A farla breve, la potenza del ritratto che Scott fa di questi due personaggi è che non rappresentano in toto il bene contro il male. Ognuno di essi è marcio e positivo allo stesso tempo. Sono uomini, non eroi. Esseri imperfetti che si sforzano per fare del loro meglio. Due che aspirano a risultare i migliori nel loro campo, ma che sanno, loro malgrado, di non esserlo. Entrambi destinati a finire inghiottiti da un sistema più grande di loro.
Spendo altre due parole su alcuni attori degni di nota.
Mi spiace che Common abbia avuto solo un ruolo minore, perché secondo me è una grande faccia. Qui lo vediamo nei panni di uno dei tanti fratelli del protagonista, uno che lascia il North Carolina per andare a dare aiuto a suo fratello nella costruzione della rete per lo spaccio di stupefacenti, assumendo l’identità di un semplice gommista.
Cuba Gooding Jr. fa la parte di uno dei tanti boss di Harlem, uno che va in giro vestito da tamarro, da pezzente arricchito. Tutto lustrini, paillettes, occhialoni da sole. A tratti sembra un emulo di Sly Stone o di Bootsy Collins ai tempi d’oro dello stile Afro.
A Jon Polito ancora una volta è stata assegnata la parte di un laido faccendiere della delinquenza di origine italiana. Buffissimo.
Anche Armand Assante non è affatto male come superboss della cupola italiana a New York. Anzi. Calato in abiti di fine sartoria e nel lusso della sua villa, costruita con mattoni venuti ad uno ad uno dalla campagna inglese, risulta molto credibile.

Scelta azzeccata.
RZA (dei Wu-Tang Clan) avrebbe dovuto coprirsi il tatuaggio con il logo del suo gruppo dal bicipite sinistro. Ad ogni modo questo è un piccolo ‘blooper’ poiché le scene in cui lo si vede sono davvero poche.
Buona anche la scelta di Josh Brolin per il super poliziotto corrotto. Un baffone tamarro e i capelli unti rendono perfettamente l’idea di quanto possa essere viscido il suo personaggio.
Lymari Nadal non sfigura nella parte di Miss Porto Rico. Bella ma non troppo. Figa ma non troppo. Ci sta come rappresentatività dell’universo-mondo della bellezza latina.
Qualche dubbio su Carla Gugino. Come mogliettina affettuosa potrebbe anche essere valida ma forse per il ruolo di ex moglie caparbia sarebbe stato più indicato scegliere una dall’aspetto meno dolce/delicato.
Un plauso anche a John Ortiz per la recitazione del poliziotto tossico di origine sudamericana.
Il rapper T.I. si è calato nelle vesti del ragazzino fenomeno del football con aspirazioni da gangster di quartiere. Il suo è un personaggio molto significativo: simboleggia come le nuove generazioni prendano la strada sbagliata ispirandosi a quei modelli negativi che ai loro occhi invece paiono altamente affascinanti.
KaDee Strickland fa la donna in carriera: il bell’avvocato che si fa fottere dal suo stesso cliente. Davvero molto sexy. Peccato che il suo ruolo duri solo pochi minuti.
Un altro motivo valido per vedere questa pellicola è la colonna sonora. Gradevolissimo sottofondo, arricchito da qualche perla di funk o rhythm’n’blues dei bei tempi.
American Gangster è tratto dall’articolo The Return of Superfly di Mark Jacobson, pubblicato sul New York Magazine nell’Agosto del 2000.
Il film, che io ho avuto l’occasione di vedere in anteprima venerdì scorso, dura 157 minuti. Nelle sale italiane uscirà il 18 Gennaio 2008, distribuito da Universal Pictures.
Qui trovate un lungo trailer da 10 minuti in italiano. Fate però attenzione agli spoiler.

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