Die Hard: vivere, morire, strafare

Die Hard: vivere, morire, strafare

Di Smeerch

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Die Hard – Vivere o morire
(Live Free or Die Hard)

di Len Wiseman (Usa, 2007)
con Bruce Willis, Mary Elizabeth Winstead, Kevin Smith, Tomothy Olyphant, Justin Long, Edoardo Costa, Maggie Q, Cliff Curtis, Jonathan Sadowski, Andrew Friedman, Yorgo Constantine, Chris Palermo, Cyril Raffaelli, Sung Kang

Cosa resta dopo la visione di Die Hard 4? Me lo chiedo e non so rispondermi. Forse un paio di espressioni beffarde di Bruce Willis, personaggio attorno a cui ruota tutto il film. Indendiamoci non sono qui a dirvi che il film non valga il prezzo del biglietto. Semplicemente non è il mio genere ma se siete tra quelli che sono andati in visibilio per i primi tre episodi della saga sono sicuro che anche questo riuscirà ad entusiasmarvi. Die Hard – Vivere o morire è decisamente uno di quei film che puoi…


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… definire adrenalinico: la sua dose di esplosioni, inseguimenti, scazzottate e sparatorie ce l’ha. Ed è una dose bella massiccia. La dose di scene d’azione è cresiuta di pari passo con il numero accanto al titolo del film. C’è addirittura una scena in cui il detective McClane riesce ad abbattere un elicottero con una macchina della polizia. Un’altra in cui si tuffa su di un aereo militare, riuscendo a espellere il pilota e a distruggere il velivolo a mani nude. E così via…
Ovviamente se cercate tracce di credibilità sarà difficile trovarne in questo film. Computer che esplodono innescati da virus informatici, uomini che si rialzano arzilli dopo cadute da decine di metri di altezza, innocui graffietti come uniche ferite dopo essere rimasti coinvolti in esplosioni di centrali-snodo per la distribuzione di gas naturale, ecc. Tutto ciò non concorre di certo ad alzare il livello di verosimiglianza della storia narrata.
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Rimango stupito dal fatto che Die Hard – Vivere o morire sia stato tratto da un articolo. Notate bene: non un romanzo. Non parliamo di fiction. Un articolo di giornale. Qui stiamo parlando di news, notizie. Non finzione. Fatti veri. Che credibilità può avere un giornale che pubblicare storie di questo genere, palesemente inverosimili?
Passiamo agli attori. Willis è Willis… e che gli vuoi dire?!? L’aspetto interessante di questa pellicola è che, con le sue frasi e le sue espressioni, Bruce Willis stempera il livello di machismo del film. Come a dire: questo è sì un film d’azione ma non ci crediamo nemmeno noi. E’ un action-movie che prende un po’ per i fondelli lo stesso genere action. Il personaggio di McClane è così caricato che è praticamente impossibile vedere nella sua figura un idealtipo di poliziotto.
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Justin Long è il cretinetti dello spot Apple pc vs. Microsoft pc. Una faccia poco convincente su di un personaggio ancor meno convincente. Uno che dovrebbe essere hacker ma che non lo sembra affatto. Uno che chiede merendine e junk food quando ha fame. Uno che frigna continuamente e che si pente in un battibaleno non appena si rende conto di essere stato la causa che ha dato origine al caos che mette in ginocchio l’homeland security degli Stati Uniti. Beh, ragazzi, non è così che si tratteggia un nerd fanatico di computer e tecnologia.
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Forse il profilo di sfigato tech-addicted è riuscito meglio con il personaggio del panzone Warlock (Kevin Smith). Quello sì che sembrava uno che passa le sue giornate rinchiuso nella sua sala di comando (la cantina di casa) a smanettare su reti, codici, accessi, ecc.
Jonathan Sadowski si mette gli occhialini e recita la parte del terzo hacker. Uno altrettanto giovane e sfigato che però sta dalla parte dei cattivi. Il suo è un ruolo di secondo piano. Potevano prendere chiunque.
Timothy Olyphant invece è un bel prototipo di villain. Il suo Thomas Gabriel è un quarantenne deciso, serio, freddo e spietato. Bello vedere che non hanno buttato sul personaggio del cattivo tutti i peggiori aspetti della specie umana. Non è uno di quelli con la risata satanica o un allocco. E’ un uomo che sa quel che vuole e che sfrutta a suo vantaggio le falle del sistema. Uno che, dopo aver messo in guardia i buoni ed aver offerto loro il proprio aiuto, passa dalla parte dei cattivi e ne approfitta. Un angelo caduto dal cielo – come direbbe Nada.
Mary Elizabeth Winstead è caruccia. Lei è quella che in Grindhouse – A prova di Morte (Death Proof) di Tarantino interpreta il ruolo della cheerleader che viene lasciata in garanzia al contadino zoticone in cambio della prova-veicolo. La ricordate? Ebbene, più la guardo e più penso che voglia suscitare nello spettatore sentimenti malsani. Qualcosa che si avvicina alla libido provata per una minorenne. Già perché è di questo che parliamo. Lei è la figlia di McClane, carina e giovanissima. Si blocca in un ascensore durante un black out e viene rapita dal cattivone. Per tutto il tempo ti chiedi: “E adesso che le faranno?”.
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Cliff Curtis non ce lo vedo proprio a capo di un agenzia per la sicurezza informatica degli USA. Troppo sudamericano. Un latino così giovane e prestante non arriverà mai in un posto di potere tanto delicato. E poi quando mai i dirigenti governativi vestono come fossero dei mafiosi di Miami? Non credo che quella posizione di potere possa permettere uno stipendio tale da permettere abiti di alta sartoria italiana.
Maggie Q dovrebbe passare per la piccola orientale tanto sexy quanto spietata. Per essere fredda è fredda. Glaciale quasi. Ma su di me non ha esercitato alcun fascino. Spiace per l’attrice. A quanto leggo dal pressbook è ormai relegata in questo ruolo da diversi anni. Ha già recitato lo stesso tipo di donna in Rush Hour 2, Mission: Impossible 3 e Naked Weapon.
Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che abbiano preso un attore italiano nel cast di un importante blockbuster come questo? Non so. Dico solo che se avete visto Edoardo Costa recitare in produzioni per la tv come Vivere vi viene un po’ da ridere. Tutto sommato come superbandito esperto di armi ed informatica è credibile. I suoi argomenti sono spalle quadrate larghe come un armadio a due ante e faccia da latin lover navigato.
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Nota 1: le inquadrature per i telefoni cellulari Nokia potrebbero essere in numero superiore a quelle dedicate ad Edoardo Costa. Miracoli del product placement.
Nota 2: in un paio di scene uno degli scagnozzi del cattivo di turno si esibisce in mirabolanti acrobazie metropolitane anche note come Parkour. Può sembrae irrilevante ma secondo me gli sceneggiatori ci hanno pensato e poi hanno detto “Ma sì, mettiamolo. Fa tanto gggiovane!”
Colonna sonora non pervenuta. L’unica cosa che ho notato è stato un odioso pezzo supermetal a fare da sottofondo alle scorribande telematiche di alcuni hacker top-level. Ditemi voi se non è questo l’ennesimo luogo comune.
Morale della favola: action movie supercaricato. Fracassone ma divertente.
Il film uscirà nelle sale italiane venerdì 26 Ottobre, distribuito dalla Fox.
Clicca qui per vederne il trailer. Disponibili anche i primi 10 minuti del film (in inglese).

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