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L’intervista a Julie Delpy, regista di 2 giorni a Parigi

Di Smeerch

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Qualche giorno fa vi abbiamo mostrato il trailer di 2 giorni a Parigi, l’esilarante commedia scritta diretta ed interpretata da Julie Delpy,
Oggi vi proponiamo alcuni fotogrammi tratti della pellicola più una simpatica intervista al deus ex machina di questa pellicola che la DNC Entertainment distribuirà nei cinema italiani dal 28 settembre.

Domanda: Che cosa ti ha fatto decidere di fare questo film?
Risposta: Ho cominciato a pensare alla realizzazione di questo film circa 6 anni fa. Per anni ho scritto i più disparati progetti, ma finivano sempre per costare troppo. I miei precedenti progetti, sebbene molto apprezzati, non hanno trovato un finanziamento perchè il budget finale si aggirava sui 5 milioni.
Un mio amico mi ha saggiamente convinta a considerare un progetto a basso budget per la mia opera prima, e anche a orientarmi su un soggetto non dissimile da quelli per cui il mio pubblico mi conosce. Quando ho scritto ‘Prima del tramonto’ per Richard Linklater…


ho capito che un progetto che si limitasse allo stesso budget avrebbe avuto molte più chance. Allo stesso tempo desideravo però realizzare qualcosa di profondamente diverso. In un certo senso, volevo realizzare l’opposto. Avevo già scritto buona parte di 2 giorni a Parigi quando ho cominciato a lavorare a Prima del Tramonto, quindi ‘2 Giorni’ è precedente.
So che qualcuno dirà di me che sono soltanto capace di scrivere di coppie franco-americane a Parigi, ma non è così perché in realtà ho scritto diverse cose: ‘The End of the War’ parla dei soldati giapponesi nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale, ‘The Countess’ (attualmente in pre-produzione per il 2008) è basato sulla storia vera di Erzebeth Bathory, la sanguinaria contessa ungherese dedita alla magia nera, mentre il satirico ‘World War and other fun stuff to watch on the evening news’ è basato sullo sfruttamento della guerra da parte dei media. Tutti progetti molto costosi per i quali non ho trovato i soldi… Beh, d’altra parte una parigina che scrive storie di guerra ambientate in Giappone deve risultare poco rassicurante.
Dunque, quando Christophe Mazodier mi ha chiesto del mio nuovo progetto, gli ho detto che avevo già in mente qualcosa e che sarebbe stato quasi a costo zero. Christophe offrì i primi 20.000 euro per il progetto e si impegnò a trovare i restanti fondi, il che era ammirevole per uno script nemmeno ultimato. In effetti, è stato solo dopo che le società 3L e Rezo sono entrate in gioco che la sceneggiatura è stata completata. In particolare, due frasi hanno convinto i finanziatori.
Marion: “Io credo che la fellatio sia qualcosa di importante… dopotutto è stata una fellatio a far crollare in America l’ultimo baluardo di una democrazia ritenuta integra.”
Jack: “Ma cos’è questo, un condom taglia bambino? Ma qui in Francia producete condom per bambini?!?”

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D: Dunque la sceneggiatura è stata scritta in poche settimane?
R: Sì e no. Ecco il mio metodo: continuo a pensare e a fare progetti a lungo. Poi, all’improvviso, la matassa si dipana. Per ‘Prima del tramonto’, Richard Linklater, Ethan Hawke ed io abbiamo lavorato per anni, ma ho scritto la prima versione della sceneggiatura in una settimana. Naturalmente in seguito abbiamo continuato a lavorarci a lungo, così come è stato per ‘2 Giorni’: la sceneggiatura è stata scritta in breve tempo ma ho continuato a ritoccarla fino al momento di girare.

D: Ti preoccupava scrivere un nuovo progetto dopo la tua nomination all’Oscar?
R: Essere candidata all’Oscar è stato un grande onore e mi sono molto divertita a scrivere un film che ritengo tutt’ora elegante e godibile, ma cerco sempre di andare avanti senza guardare troppo al passato. Oltretutto, lo stile di ‘2 giorni a Parigi’ è alquanto diverso da ‘Prima del tramonto’: molto più cinico, sarcastico, politicamente scorretto – laddove l’altro è fondamentalmente dolce e romantico. Chi si aspetta del romanticismo resterà piuttosto sorpreso.

D: E il tuo prossimo film?
R: Sarà totalmente diverso. Mi piace spaziare su generi diversi.
D: Nel cast compaiono un gran numero di amici e parenti…
R: Con un budget così ridotto non ti puoi permettere di rischiare. Vuoi essere circondata da coloro di cui ti fidi, proprio come una piccola famiglia. Essendo questo il mio primo film, non ho potuto contare sui rapporti consolidati che i registi costruiscono con cast e crew negli anni, cosicché lavorare con persone che conoscevo bene mi ha dato un certo sollievo. Inoltre, gran parte dei personaggi sono stati scritti per attori che avevo già in mente: il ruolo di Jack è stato scritto per Adam Goldberg; i genitori di Marion non potevano che essere mio padre e mia madre, che sono fantastici attori. Ben presto ho scoperto che molti produttori erano spaventati dal crudo linguaggio utilizzato, ma io sapevo che mio padre avrebbe dato una eccellente interpretazione perché con il suo aspetto da Babbo Natale finisce per essere adorabile anche se dice cose oscene. Una sorta di Babbo Natale pervertito. Su carta, anche il personaggio della madre di Marion risultava un po’ sopra le righe ma sapevo che mia mamma avrebbe aggiunto il suo dolce tocco. Stessa cosa per mia sorella Alexia Landeau.
A dire il vero, se non avessi scritturato loro per interpretare la mia famiglia, i miei genitori avrebbero rapito il mio adorato micio a scopo ricattatorio…

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D: Si può definire ‘2 giorni a Parigi’ una commedia romantica?
R: Non direi. E’ sicuramente più commedia che romantica. Ho lottato molto per non dover omettere il lato dark del film e le sue piccole digressioni politiche. Il film non risparmia stoccate a nessuno: uomini, donne, francesi, americani… eppure i soli a sentirsi vagamente offesi sono i francesi – sai, un’antica tradizione impone ai francesi di evitare accuratamente qualsivoglia iniziativa autocritica. Si ritengono un popolo perfetto.

D: Francia contro America?
R: No. Io non metto a confronto le due culture. Piuttosto, vivendo in ambedue i paesi, riesco a percepirne meglio le differenze, anche trattandosi di culture affini, in cui siamo liberi e non subiamo nessun tipo di mutilazioni come purtroppo avviene in altri paesi… Dunque, un unico mondo ma due modi profondamente diversi di intendere l’amore, la famiglia, l’amicizia.
Per me esistono due tipi di francesi: gli orribili, disgustosi borghesi (come quelli recentemente al potere) e quelli simili ai genitori di Marion e a Marion stessa, naturalmente liberali. Anzi, i suoi genitori sono un po’ di più che semplici liberali: sono anarchici!
Il newyorkese Jack è invece liberale, cinico ed emancipato… ma solo fin quando non sente minacciato il suo principio di proprietà privata. Detto per inciso, Marion è parte della sua proprietà privata e l’idea di doverla condividere con figure presenti o passate è per lui insopportabile.
Il mio è anche un film sulla gelosia e sulle piccole grandi difficoltà che ognuno di noi deve affrontare nel corso della vita. Sogno di fare un kolossal sulla guerra e la corruzione, ma sarebbe un’operazione troppo costosa e allora faccio film sulla gelosia e sull’universo dei sentimenti umani in piccolo, e scelgo di farlo comico per non drammatizzare problemi che, al confronto con quanto succede nel mondo, restano delle banalità.

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D: Hai girato il film in 4 settimane. E’ anche questa una tua scelta?
R: Mi sarebbe piaciuto aggiungere un giorno in più per delle scene extra del party, ad esempio, ma in realtà la necessità di girare in una situazione quasi d’emergenza mi ha entusiasmato. L’unica difficoltà è stata non avere tempo per provare. Adam, in particolare, è piombato sul set del mio film solo 12 ore prima dell’inizio delle riprese a causa di un precedente impegno su un altro set, quindi abbiamo dovuto adeguarci. A cose fatte, penso che troppe prove non avrebbero giovato a un film così spontaneo. Credo che l’improvvisazione, il non aver avuto tempo per analizzare troppo le cose, sia stato salutare e abbia contribuito alla credibilità del film.
Quando rivedo 2 giorni a Parigi, noto piccoli dettagli che mi aiutano a conoscere me stessa più di qualsiasi altra cosa.

D: Nel film si parla e si scherza molto sul sesso?
R: Sì.

D: Cioè?
R: Una cosa che piace a Marion da impazzire è attaccare i palloncini al pene del suo uomo con un bel fiocco. È più carino, sembra un pacco-regalo. E poi piace anche alla sua famiglia!

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