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Più che primordiale la paura è irrisoria

Di Francesco

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Michael Katleman porta al cinema il suo Primeval o meglio Paura Primordiale, con Dominic Purcell, Orlando Jones, Brooke Langton e Jürgen Prochnow. Sapendo di andare a vedere un film dove si parlerà di un coccodrillo gigante e la prima scritta sullo schermo è quella di ispirato a fatti realmente accaduti, uno si fa anche un paio di domande, poi i dubbi vengono diramati subito. E purtroppo on si può dire “per fortuna”!


Se in Blood Diamond a far da cornice e quasi da raccconto principale al film è la guerra civile in Sierra Leone, qui in Primeval il fatto vero e storico su cui si regge tutta la vicenda è la guerra in Burundi, come a voler significare un nuovo genere verso cui si stanno spingendo ad Hollywood: oltre ai due film già citati, rientrano nel discorso anche Lord of War e L’ultimo Re di Scozia.

Per giustificare la classificazione di horror si ricorre alle molte inquadtrature strette su punti ciechi, lasciando presagire che il pericolo sia costantemente in agguato, cercando di far leva così su di una continua suspence da parte dello spettatore. Ma a parte questo retaggio del tempo che fu di quasi otto metri, perennemente affamato e assurdamente proposto con una grafica al computer che fa veramente ridere e forse è qui l’unico momento in cui si rabbrividisce, il tutto sembra più appartenere al film di azione tra continue corse e spari.

Unico merito della pellicola,a mio avviso, quello di una battuta sul finale da parte del protagonista, un cinico e arrivista giornalista che potrebbe risultare antipatico per tutto il film, ovvero che il mostro è figlio dei tempi, perché se è cresciuto affamato di carne umana, è colpa dei continui massacri lasciati impuniti durante la guerra civile, dei corpi gettati nelle acque e lasciati appunto in pasto ai coccodrilli.

Sarò generoso, voglio riconoscere un altro merito al film: l’aver evitato la classica “spalmata di sesso” che, considerando il tutto e varie battute, altri sceneggiatori avrebbero trovato modo di spiattellarci tanto per tirare su… il morale.


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