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Smokin’ Aces: un pulp movie a Las Vegas

Di Smeerch


Smokin’ Aces

di Joe Carnahan (Francia, Usa, Uk, 2006)
con Ben Affleck, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds,
Peter Berg, Taraji P. Henson, Lonnie Rashid Lynn Jr., Chris Pine, Martin Henderson, Jason Bateman, Mike Falkow, Joseph Ruskin, Alex Rocco, Christopher Michael Holley

Questi sono i film che piacciono a me. Pensate a Pulp Fiction o a Snatch. Siamo da quelle parti. Il soggetto è di Joe Carnahan, che si è anche sceneggiato e diretto. Avrà voltuto imitare Guy Ritchie che imitava Tarantino? Può essere. Forse. Chissà. Il punto non credo sia questo. E’ un film di genere. Ormai il pulp è un genere. Non è mica una novità. Di film così ne stanno uscendo parecchi. E tanti altri ancora se ne faranno. Ma io in Smokin’ Aces qualcosa di buono l’ho visto. Anzi più di qualcosa.
Qui è Las Vegas. Ci sono i federali e i mafiosi. Gli uni contro gli altri. In alcuni casi neanche bene distinti. Ci sono poliziotti in giacca e cravatta ed ex agenti che sembrano malavitosi. Ci sono anziani padrini, giovani bulli e rampanti…



che navigano nel lusso più insulso, avvocati, consiglieri, garanti delle cauzioni, pentiti, scagnozzi, killer di strada, assassini professionisti dal profilo internazionale, sadici neonazisti (tanto violenti quanto idioti), eccetera. Nel calderone mettiamoci anche un po’ di saga alla Ocean’s, sia perché la storia è tutta ambientata nella patria mondiale del gioco d’azzardo, sia perché il protagonista è un illusionista che tiene sempre in mano un mazzo di carte francesi – da cui il nome ‘Aces’ ossia ‘Assi’.
La seconda parte del film è tutta una carneficina. Sangue in quantità. Corpi morti che riaprono occhi, che si muovono, che parlano ed interagiscono dopo che si sono beccati gragnuole di proiettili. Mi sa che un pizzico di sospensione di credibilità è necesario per godersi fino in fondo in pellicole come questa.
Le cose da apprezzare sono diverse. Lo stile, la stilistica pulp. I titoli di testa e quelli di coda. Buona parte dei brani che compongono la colonna sonora. Da buon ultima la recitazione di gran parte degli attori.

Io ho visto un ottimo Lonnie Rashid Lynn Jr. – ai più noto col nome di Common. Stiloso come pochi. Ha un paio di scambi di dialoghi con Buddy Israel in cui vorresti alzarti e applaudire. Grande tensione emotiva. Non ci sa fare solo con un microfono in mano o davanti al mixer (lui è un mc e un produttore di musica hip-hop). Questo fa meraviglie anche davanti alla macchina da presa. Voto 9. E mezzo.
Anche Alicia Keys non se la cava male. Forse tirata a lucido e agghindata come una prostituta di bassa lega non è poi così credibile. Ma si vede che, sotto sotto, la stoffa da attrice c’è: se si impegna, in futuro potrà dare soddisfazione anche in ambito cinematografico. Comunque il trucco da killer lussuriosa le dona un casino. Brava e sexy. Voto 6 e mezzo.

Ben Affleck muore troppo presto. Ha poche scene: due battute davanti ad un biliardo e una fine tempestiva in un parcheggio. D’altro canto con quel pizzetto alla Hulk Hogan, che sembra proprio un baffone allungato – fa molta simpatia. Voto 6.
Andy Garcia l’ho visto troppo rigido. Affettato nei movimenti. Magari non gli hanno scritto le battute giuste. Il giovane poliziotto promettente in The Untouchables gli veniva molto meglio. Persino nei vari Ocean’s se l’è cavata più dignitosamente. Voto 5 e mezzo.
Taraji P. Henson è fuori luogo. Completamente. Non è perfetta per il ruolo del cecchino infallibile che maneggia mitragliatori da campo con piedistallo. Trovo che nella scena in cui la vediamo soffrire per la presunta morte della sua amica/collega non riesca a trasmettere alcuna emozione. Voto 5.
Ryan Reynolds sembra avere un ruolo secondario ma si rivelerà di fondamentale importanza. Non vi dico di più per non svelarvi la sorpresa finale. Parentesi. Io il finale l’ho trovato tutt’altro che scontato. Qualcosa di nuovo ed insolito. Chiusa parentesi. Dicevamo: Raynolds ha la faccia del ‘bravo guaglione’ ed infatti quello è il ruolo che gli assegnano. Il giovane agente FBI ligio al suo dovere e scrupoloso. Uno immacolato, in gambissima, che impara il mestiere dal compagno più anziano che gli è stato messo accanto: Ray Liotta.
Ecco. Ray Liotta non si discute. Qui lo si ama dai tempi di Quei bravi ragazzi (Goodfellas). Non è uno che gigioneggia o che recita sopra le righe. A lui ci si affida quando si vuole qualcosa di misurato. E si va sempre sul sicuro. Le sue performance sono pressoché perfette. Nella parte al 100%. Voto 9.

Quando ho visto Jeremy Piven ho pensato: «Ma O. J. Simpson è sbiancato? Quanto si è ringiovanito?». Oh, è uguale! E’ lui. Solo che non è negro ed ha una quindicina di anni in meno. Concentratevi sullo sguardo di Piven. Poi andate a rivedervi uno degli episodi de “La pallottola spuntata”. Due gocce d’acqua. Di Piven posso dire che lì per li non sembra ‘la faccia giusta al posto giusto’. Poi, man mano che la pellicola procede, ti rendi conto che qualcosa la sa fare. Non è un incapace. Anzi. Nei momenti più drammatici tira fuori il talento del grande attore. Voto 8.
Peter Berg: non pervenuto. A malapena dice due battute.
Martin Henderson sta diventando il mio attore preferito. Questo in un paio d’anni diventa meglio di Russel Crowe ed Eric Bana messi insieme. E’ ilnuovo Viggo Mortensen. Fidatevi. La sua, in questo film, è una storia parallela alla principale. E’ una cosa di vendetta personale. Un personaggio che non vuole starci al gioco. Che capisce tutto dall’inizio. Uno con un cuore. Uno che riflette. Che sente puzza di bruciato lontano un miglio marittimo. Eppure, per amicizia, entra nell’affare e ci rimette quasi la pelle. Dico quasi e non vi svelo altro.
Le due scene con Jason Bateman sono spassosissime. Interpreta una specie di avvocato sessuomane alcolizzato. Uno che se ne sta rinchiuso in una camera d’albergo a far chissà che. Ai muri tiene stampe oscene. Dorme con indosso biancheria intima femminile. E poi, quando qualcuno va a trovarlo per affari, straparla. Si fa trovare mezzo nudo ed attaccata tutto un panegirico su quanto sia ridicolo cercare di fare una vita quadrata, andando all’università e indossando una giacca blu per tutta la vita. Due minuti di monologo che potrebbero valere il prezzo del biglietto. Boom! Peccato che ormai Hollywood si sia praticamente dimenticata di lui. Voto 7.
Nota 1: il film arriverà nelle sale italiane il 20 Luglio. Io ho avuto la fortuna di vederlo ieri pomeriggio in anteprima nella saletta privata dell’Universal a Roma.
Nota 2: per una volta la locandina italiana è decisamente meglio di quella americana. Anche se questa versione alternativa non è poi così male.

Mirror da smeerchblog.

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