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A prova di morte. Visto da qui.

Di Smeerch

Grindhouse_AProvaDiMorte_locandina.jpg
Grindhouse – A prova di morte
(Death Proof)

di Quentin Tarantino (Usa, 2007)
con Kurt Russell, Rose McGowan, Rosario Dawson, Sydney Tamiia Poitier, Marley Shelton, Vanessa Ferlito, Michael Parks, Jordan Ladd, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Zoe Bell, Michael Bacall, Eli Roth, Monica Staggs, Marta Mendoza, Kelley Robins

Vade retro mamme, bambini e deboli di stomaco. Grindhouse non fa per voi. Più precisamente A prova di morte (Death Proof) non fa per voi. Si sa che in Italia – per il momento – è arrivata solo la seconda parte del progetto Grindhouse. Il primo pezzo, quello diretto da Robert Rodriguez con il titolo Planet Terror – non è stato ancora pubblicato qui da noi. Il motivo è che le due storie, insieme, così come erano state originariamente concepite…


si sono rivelate un flop totale negli Stati Uniti. Almeno dal punto di vista della produzione. In altre parole hanno incassato davvero poco al botteghino. Da questa disfatta è emersa l’idea di mandarle qui, giù da noi in Europa, divisi in due tronconi, facendoci perdere tra l’altro anche i 4 magnifici ‘fake trailer’ che erano stati piazzati tra i due tempi del film e che erano stati diretti dal gotha del cinema horror americano (vedi lo stesso Eli Roth, Rob Zombie, ecc). Per fortuna che c’è la grande Madre Rete che ci viene incontro in questi casi: Don’t, e Werewolf Women of the SS (due dei quattro traielr) potete vederli qui. In compenso comunque, A prova di morte, prima di arrivare nei cinema nostrani, è stato ‘imbombito’, cioè allungato un po’ fino ad arrivare a 110 minuti.
Motivi per andare a vedere A prova di Morte: se siete dei cultori del cinema horror-splatter di serie b vi piacerà. Statene sicuri. Ma anche se non lo siete e volete comunque farvi due risate. Io ho riso molto – vi giuro. E con me gran parte della sala. E’ vero che alcuni (soprattutto alcune) si sono coperti il viso durante certe scene ad altissima tensione o sprezzatamente creuente… ma è anche vero che dalla sala quelle stesse anime spaventate sono uscite divertite.
Un altro motivo per andare a vedere questo film è la recitazione. Kurt Russell sarà un altro miracolato da Mr. Tarantino. Era morto fino a ieri – dal punto di vista della popolarità cinematografica – e da domani potrebbe avere lo stesso successo che ottenne John Travolta in seguito a Pulp Fiction. Guardatelo recitare qui e poi ditemi se non è vero. Bastrebbe solo quell’ammiccamento alla camera nel preludio all’ultima scena del primo tempo. Fantastici i dialoghi che il suo personaggio (Stuntman Mike) fa al bancone con la platinatissima Pam (Rose McGowan). Oppure il monologo che fa per convincere Arlene (Vanessa Ferlito) a fare una lapdance.
A parte quelli facilmente impressionabili dal sangue, dagli incidenti stradali e dagli arti mozzati che volano, un’altra categoria che dovrebbe tenersi alla larga da questa pellicola è quella dei bacchettoni. A prova di morte non è un film per puritani, pieno zeppo com’è di allusioni sessuali, ammiccamenti, gambe e piedi nudi, cosce umide, shorts (pantaloncini corti), sculettamenti, ecc. Tutta la pellicola è un ode all’erotismo Seventies. Ah, dimenticavo: anche la presenza di un lessico apertamente scurrile, a dir poco sbocccato, non fa per questo tipo di gente timorata di Dio. Se siete venuti per pensare o dire “che orrore, che sconceria, che schifo, che volgarità!”, era meglio se ve ne stavate a casa.
L’altra caratteristica sostanziale di questo film – stimolazione ormonale a parte – è l’estetica ‘oldies’. Tutto anni ’60 o ’70. Ad iniziare dalla colonna sonora, un capolavoro in cui sono anche presenti brani dell’etichetta Stax, un pezzo dei fratelli De Angelis (Oliver Onions) e uno composto dal M° Stelvio Cipriani. Si notino anche le auto – tutte d’epoca – che sembrano uscite da un rodeo automobilistico degli anni ’70. Oppure si guardi l’arredamento dei bar in cui si fermano a bere e a chiacchierare le ragazze – un’orgia di locandine di film di serie Z, di juke box, insegne al neon e via dicendo. Oppure l’abbigliamento di alcuni protagonisti: giubbotti di pelle, cinturoni dalle borchie enormi, stivaletti da cowboy, magliettine super-stretch che ricordano la Daisy del telefilm Hazard.
Non venite però a dirmi che la trama è poco profonda. Qui la trama c’è ma non è importante. E’ corta, striminzita, non approfondisce nulla. Ma, sapete cosa vi dico?, non m’importa. Anche se non fosse esistita affatto non sarebbe stato un problema. Grindhouse non si guarda per farsi raccontare una storia ma per godere della ricerca nostalgica del regista. Tarantino ha le sue manie e a noi, suoi fan, piace andare al cinema per sbirciarle. Di fronte alle sue pellicole/opere restiamo estasiati. Amiamo quel collage di citazioni. Ne potrei elencare decine: il moroso che corteggia una ragazza con una compilation su cassetta anziché su cd, i massaggi ai piedi, i piedi nudi onnipresenti, la musica soul-country, le radio FM locali, i chupitos (più noti come ‘cicchetti’), il cinema delle controfigure. Anzi no. Che dico?! Gli stuntman sono il fulcro di tutto il film. Lo stesso protagonista si fa chiamare ‘Stuntman Mike’, gira con un auto truccata che si usava per gli incidenti sui set cinematografici e cita Lee Major, – il protagonista de L’uomo da sei milioni di Dollari – forse il re degli stuntman di tutti i tempi. In altre parole il car crash regna sovrano in Death Proof. E’ tutto un inno al cinema dei capitomboli con le auto, dei cosiddetti Motorshow.
Parentesi ‘maschiale’ di chiusura: tra le decine di donne che appaiono sullo schermo io metterei al primo posto come bellezza Marley Shelton (la dottoressa Block) e Jordan Ladd (Shanna). In quanto a sex appeal, poi, Vanessa Ferlito (Arlene/Butterfly) e Rosario Dawson (Abernathy) sono imbattibili. Si, vabbè… diciamo anche un terzo posto per Sydney Tamiia Poitier (Jungle Julia). Così non scontentiamo nessuno.

Nota 1: Tarantino di questo film non ha curato solo la regia ma ne anche scritto la sceneggiatura e ne ha curato la fotografia.
Nota 2: Questa pellicola ha partecipato al 60^ Festival del Cinema di Cannes.
Mirror da smeerchblog.

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