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300, le prime recensioni

Di Davide Dellacasa

Dopo mesi di crescente attesa, dopo essermi guardato e ascoltato tutte le clip video circolate in queste settimane e dopo essermelo fatto raccontare da chi negli USA ha avuto la fortuna di vederlo in IMAX, sono andato anche io all’anteprima stampa di 300, ieri a Roma.

Come mi immaginavo il film è visivamente potente, impressionante e, come già era stato per Sin City anche se in modo completamente diverso, riesce ad aggiungere la potenza del cinema alle tavole di Miller rispettandolo fino in fondo, almeno per la mia sensibilità, anche le poche volte in cui se ne discosta, sia nella cronologia sia per l’unica licenza narrativa che si prende. Rispetto a quanto ascoltato online il doppiaggio è l’unica nota stonata, ma di questo ci eravamo già resi conto un po’ tutti confrontando il “This is Sparta” del trailer USA con il “Questa è Sparta” di quello italiano e le sequenze narrate da Dilio, l’attore David Wenham.

A parte questo dettaglio il film merita il successo che sta ottenendo negli USA e nel resto del mondo. La fedeltà visiva al romanzo di Miller l’abbiamo già segnalata, quanto di nuovo è aggiunto proviene da una sottotrama politica e familiare che senza nulla togliere al lavoro di Miller arricchisce il film con un retroscena e una figura femminile che danno equilibrio al tutto, rendendo ancora più eroico il sacrificio dei 300 spartani e del loro re.

Il film è stato ignorato a Berlino, la critica USA non è nettamente a favore e a leggere la prima recensione italiana è probabile che anche da noi un certo tipo di critica non lo tratterà bene. Ma non credo ci sia bisogno di tirare a mezzo Jean-Luc Godard per dire quanto su Rotten Tomatoes sintetizzano con la frase “A simple-minded but visually exciting experience“. Più consapevoli di cosa hanno visto -un film tratto da un romanzo illustrato- FilmUp e 35mm.it, ancora silenziosi gli altri.

Troverei soltanto ridicola, se non fosse di una pretestuosità ormai insopportabile, la polemica sulla civiltà persiana suscitata dal film. Intanto perché se non ci fossero le petizioni sarebbero ben pochi a sapere che l’antica Persia coincide più o meno con l’Iran di oggi, poi perché il lavoro di Miller ha quasi 10 anni e in caso è con quello che bisognerebbe prendersela e infine perché lo stesso Miller che a conclusione del suo “fumetto” consiglia di andarsi a leggere i lavori degli storici. Che poi la storia occidentale abbia quasi sempre considerato “gli altri” come barbari se confrontati con noi è un limite che mi sembra stiamo anche superando. In proposito è bello il commento #3 di Blogdecine.

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