L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
INCEPTION

Luglio 2010.
Christopher Nolan, senza la collaborazione di suo fratello Jonathan ma sempre assistito dalla sua produttrice e moglie, Emma Thomas, manda nelle sale Inception, un film labirintico che riflette su cosa è reale e cosa no, al pari di The Prestige, ma che pone anche il tempo come elemento cardine dei suoi meccanismi narrativi. Non è ancora il pieno sviluppo delle idee che Nolan aveva avuto mentre concepiva Memento ma è un forte passo in quella direzione. La pellicola utilizza il tempo come uno strumento per portare in scena una serie di articolati stratagemmi, esaltati da una fortissima componente visiva. Non è un film espressamente dedicato al viaggio temporale ma fa comunque del tempo un elemento centrale del suo soggetto. In Inception, in poche parole, il tempo non è solo utile al regista per sovvertire le regole del racconto e sabotare la linearità del montaggio ma diventa lui stesso elemento narrativo, vissuto in prima persona tanto dagli spettatori (che “subisciscono” il tempo filmico dettato dal regista) ma anche dai protagonisti della vicenda, che con il tempo sono costretti a combattere. Inoltre, nonostante il suo importante apparato psicologico e la sua volontà di andare oltre lo spettacolare intrattenimento, il film non cela affatto la sua derivazione di genere, pagando più di un omaggio ai momenti più spettacolari delle pellicole dell’agente 007, James Bond. Christopher si rende conto che per la prossima pellicola personale a cui sta pensando però, ha bisogno di una formazione scientifica maggiore.

VAI AVANTI NEL TEMPO



VAI A RITROSO