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GENESI DI INTERSTELLAR

Siamo nel 2013, Christopher Nolan è ormai un maestro celebrato del cinema mondiale. Di lui dicono che sappia coniugare la ricercatezza del grande cinema con le necessità commerciali dei blockbuster. È uno Stanley Kubrick al servizio della macchina hollywoodiana che, a differenza del genio statunitense (ma naturalizzato britannico), riesce a coniugare la materia pop con il suo approccio artistico, mantenendone intatto il richiamo commerciale e preservando, al tempo stesso, il suo approccio autoriale. Se Kubrick ci aveva provato fallendo (in termini commerciali, sia chiaro) con Shining, Nolan ci riesce con la trilogia di Batman. Ora è in cima al mondo e può girare quello che vuole, con il budget che vuole. Ma si sta guardando attorno. Suo fratello, invece, ha per le mani un trattamento di otto pagine, scritto dalla produttrice Lynda Obst e il fisico teorico Kip Thorne. Jonathan è stato incaricato di trasformarlo in uno script per Steven Spielberg, che dovrebbe dirigere il film. Il regista dello Squalo però è costretto a ritirarsi e la palla passa in mano a Christopher, che decide di giocarla visto che gli viene servita l’occasione di mettersi al lavoro sul suo 2001 Odissea nello Spazio. Il film prenderà il nome di Interstellar. La collaborazione con Kip Thorne, si fa subito molto stretta. Il fisico teorico provvede a dare sostanza alle teorie del film e con lui il regista intrattiene lunghe chiacchierate a proposito del tempo e dello spazio. A Nolan torna in mente quell’idea sulla narrazione invertita che voleva sviluppare ai tempi di Memento e ne parla a Thorne: i due iniziano a concepire la base scientifica di un nuovo film da girare in futuro.

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