L’anno scorso, dopo un fantastico nono episodio, il finale era un po’ sottotono. Quest’anno Game of Thrones non casca di nuovo nel tranello, e dopo l’esplosiva battaglia alla Acque Nere l’ultimo episodio di questa seconda stagione mantiene il livello su quell’eccellenza incredibile che ha contraddistinto tutta l’annata.

Dopo la vittoria di Tywin Lannister contro Stannis Baratheon è tempo per i vari re e regni di tirare le somme: i vincitori fanno i conti col nuovo assetto, col nonno di Joffrey divenuto primo cavaliere e il re pronto a sposare Margaery Tyrell ; i vinti invece si leccano le ferite ma rinnovano, grazie a Melisandre i propositi di rivalsa. E mentre Daenerys entra nella casa dell’eterno a Qarth e Brienne scorta Jaime ad Approdo del Re, Jon marcia coi bruti al cospetto di Mance Ryder.

Scritto ovviamente, come giusto per un finale di stagione, dagli showrunner Weiss e Benioff e diretto dal fido Alan Taylor, Valar Morghulis è un finale di stagione perfetto tanto per la sua funzione narrativa di chiudere le storie e rilanciarle per l’anno prossimo, quanto per il livello visivo ed emotivo dell’episodio in sé.

Come sempre nella serie e nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, l’occhio del narratore cade sui vinti più che sui vincitori, non a caso l’episodio si apre su Tyrion, ferito e sfigurato, privato di onore e gloria e messo da parte come fosse un paria mentre il nipote e il padre festeggiano alleanze, matrimoni militari (con la cognata dello sconfitto, vedova di Renly Baratheon) e medaglie varie. Sansa crede di essere libera, ma Baelish la avverte che difficilmente Joffrey la lascerà andare; e al folletto resta l’amore di Shae, ma anche una gran voglia di rivincita contro i familiari tanto da non voler partire con lei. Anche Stannis è in un ovvio momento di forte ripensamento, soprattutto sui poteri di Melisandre: ma la maga, che si salva dallo strangolamento del suo re dicendo che il dio che può salvarla è dentro di lui, sa come convincere gli scettici. E dentro al fuoco, come lei, anche Stannis vede il futuro che lo attende, o almeno quello che Melisandre vuole che veda.

Le altre storie, a differenza di alcuni degli episodi intermedi, non fanno acqua: quelli un po’ più deboli vengono chiusi velocemente, come quello di Robb Stark che si corona col matrimonio con Talisa, ma gli altri hanno il loro giusto spazio e i loro colpi di scena. Arya in fuga coi suoi compagni incontra Jaqen H’gar che le offre di andare con lui a Bravoos per diventare una “donna senza volto”, ma come Tyrion, anche la piccola Stark sa qual è il suo destino e il guerriero se ne va lasciandole una moneta e una frase (quella che dà il titolo all’episodio) da dire a un abitante di Bravoos qualora avesse di nuovo bisogno di lui; Theon vuole rompere l’assedio al quale è sottoposto, indeciso se tornare a casa da codardo o fare ammenda presso i Guardiani della notte, ma prima di scoccare il primo colpo Dagmar lo stordisce, trafigge Luwin e lo trascina via; Brienne prosegue il suo cammino per portare Jaime dalla sua famiglia, uccidendo delle guardie Stark che vorrebbero bloccarle il cammino. Ma la sequenza più spettacolare spetta a Daenerys che si reca nella casa dell’Eterno per recuperare i propri draghi: la khaleesi si lascia sedurre dalle molte magie di quella casa e finisce incatenata assieme ai suoi figli per mano dell’Eterno. Ma al suo parlare i draghi cominciano a sputare fuoco, bruciando vivo il mago di Qarth e riducendo le catene in cenere. Ora i Targaryen possono tornare a pretendere il trono di spade.

Chiusura per Snow e i guardiani della barriera: non tanto per Jon, che vince un duello estemporaneo con Qhorin che lo ritiene un traditore (guadagnandosi però una sorta di rispetto da Ygritte, che gli mostra la città in cui vive il re oltre la barriera), quanto per Samwell e soci. Mentre i guardiani raccolgono sterco animale per scaldarsi (e con lo sterco del cavallo di Tywin l’episodio si apre), sentono non uno, non due ma tre squilli, quelli riservati ai non morti, che guidati da un condottiero su un cavallo morto puntano verso la barriera.

Episodio completo, di splendida fattura, ricca di scene favolose che mettono da parte, per una volta, i bellissimi dialoghi facendo leva sulla bellezza della produzione HBO e dei valori filmici molto vicini al cinema (esemplare tutta la sequenza di Daenerys). E suggella una stagione che, se si può criticare per l’eccesso di personaggi e linee, con la difficoltà di tenerle tutti in piedi insieme, ha tenuta un livello di tensione narrativa e formale altissima, ponendosi tra le vette più alte della tv recente e aprendosi a una prossima stagione se possibile ancora migliore.

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