Si stringe sempre più il cerchio attorno ai re che si contenderanno il trono di spade e questo terzultimo episodio della seconda stagione di Game of Thrones ritrae definitivamente la scacchiera su cui si svolgerà la guerra dei 5 re, o almeno la sua prima parte. Ma anche ponendo al centro dell’episodio, dal titolo The Prince of Winterfell, temi forti come i figli e l’identità.
Mentre Theon aspetta l’arrivo della sorella facendo credere agli abitanti di Grande Inverno di aver ucciso Bran e i suoi seguaci, Robb scopre che Jaime è fuggito col beneplacito della madre. E mentre Tywin si prepara a partire, lasciando Arya solo senza la sua protezione, Tyrion si prepara ad accogliere l’arrivo di Stannis con la minaccia di vendetta di Cersei furiosa per come il fratello tratta i figli.
Scritto dagli showrunner Weiss e Benioff e diretto da Alan Taylor, l’episodio è quello più strategico forse dell’intera serie, quello dove i venti di guerra, che soffiavano lontano dal primissimo episodio, cominciano a soffiare più vicini ai volti dei protagonisti.
A cominciare dagli Stark e dal prode Robb che si trova di fronte al “tradimento” di Catelyn quando scopre che la madre ha fatto scappare Jaime convinta che questi le avrebbe permesso di riavere i figli: Robb, sconvolto dall’ingenuità della madre, la mette agli arresti e poi si consola con Talisa, la quale gli dichiara amore dicendo che non vorrebbe che sposasse la figlia di Frey. Proprio i figli, per cui Catelyn è pronta a sacrificare il suo regno, sono uno dei nodi dell’episodio: cosa si è disposti a fare per loro? Tyrion, per esempio, lo scoprirà presto, stando alle minacce di Cersei: furiosa per la partenza della figlia e i tentativi del primo cavaliere di destabilizzare il trono, anche mandando il re Joffrey a combattere contro Stannis, minaccia il fratello e la sua “puttana” Shae, dichiarando di averla trovata e di farla soffrire se Joffrey non sarà protetto. Quando Cersei mostra a Tyrion la sua donna non è lei, ma il folletto è comunque preoccupato.
La scena in cui va ad accertarsi delle condizioni della vera Shae è un po’ la chiave dell’episodio e del personaggio: non solo lo vediamo qui alle prese con i pericoli della vita, del rischio di perdere chi si ama, di gestire fino in fondo quel gioco, la politica, che dice di amare, ma mette anche in campo il tema sotterraneo delle identità nascoste: per confondere gli avversari, ma soprattutto per tenerli a bada, per avere un vantaggio. Tyrion che finge che la donna imprigionata sia la sua donna, Theon che si fa “prestare” due persone per fingere che siano Bran e soci, prima di venire scoperto da Luwin. E soprattutto Arya, che preoccupata per la sua situazione senza Tywin, chiede a Jagen di farla fuggire e per convincerlo minaccia di fare il suo come terzo nome da uccidere.
Le storie secondarie sono sullo sfondo: Jon che marcia coi bruti verso il loro re Mance, Stannis che in barca si avvicina verso Approdo del re e Daenerys (citato in un dialogo tra Tyrion e Varys) che convince il suo scudiero ad accompagnarla a casa dell’eterno per farsi riconsegnare i draghi. Con la tensione di un nemico che sappiamo trovarsi dentro l’angolo, l’episodio sa far attendere lo spettatore, sa disegnare bene le traiettorie dei personaggi e sa dispiegare il disegno strategico di Martin. E se verranno seguiti le mosse della prima stagione, gli ultimi due episodi saranno straordinari. “War is here” ci dice il promo.
Cosa ne pensate di questo episodio? Quali aspettative avete gli ultimi due episodi di Game of Thrones? Commentate l’articolo qui sotto e rimanete con Screenweek ed Episode39 per tutti i commenti e gli aggiornamenti dalle vostre serie tv preferite.