Da sempre impegnatissima sul fronte umanitario, Angelina Jolie ha deciso di denunciare le atrocità e le ingiustizie del mondo contemporaneo anche nella sua prima prova da regista: In the Land of Blood and Honey.
Il film, che era stato criticato in fase di realizzazione salvo poi ottenere, una volta finito, numerosi riconoscimenti tra cui lo Stanley Kramer Award da parte della Producers Guild of America, racconta la storia d’amore tra un serbo e una bosniaca durante il conflitto che ha frantumato la ex Jugoslavia negli anni Novanta. Un conflitto in cui 50.000 donne sono state stuprate.
Angelina Jolie ha parlato di questa intensa esperienza con il giornalista John Hiscock del The Telegraph Group (l’articolo è stato ripreso anche sulle pagine del Corriere della Sera di oggi) spiegando le ragioni che l’hanno portata ad affrontare questa triste pagina della Storia: «ho voluto fare questo film perché, negli ultimi dieci anni, viaggiando in tutto il mondo ho visto cose terribili». E terribile è ovviamente la realtà di stupri e violenze che la Jolie racconta: «abbiamo descritto con realismo la violenza contro le donne ma la realtà è stata mille volte peggio». Violenze così efferate che, per alcune scene, la donna ha dovuto vietare ai propri bambini di venirla a trovare sul set.
Un set psicologicamente molto faticoso, insomma. La Jolie si era poi avvalsa di attori del luogo: interpreti di nazionalità serba, musulmana o croata che erano stati direttamente coinvolti nel conflitto e magari costretti ad affrontare la morte dei propri familiari: «è stato molto difficile perché chiedevo loro di ripercorrere esperienze che avevano veramente vissuto».
Per realizzare In the Land of Blood and Honey, Angelina Jolie si è documentata a lungo incontrando sopravvissuti, vittime di guerra, ma anche esponenti istituzionali e comandanti della Nato.
Il film, il cui budget si è aggirato sui 10 milioni di sterline, è stato scritto e anche prodotto dalla stessa Jolie. La quale sembra già avere un altro progetto da girare “dietro la macchina da presa”, una storia probabilmente ambientata in Afghanistan: «mi è piaciuto molto fare la regista e vorrei ripetere l’esperienza».
Fonte: The Telepgraph
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