Cast: Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware
Durata: 1h 40m
Anno: 2011
Il mondo del cinema si divide sostanzialmente in due categorie: i film che si limitano a intrattenere e quelli che hanno l’ambizione di farci riflettere. E’ una divisione un po’ forzata, e sono molti i casi di pellicole che stanno nel mezzo, ma per il discorso che vogliamo fare qui andrà più che bene. Il film di cui dobbiamo parlare in questa sede è infatti Shame di Steve McQueen, una pellicola che rientra saldamente nella seconda categoria. E in grado di sferrare un pugno nello stomaco davvero raro ai giorni nostri, lasciandovi a bocca aperta e con le lacrime agli occhi all’uscita del cinema.
McQueen, da non confondersi ovviamente con il ben defunto protagonista di Bullitt, è un video-artista passato al cinema che ha già fatto parlare di sé grazie alla sua opera prima, lo splendido Hunger (uscito in tutto il mondo tranne che in Italia). Per quanto forse l’esordio sia ancora un gradino al di sopra, il suo secondo lavoro è un film di una forza espressiva e narrativa ineguagliabile, capace di addentrarsi nel tema sempre difficile della dipendenza con una lucidità rara, e allo stesso tempo di essere toccante e commovente. Due anime – una messa in scena quasi glaciale, con la sua fotografia fredda e le inquadrature e i movimenti di macchina perfettamente studiati, e uno scavo psicologico profondo – che sembrano opposte e invece collimano perfettamente, specialmente nell’interpretazione di Michael Fassbender.
L’attore, premiato giustamente a Venezia con la Coppa Volpi, interpreta Brandon Sullivan, un sesso-dipendente che è contemporaneamente un professionista di successo dal fascino irresistibile e un uomo solo, disperato, incapace di coltivare una storia d’amore seria e segnato nel suo passato da un trauma mai svelato. Tutto questo traspare negli occhi, nelle espressioni e nelle movenze di un attore che ormai sembra aver ben pochi rivali, nella schiera di volti nuovi del cinema internazionale. Fassbender riesce a convincerci di essere allo stesso tempo cool e miserabile. E aspettate solo di vedere la sua interazione con Carey Mulligan, che nel film interpreta l’altrettanto problematica sorella di Brandon, in visita nel suo appartamente di New York. McQueen gestisce il loro rapporto con grande maestria, mostrandoci due persone che tentano di riavvicinarsi e stabilire un contatto, senza mai riuscirci pienamente a causa di una qualche barriera psicologica. Il tutto sullo sfondo dell’unica città al mondo in cui è impossibile essere soli.
Un cast in stato di grazia e una regia intelligente fanno di Shame un appuntamento imperdibile per chi ama il grande cinema. Purtroppo uscirà in poche copie, ma il 13 gennaio tenete d’occhio i cinema della vostra città, perché altrimenti rischiate di perdere il film dell’anno.
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PRESENTE. Apprezzo molto Fassbender e sono un suo sostenitore dai tempi dei Bastardi e da quando riuscìì a vedere Hunger. Mi piace la recensione perchè non riduce il film al solo Fassbender ( tra l’altro un giovane Magneto superbo ) o alla superficiale moda di osannare il personaggio di turno, tramite gossip e classifiche da rotocalco ( l’uomo più sexy del mondo, l’attore del secolo etc ) come fanno di solito i media generalisti. La motivazione per l’assegnazione della Coppa Volpi è stupenda!!!
E nel panorama delle giovani attrici vale lo stesso: poche che si distinguono dalla massa e davvero brave. La Mulligan entra nel ristretto parterre, secondo me.
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poche copie? vabbe’ allora da queste parti non ci sara’ come successo con ” THE ARTIST” che non trovo nemmeno in rete
peccato!
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Mi meraviglio che non sia stato menzionato il compagno di Marion Cotillard parlando di questo film.
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@Upper: bellissima battuta!
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