All’ultimo Festival del Cinema di Roma avevamo incontrato Francesca Loschiavo, scenografa vincitrice di ben due Oscar con The Aviator sempre di Scorsese e Sweeney Todd insieme al marito Dante Ferretti (qui il reportage), durante la presentazione di Hugo Cabret, il nuovo film di Martin Scorsese.
La coppia (rispettivamente set decorator e art director) è collaboratrice d’eccellenza di registi come Scorsese e Tim Burton, e quest’anno rischia seriamente di vincere il terzo Oscar proprio grazie a Hugo Cabret.
Le scenografie del film (che ricordo è costato ben 150 milioni di dollari) sono già considerate le migliori viste negli ultimi 12 mesi e la ricostruzione di Parigi e la creazioni e collocazione di numerosissimi oggetti di scena, il tutto finalizzato alle riprese in stereoscopia 3D, sono davvero incredibili (ne abbiamo avuto un assaggio proprio a Roma).
Il New York Times ha intervistato proprio Dante Ferretti, che ha raccontato alcuni retroscena sulla realizzazione delle scenografie del film. Ha iniziato spiegando che ogni volta che inizia una collaborazione con Scorsese, il regista lo obbliga a vedere insieme interamente molte pellicole, a volte anche solo per osservare due singole riprese!
Hugo, il protagonista interpretato da Asa Butterfield, vive tra le pareti di una stazione ferroviaria e visto che il padre era orologiaio lo scenografo ha spiegato:
“Volevamo che fosse tutto pieno di macchine, che ogni cosa si muovesse. Dentro le pareti di Hugo tutto diventa un po’ più magico. Con queste scene ho avuto modo di essere più creativo rispetto al resto. Per le sequenze con i corridoi pieni di tubi e vapore abbiamo creato un labirinto, un modo segreto di Hugo per raggiungere gli orologi”
L’altezza, la profondità degli spazi e la varietà di oggetti di scena, sono stati interamente strutturati per il miglior effetto 3D possibile. Nel film è presente anche un omaggio a Georges Méliès, uno dei padri del cinema (personaggio interpretato da Ben Kingsley). Per girare una sequenza di flashback ambientata durante la fase di riprese del film Le royaume des fées (1903), Ferretti ha spiegato di aver ricostruito lo studio di Méliès con tanto di vetri e acqua, in modo da creare un enorme serbatoio che il regista utilizzava per far sembrare che le riprese di stessero tenendo sott’acqua.
“Abbiamo costruito tutto da zero, compresi tutti i paesaggi usati per il film di Méliès” ha detto Ferretti. ”L’unica cosa presente nel film che non ho costruito è stata la mia matita.”
“Alcuni di loro erano falsi, dal momento che i libri sono pesanti pesanti e quando bisognava spostarli a causa delle cineprese si perdeva troppo tempo. Per questo Molti dei libri erano costruiti con fibra di vetro e poi dipinti. Hanno prodotto lo stesso aspetto disordinato ma ha reso il set molto più facile da gestire.“
Fonte: NYT
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