
Era uno dei film più attesi dell’anno, vuoi per il nome del regista, vuoi per il progetto spericolato di rimontarlo dopo ogni proiezione: Twixt, il nuovo film del maestro Francis Ford Coppola, arriva al festival di Torino quasi a sorpresa, annunciato il giorno prima dell’inizio della manifestazione, sollevando molta curiosità soprattutto dopo le critiche negative ricevute dal film nelle preview americane. Invece Twixt è un film sorprendente e sperimentale, che forse deluderà i più ma che sa regalare piaceri a chi guarda con la mente aperta.
La storia vede protagonista Baltimore Hall, uno scrittore di poco conto che ha scritto una serie sulle streghe che sponsorizza in piccoli centri rurali: ma quando arriva nella cittadina dello sceriffo Lagrange questi lo coinvolge nella scrittura a quattro mani di un racconto horror, ispirato a un omicidio di massa che avvenne 50 anni prima. Le sorprese non mancheranno. Scritto dallo stesso Coppola, il film è un racconto di orrore gotico che però sembra più che un film di genere, una riflessione teorica, quasi saggistica su quel tipo di romanzo, da Edgar Allan Poe a Twilight, e allo stesso tempo una sperimentazione linguistica: Dracula che incontra Un sogno lungo un giorno.

Infatti l’opera numero 26 del regista del Padrino e di Apocalypse Now, è un film che riflette in modo radicale sulla narrazione come gesto magico e mistico, sull’ispirazione come mito romantico fatto più di sonniferi che di arte (“Forse è di questo che bisogno una storia”, dice spavaldo lo sceriffo) e che diventa una sorta di parodia del gotico americano, che il film ricapitola proprio grazie al personaggio di Edgar Allan Poe, il quale rivela tanto al personaggio di Baltimore quanto allo spettatore i segreti della costruzione di ogni buona storia; e così Coppola, mentre disseziona il racconto, può sperimentare su forme, colori e linguaggi, usando il digitale e la post-produzione per reinventare il bianco e nero e la correzione dei colori, per rileggere il videoclip e la graphic novel, per giocare con la magia del nuovo cinema, come fosse un Mélies del terzo millennio.
Più di uno spettatore potrà storcere il naso, visto che il film si discosta dal’horror comunemente inteso e la natura di esperimento porta necessariamente con sé qualche debolezza, incertezza, incompletezza: ma chi si lascerà andare al gioco di Coppola potrà godere di una potente fascinazione audio-visiva (grazie alla fotografia, al montaggio, alla musica, al sonoro), di un’ironia insospettabile e gustosa, di un finale beffardo, di una regia complessa e di due sequenze in 3D (il numero esiguo è dovuto all’odio del regista per gli occhialini) di grande impatto. Senza dimenticare la gustosa recitazione dello sfatto Val Kilmer e del simpaticamente inquietante Bruce Dern. Da non perdere, ma da vedere senza attese o pregiudizi, per lasciarsi stupire. E voi che ne pensate? Andrete a vedere questo film? Nel frattempo continuate a seguirci su Screenweek, dal festival di Torino.

ADV
dal Blog di The Avengers
dal Blog dei Transformers
dal Blog di Biancaneve e il Cacciatore
dal Blog di BattleshipRSS Feed e Aggiornamenti via Email
Feed dei post
Feed dei commentiSottoscrivi blog.screenweek.it via e-mail:
riceverai al massimo una e-mail al giorno
e solo se abbiamo pubblicato nuovi contenuti.Powered by FeedBurner
Facebook
ADV
Google+




YouTube
