The Descendants, Clooney e la dignità del dolore

Scritto il 2 dicembre 2011 @ 20:10 da emanuele.r in

Attesissimo, arriva fuori concorso al festival di Torino il nuovo film di Alexander Payne, un commedia dolorosa sui legami familiari con un perfetto George Clooney.


La famiglia può essere un’ancora di salvezza o l’iceberg che ti fa affondare. Da questa medaglia a due facce parte Alexander Payne, il bravo regista di Sideways e A proposito di Schmidt, per realizzare il suo sesto film The Descendants, dramma malinconico e sorridente in odore di Oscar con cui raccontare in modo anomalo la morte.
Il protagonista è Matt King la cui vita è a un doppio punto di svolta: non solo la moglie in coma è ormai irrecuperabile tanto da doverle staccare la spina, ma le terre di cui è affidatario per conto della sua famiglia devono essere vendute al più presto. Comincia così un giro tra i suoi parenti e amici, per risolvere la questione d’affari, e quelli della moglie, per comunicare la triste notizia: ovviamente, le sorprese sono dietro l’angolo. Film variegato e di sottile raffinatezza, scritto da Payne con Nat Faxon e Jim Rash, a partire da un romanzo di Kaui Hart Hemmings, che racconta i legami e le catene che abbiamo con le persone che ci circondano.

Ambientato nella cornice delle Hawaii, ritratte come un luogo ancestrale più che come un paradiso terrestre, il film mette in scena il tema delle discendenza, dell’eredità di sangue ma non solo con cui dobbiamo fare i conti, di quelle radici sicure eppure opprimenti che ci tengono bloccati alla nostra casa, alla nostra gente, alla terra: non è questione di scegliere, non di partire o morire, ma semplicemente di affrontare le questione con la consapevolezza dei lati negativi della vita e delle persone e con dignità. Parte come una commedia dai tratti malinconici il film di Payne, restando in superficie, ma poi dopo poco più di mezz’ora trova il tocco giusto la notevole sensibilità – tratto distintivo del regista – con cui raccontare fragilità e forza, dubbi e certezze e verità tristi come quella del dolore.
Un film umanista come sempre il cinema di Payne , fatto di persone e personaggi, di trovate drammaturgiche che diventano specchi di riflessione, di viaggi che si tramutano in riflessioni: la sceneggiatura ha la cura e il respiro tipico del regista, sebbene conceda qualcosa di troppo alla risatina, ma la regia conferma la serietà dell’autore, la sua concretezza, la sua bravura nel toccare le emozioni senza strafare. E poi, potrebbe essere il film con cui George Clooney vince l’Oscar da protagonista per la prima volta, e se lo meriterebbe: il suo uomo mediocre, incerto, buffo e sconfitto che trova la forza di fare la cosa giusta gli permette di dare una prova perfetta. L’uscita in Italia è prevista a febbraio: andrete a vederlo? Intanto noi ve lo consigliamo, come vi consigliamo di continuarci a seguire su Screenweek coi film del Festival di Torino.

Contenuto interessante? Consiglialo!

6 commenti su “The Descendants, Clooney e la dignità del dolore”

Feed dei commenti di questo post

  • Dio scrive:

    Ma non e ancora uscito qui? E da mesi che lo aspetto.

    Segnala

  • emanuele.r scrive:

    Dovrebbe uscire il 24 febbraio, a ridosso degli Oscar.

    Segnala

  • Dio scrive:

    Ah ok avevo visto i trailer un mese o due mesi fa e pensavo fosse uscito almeno in america. Te che l’hai visto come te sembrato il cast “giovane”? in giro per i siti americani ci sono tanti complimenti per le due ragazze le figlie di George nel film.

    Segnala

  • emanuele.r scrive:

    Sì, in America è uscito il 16 novembre

    Segnala

  • Dio scrive:

    Ah grazie non vedo l’ora che esca sto film mi attira.

    Segnala

  • steutd scrive:

    sono sincero: non c’ho visto niente di quello che scrivi. Regia che si limita al compitino, abdicando le trovate alla voce narrante, con tante cartoline scontare e sfocate di promontori incantati, pioggia sulla spiaggia o fontane neoclassiche. mi è sembrato il classico film su un classicissimo personaggio che cerca di fare la cosa giusta malgrado i suoi limiti e la perdita per la persona amata. Secondo me, e forse qui giustamente, parte dell’hype che sta anticipando in Italia questa pellicola (e che ho letto nella stampa mondiale) è dovuta al tema del testamento biologico, mettendo parenti e amici di fronte al corpo inerme di una persona tenuta in vita con il respiratore e che rinuncia alle cure per lasciarsi morire. questo credo sia un tema degno e ‘unica cosa che mi ha interessato nel film ma un po’ poco per lanciare voci di capolavoro che ho letto in giro (non qui dove hai scritto una recensione onesta con cui sono semplicemente in disaccordo per gusto personale, ovviamente)

    Segnala

Commenti

Nei blog del network di Screenweek.it i commenti sono aperti a chiunque desideri contribuire alla discussione. La redazione dei blog si riserva di rimuovere senza alcun preavviso e a suo insindacabile giudizio i commenti che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili e che contengano promozioni, pubblicità o dati personali. Saranno altresì moderati i commenti "off-topic", non correlati all’argomento principale del post, o comunque provocatori e tali da disturbare la discussione senza aggiungere nulla al dibattito in corso. Per maggiori informazioni leggi la Policy di Moderazione Commenti.

Consigli per lo shopping su Amazon