Box Office Italia, Il Gatto con gli Stivali sale in vetta agli incassi il 27 dicembre

Scritto il 28 dicembre 2011 @ 09:47 da Leotruman in

Il Gatto con Gli Stivali sale in vetta alla classifica italiano nel giorno seguente la festività di Santo Stefano, ma Sherlock Holmes 2 continua a dominare per numero di spettatori. Sempre distanti le due commedie italiane e la crisi del Cinepanettone è ormai definitiva:

Analizzando gli incassi italiani del 27 dicembre alcune considerazioni preliminari che avevamo fatto diventano sempre più concrete. Il Gatto con gli Stivali Sherlock Holmes: Gioco di Ombre continuano a mantenere la vetta della classifica (il primo per incassi, il secondo per numero di spettatori) e sono destinati ad essere i vincitori della sfida di Natale: tra l’altro erano anni che non trovavamo due pellicole non in italiane al vertice in questo periodo.

Vacanze di Natale a Cortina alla fine continuerà a prevalere sul rivale Pieraccioni, ma di questo passo gli incassi rischiano seriamente di raggiungere a fatica gli 11-12 milioni di euro a fine corsa, un crollo spaventoso almeno per quanto riguarda il Cinepanettone.

Il calo di spettatori e soprattutto di incassi rispetto al 2010 continua a mantenersi su valori costanti. Nello stesso giorno dell’anno passato (che cadeva di lunedì) La Banda dei Babbi Natale raccoglieva 900mila euro, Natale in Sudafrica 740mila e le Cronache di Narnia 3 oltre 500mila euro. La top-ten ha raccolto circa 3.2 milioni contro gli oltre 3.5 milioni dello scorso anno (-10% circa).

Ecco la classifica di ieri:

1) IL GATTO CON GLI STIVALI: 780mila euro (100mila spettatori) – Totale 7.79 milioni

2) SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE: 772mila euro (122mila spettatori) – Totale 10.53 milioni

3) VACANZE DI NATALE A CORTINA: 490mila euro (80mila spettatori) – Totale 7.26 milioni

4) FINALMENTE LA FELICITA‘: 363mila euro (223mila spettatori) – Totale 6 milioni

5) CAPODANNO A NEW YORK: 268mila euro (43mila spettatori) – Totale 1.66 milioni

6) IL FIGLIO DI BABBO NATALE: 164mila euro (23mila spettatori) – Totale 937mila

7) LE IDI DI MARZO: 138mila euro (22mila spettatori) – Totale 1.88 milioni

8 ) MIDNIGHT IN PARIS: 97mila euro (16mila spettatori) – Totale 7.45 milioni

9) IL PRINCIPE DEL DESERTO: 49mila euro (8.300 spettatori) – Totale 476mila

10) THE ARTIST: 37mila (6.500 spettatori) – Totale 495mila

11) EMOTIVI ANONIMI: 22mila (4mila spettatori) Totale: 151mila

12) ARTHUR 3 – LA GUERRA DEI DUE MONDI: 21mila (3800 spettatori) – Totale 134mila

Continuate a seguirci per tutte le feste, perché come sempre vi daremo aggiornamenti costanti sugli incassi cinematografici, che troverete come sempre nella nostra sezione dedicata al Box Office oppure sulla nostra pagina Facebook

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24 commenti su “Box Office Italia, Il Gatto con gli Stivali sale in vetta agli incassi il 27 dicembre”

Feed dei commenti di questo post

  • andrea scrive:

    mi fa paicere perché IL GATTO CON GLI STIVALI é un bel film.

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  • tonystark scrive:

    E Woody Allen senza clamore continua a macinare incassi. Alla fine il vero vincitore morale è lui, l’altro è The Artist, che parte da un contesto molto più ridotto …
    Sono contento della classifica e Clooney merita di più.

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  • roelbos scrive:

    M’è stato mandato questo articolo scritto da non so chi:

    ”Se a precipitare dall’alto fosse stato Babbo Natale in persona, non avrebbe fatto un tonfo tanto forte. Gli italiani sono stati spietati nei confronti di Neri Parenti, colpevole, probabilmente, di aver sostituito nel suo “Vacanze di Natale a Cortina” le solite due ragazzotte tentatrici in abiti succinti con Ivano Marescotti e Giuseppe Giacobazzi. L’uno bravo e l’altro simpatico, per carità, ma si sa cos’è che tira di più. Non ci sono tante altre spiegazioni all’insuccesso di botteghino del nuovo cinepanettone firmato De Sica, che ha incassato nel primo weekend (dati ComingSoon-Cinetel) “solo” 1.623.292 euro in 551 sale cinematografiche, contro i 3.246.048 euro del suo predecessore, “Vacanze di Natale in Sud Africa” interpretato, tra le altre, dall’impareggiabile Belen Rodriguez (e tutto torna). Inutile il tentativo di riportare il cinepanettone in Italia, nella stereotipata Cortina d’Ampezzo piena di ricchi e vip, forse per strizzare l’occhio alle tendenze delle vacanze di queste festività, dove le piste da sci vincono sui Caraibi, o forse per riesumare il ricordo dei primi film del genere, nei primi anni ottanta, nell’Italia benestante, spensierata e ottimista. Inutile perché la trama, al solito, è scoraggiante: un facoltoso avvocato, che deve riappacificarsi con la moglie, e un ricchissimo ingegnere, che deve chiudere un affare, si ritrovano nella località dolomitica dando vita a una serie di gag, ma soprattutto corna. Buon Natale”

    Dimostra quanto vado a dire da tempo. Ormai intorno a questa serie s’è creata una tale rete di interessi che si cerca in ogni modo di ‘ammorbidire’ il flop..Che questo delirio sia stato conato dall’ufficio stampa di quella… impareggiabile? E’ possibile! Un delirio che offende la capacità cognitiva di milioni di persone che, secondo chi ha steso ‘sta cosa, non ha altro interesse di vedere ‘impareggiabili’ carciofette sullo schermo. Consiglio, inoltre, a questo signore di uscire un po’ di più dal suo mondo di cartapesta per guardarsi intorno e vedere quante belle ragazze e donne ci sono in giro.

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  • tonystark scrive:

    @roelbos: sembra il retroscena di un programma tv delle reti nazionali generaliste :)
    Di certo il Cinepanettone è diventato un format ‘istituzionale’ per il mondo dello spettacolo.
    Una modalità per diventare popolare e ravvivare la carriera con una hit al botteghino, oltre che un sitema per far esordire ‘giovani’ e ‘starlette’ che coltivano speranze o ruotano intorno all’ambiente.
    In altre parole, per molti è una tappa quasi obbligata, , se non altro per continuare a stare nel circuito e in un certo giro che conta. Sul capitolo ‘Dimensioni Parallele’ rimando al triste spettacolino allestito per lanciare in DVD Box Office 3D, dove si parla di hit nelle vendite, del film italiano più visto alla Mostra del Cinema di Venezia ( che errore! ) e altre bufale varie …

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  • Marco scrive:

    Sul Gatto e su Sherlock non so esprimermi qualitativamente e quindi non so se meritano gli incassi, per quanto riguarda il mero fattore economico l’Italia in queste vacanze segue il trend internazionale invece che abbandonarsi al classico provincialismo.
    La crisi del cinepanettone forse spianerà la strada a Zalone ed altri per i Natali a venire, ma alla lunga sarebbe solo un finto rinnovamento.
    La vera innovazione sarebbe proporre film italiani appetibili commercialmente e che non siano commedie (da questo punto di vista Moretti e sorrentino fanNo qualcosa, ma non avranno mai il coraggio di fare uscire film simili nelle feste e in ogni caso sono film che difficilmente supererebbero i dieci milioni).
    Per il resto Clooney e The artist arrancano, segno che il pubblico dei cinepanettoni si riversa su Sherlock o se ne sta direttamente a casa, ma non ècerto diventato più colto cinematograficamente e/o disposto a informarsi sul resto dell’offerta.

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  • tonystark scrive:

    Il problema è che manca da tempo la capacità di proporre ed offrire il prodotto medio, il film che fa da trait d’union tra il cinema alto, d’autore e personale ed il cinema popolare che si identifica oggi con i cinepanettoni o con le loro evoluzioni. Film riconoscibili, realizzati con professionalità, di diversa ispirazione, appartenenti a generi differenti, e che attraversandoli con il mestiere e l’inventiva, risece a creare sorprese e/o portare innovazioni di genere e di linguaggio, attraverso una sperimentazione accessibile e competente. E in questo modo una parte del pubblico potrebbe venire attirata e portata a compiere altre scelte. Per il resto The artist e Clooney si comportano discretamente con il pubblico di qualità, di nicchia. Il primo ha pochissime sale, al secondo manca ancora una fetta del pubblico di riferimento per questo tipo di film. Non quello degli Ocean’s o delle commedie romantiche ma di gussti impegnati. E poi è da un po’ di tempo che i film italiani più interessanti vengono visti e riscuotono successi all’estero e non in Italia.

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  • roelbos scrive:

    Basti pensare questo periodo si chiamava con un termine per me fastidiosissimo: ‘l’abbuffata di Natale’. Ecco, ora han bisogno del bicarbonato!

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  • Upper scrive:

    E vabbé, bisogna pure commentarlo un articolo scritto così?
    Da notare che Il gatto è primo ma come spettatori primeggia Sherlock Holmes 2, il che induce una discussione seria sugli indicatori reali del cinema, non gli incassi ma il numero di paganti come in mercati seri come quello francese si fa da anni.
    Non c’è storia e a questo punto anche le rosee aspettative degli incassi di Guy Ritchie vanno ridimensionate. Potrebbe essere questo il primo Natale da tempo immane in cui nessun film raggiunge i 20 milioni di euro. Un disastro che ovviamente tutte le fonti tenteranno di mascherare. Già me li vedo nei supercontenitori televisivi a negare il crollo.
    La Ferilli ha detto che “Quest’anno c’è stata una virata sul buongusto, più attenzione alla sceneggiatura. Se portiamo a casa 15-17 milioni, come nelle previsioni, va bene. I conti si fanno alla fine delle feste”. Poverella: sono partiti con l’intento di stracciare Pieraccioni invece le distanze saranno minime, hanno spacciato l’ultimo episodio come uno dei migliori e faranno incassi pessimi, e i 15-17 milioni li vedono col binocolo.

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  • giger scrive:

    Due parole sul crollo di cinepanettoni e simili… penso che il pubblico nazionalpopolare che sempre ha affollato le sale ridendo con de sica & co. quest’anno non trovi affatto divertente vedere sullo schermo gente che spende e spande per vacanze che pochi si possono permettere. In tempi duri come quello che stiamo vivendo i personaggi stereotipo dell’italietta furba, ricca e spensierata anziché far ridere fanno girare le bolas. Pieraccioni sta finendo la sua corsa, è troppo vecchio perché le sue conquiste siano credibili, e la gente ormai ha capito che se sei un signor nessuno le f… le belle ragazze manco ti vedono. Perché tanto successo per i soliti idioti? Oggi l’umorismo vincente è quello che dissacra tutto e tutti, il mondo è cinico e baro e i più giovani l’hanno capito prima degli altri.
    Due parole sugli altri film natalizi. Non capisco perché gioire tanto se due prodotti stra-commerciali come sherlock holmes e il gatto hanno la meglio sui prodotti commerciali nostrali. Dov’è il miglioramento? Non capisco. Sherlock sono andato a vederlo, davvero niente di che, un film d’azione fatto solo per riempire le sale; almeno potevano spendere un po’ di più per la sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti.

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  • Marco scrive:

    Sherlock non l’ho visto (non ho ancora visto neanche il primo), così come il Gatto, non mi esprimo sulla loro qualità, l’unica cosa certa è che Hollywood e gli USA, pur con i loro problemi di creatività (si vedano i tanti e troppi sequel), non propongono lo stesso film (riadattato alla moda del momento con le fighette del momento) da 25 anni e allo stesso tempo a Natale affiancano alle pellicole mainstream qualcosa di più coraggioso e/o autoriale, mentre in Italia certi titoli nella maggior parte dei casi sono rimandati a dopo le feste, per garantire comunque a De Sica, Pieraccioni, ecc. il minimo sindacale; infatti a fine corsa supereranno o comunque si avvicineranno ai numeri de I soliti idioti che tu hai citato.

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  • giger scrive:

    D’accordo, ho capito, però il problema non è solo quello della distribuzione ma anche quello del pubblico, e lo dicevi anche tu nel tuo precedente intervento. Pubblico che non legge, che non si informa, che guarda una televisione oscena, che al cinema si vuole divertire e basta. Se avessero dato molte più sale a The artist sarebbe andata molta più gente a vederlo? Non credo. Io l’ho visto in una piccola sala ed era piena, ma guarda caso c’era la stessa gente che nello stesso cinema la settimana prima ho incontrato per il film di Kaurismaki. Non c’erano gruppi di giovani, non c’erano famiglie. Sono film di nicchia, ok. Ma in Italia registi o sceneggiatori capaci di creare prodotti “medi” non mi pare ce ne siano. Moretti, Sorrentino, Garrone, Crialese… fanno film che per tematiche e linguaggio sono di nicchia (il successo di This must be the place potrebbe aprire qualche speranza? Non so), il resto è cinema commerciale di livello medio basso (Zalone, AG&G, i vari manuali, robe con bisio, salemme ecc.). Abbiamo un Besson in Italia, un Kassovitz? Potrei dirti Salvatores o Virzì, gli unici capaci di mettere insieme qualità e pubblico, che ti devo dire, facciamogli fare più film ;-)

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  • tonystark scrive:

    @giger: si gioisce perchè è successo qualcosa di nuovo al botteghino. Una frenata così brusca dei cinepanettoni, almeno in questi termini, prima non vi era stata. E si spera, come i dati lasciano presagire, che la tendenza al flop sia definitiva. Non per una questione di snobismo ma per la situazione che i cinepanettoni hanno creato nel corso degli anni. Ben inteso, per il pubblico italiano è una tradizione storica premiare al botteghino le commedie e non penso che cambierà radicalmente in futuro.
    Neanche a me è piaciuto Sherlock e attendo di vedere Il Gatto all’opera, ma un qualsiasi BB made in Usa ( tranne davvero poche eccezioni ) è superiore a tante vaccate italiane, se non altro come dimostrazione di professionalità. Mi sento di concordare con tutti. Ed è particolarmente vero che una delle cause principali di declino della commedia italiana, a livello storico, è non essere più in sintonia con i tempi e di non saper più rappresentare la società nelle sue tendenze maggiori. Quindi poca o nulla identificazione del pubblico. Soltanto che in passato questo compito era svolto da grandi maestri ed artigiani del cinema, che sono poi scomparsi o sono inariditi creativamente, non sapendo più rinnovarsi o scegliendo strade diverse. Quì parliamo solo di soldi e di un sistema produttivo italiano incompleto con molti limiti e arretarto sotto tanti aspetti.

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  • tonystark scrive:

    @giger: concordo su tutto .. mi riferisco proprio al cinema medio italiano che in passato ha fatto la fortuna del nostro cinema ed ha finanziato i grandi autori, capolavori compresi. Ed erano film ESPORTABILI.
    Poi c’è il problema del sistema produttivo italiano che ha molte distorsioni.
    Alla fine anche il pubblico del web coincide con il pubblico più qualificato o interessato. 5 milioni di utenti
    ( tra persone informate, colte, specializzate + nerd, professionisti e la quota di giovani ) e si resta sempre intorno a questi numeri.

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  • Upper scrive:

    Si fanno esempi di registi che riescono a mettere insieme qualità e pubblico e mi si cità Luc Besson che sono anni che va in giro dicendo che il prossimo sarà il suo ultimo film e mi fa una trilogia demenziale tratta da un suo libro demenziale, uno che chiama a raccolta i fan senza dirgli manco la trama del film, uno che produce stronzate hollywoodiane come Il quinto elemento? E vogliamo parlare di Kassovitz? Qual è il suo curriculum: Gothika, Babylon A.D., I fiumi di porpora? Due su tre sono aberranti flop commerciali e l’altro è stato ingigantito dal suo alone leggendario ma non è proprio niente di che. Meglio che se li tengano. Se vogliamo parlare di Autori, gente che metta d’accordo qualità e pubblico io credo che dovremmo guardare a Steven Spielberg, i fratelli Coen, David Fincher, James Cameron, Quentin Tarantino, Paul Thomas Anderson, Martin Scorsese, Paul Greengrass, Peter Jackson, Steven Soderbergh.
    Questi sì che sono registi coi fiocchi che riescono a mantenere il filo, sprezzanti, geniali e soprattutto liberi. Immaginate un po’ cosa sarebbe successo in Italia se un giovane si fosse presentato con una sceneggiatura su una storia a intreccio con due sicari, uno bianco e uno nero che cita la Bibbia, una coppia di rapinatori di fast-food, un boss che viene investito da un pugile che precedentemente aveva corrotto, due pervertiti che li imprigionano e li seviziano, la moglie del boss che balla e che rischia di morire per overdose. Lo avrebbero cacciato a pedate. Questo manca: il coraggio di puntare su una storia ben fatta per quanto assurda senza paura che poi il pubblico non vada a vederlo. Ma purtroppo sarà sempre così finché non ci saranno delle case di produzione libere senza sovvenzionamenti statali e soprattutto senza una televisione di stato in mano ai partiti che decidono a chi fare o no la pubblicità. Questo è un paese senza coraggio, non senza un mercato domanda/offerta.

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  • alex1989 scrive:

    This must be the place un successo?????allora sherlock è capolavoro permettetemi,This must be the place è un film fatto male, ma sponsorizzato bene,(in italia ovviamente),all’estero ha preso critiche a non finire, e ovunque,volevano l’oscar e forse gli danno il telegatto di baudo
    ricordo che il popolo italiano non va a vedere giu al nord, poi gli metti un milanese e un napoletano e riempiono le sale x una copia spudorata del film,benvenuti al sud
    benvenuti al sud, e la peggior settimana della mia vita ,sono cloni, ma con personaggi popolari funzionano alal grande
    sherlock holmes non è un capolavoro ma ha attori,noi no,sono loro bravi a rendere un film che è peggio del primo cmq accettabile

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  • tonystark scrive:

    Giger ha giustamente citato gli autori italiani in grado di presentarsi con le carte in regola, in Italia e all’estero. Besson e Kassovitz sono stati degli apripista in Francia e soprattutto il primo ha cercato di proporre in salsa francese un modello di kolossal americano ( tramite la Gaumont ). Kassovitz ha provato a fare lo stesso con il cinema di genere. Questo per dire che paesi diversi dal nostro, al di là di alcuni singoli risultati, hanno un sistema produttivo/creativo/industriale capace di creare un proprio star system, degno di tale nome, di convogliare e tradurre in offerta, una vitalità ed una capacità che da noi non viene alla luce oppure se c’è deve seguire vie traverse per non adeguarsi al sistema attuale ( e continuare a lavorare ).

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  • giger scrive:

    @upper
    i registi che tu citi sono quasi tutti americani ed ho voluto evitare questo tipo di paragone impietoso perché non so se in Italia ci siano produttori con capacità di investimento assimilabili e professionisti di quel livello. Non starò a difendere Besson che non amo neanche particolarmente (e che comunque ha fatto anche qualche bel film come Le dernier combat e Leon) nè Kassovitz, sono i primi nomi di registi europei che mi sono venuti in mente per fare esempi di cinema per così dire “medio”. Io non sono americocentrico, a dirla tutta i film che amo e che preferisco sono quasi tutti di matrice europea, spesso poco conosciuti. Ma terrò presente, a citare Scorsese, Coen e Fincher si fa sempre bella figura ;-)
    @tonystark: ecco, si, grazie. E riguardo al tuo intervento di prima quei registi lì (Monicelli, Risi, De Sica sr.) li rimpiango anch’io tanto.

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  • giger scrive:

    @alex1989
    Il successo del film di Sorrentino è ovviamente un successo relativo, 6 milioni di incasso per un film di quel tipo mi sembrano una cifra significativa. Che poi di fatto non sia un film memorabile è ancora un altro discorso, io che ho amato L’uomo in più e Le conseguenze dell’amore non l’ho apprezzato più di tanto, per esempio; ma il mio era un discorso più generale, e mettere a confronto This must be the place con Sherlock Holmes mi pare che non abbia nessun senso.

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  • tonystark scrive:

    @giger et Upper: bisogna intendersi su i tempi. Mi spiego: se prendiamo i nomi citati da moltissimi anni a questa parte non sono più autori di un cinema medio. Ora sono il golden standard del cinema anglofono. Hanno esordito ed hanno mosso i primi anni in questo solco, generando poi capolavori e diventando autori di fama mondiale in tempi diversi.
    E hanno trovato un terreno favorevole e possibilità per venire fuori.
    Ci tengo a dire che altre cinematografie, ad esempio quella francese, non sono esenti da difetti, errori, clientele e raccomandazioni. Ma sono nettamente più vivaci, ricettive e dinamiche e meglio strutturate
    Propongo una riflessione ricca di spunti del produttore Riccardo Tozzi: ‘Negli ultimi 10 anni abbiamo ( lui e qualche altro produttore ) rimesso in piedi il cinema italiano, ritornando a darci delle regole, in primo luogo la narratività e abbiamo badato molto al rapporto con il pubblico. Penso che in questo senso dobbiamo stare attenti perchè se ci schiacciamo troppo su una narratività coerente e una attenzione eccessiva al possibile interesse del pubblico, rischiamo di chiudere il nostro arco. Inviterei a scostarci, a lavorare più a salti, con più fantasia e più rischio. Lo sento anche come esigenza industriale. Abbiamo creato i nostri schemi in questo decennio, ribellandoci ad un cinema totalmente scombinato, che aveva perso tutto. Riproporre il tema del rapporto con il pubblico, di una narratività coerente era necessario per riprendere le coordinate. E’ come se ci fossimo ribellati ad una cosa troppo vecchia e la nostra novità non è poi così nuova e va messa in crisi’.

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  • giger scrive:

    @tonystark
    Come spettatore condivido la riflessione e l’autocritica di Riccardo Tozzi, quello che manca al cinema italiano attuale è in particolare lo spazio per la fantasia, se poi sia questione di coraggio dei produttori o di carenza di autori non lo so. Le regole di cui parla Tozzi erano necessarie, negli anni 90 il cinema italiano era praticamente morto; fatto sta che, lasciando parte cinepanettoni, moccia e manuali vari, la maggior parte dei titoli italiani degli ultimi anni, e penso a prodotti comunque buoni tipo Tutta la vita davanti o La nostra vita, propongono, con rare eccezioni, plot legati alla vita comune, alle problematiche esistenziali, ai rapporti familiari o di coppia. Questo non sarebbe un male di per sé, c’è stata per esempio ultimamente una grande attenzione per le tematiche interculturali e per le storie legate all’immigrazione. Però mancano, o se ci sono non arrivano in sala, le alternative, cioè film capaci di farci uscire dalla quotidianità e di trasportarci in mondi diversi, dando alla realtà prospettive più ampie o più eccentriche. Ecco perché poi pellicole americane neanche tanto speciali fanno incassare decine di milioni.

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  • Damiax scrive:

    Felice che a dominare siano 2 personaggi classici reinventati per il grande schermo quali Il Gatto con gli stivali di Banderas (concordo con il 1° commento, è un bel film) e il Sherlock Holmes di Downey jr: spero che continuino a macinare ottimi incassi fino a metà gennaio, ovvero quando la (povera) stagione natalizia 2011 volgerà al termine.
    Meritatissimo il risultato di Midnight in Paris (2° miglior risultato di Allen in Italia dopo Match Point), il divertente cartoon natalizio Il figlio di Babbo Natale comincia a carburare un pochino, mentre il bellissimo The Artist merita un risultato superiore (grazie alla stagione dei premi, qualcosina in più guadagnerà).

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  • Marco scrive:

    Visto che qualcuno parlava di cinema francese vi cito alcuni titoli degli ultimi anni e sarei curioso di sapere se ci sono film italiani paragonabili, a livello di qualità ma soprattutto di esportabilità:

    Il favoloso mondo di Amelie
    Lo scafandro e la farfalla
    Martyrs (personalmente lo ritengo spazzatura, resta di fatto che in Italia non vedrebbe mai la luce un prodotto simile)
    Un profeta
    La classe
    Il concerto
    Tomboy (film di uscita recente che vi consiglio)

    Per non parlare degli attori, Marion Cotillard, Melanie Laurent e Vincent Cassel lavorano con i più grandi registi del mondo e parlano un perfetto inglese, anche qualora recitino in un film francese lo rendono automaticamente più esportabile. Quali attori italiani sono famosi all’estero?

    Il tutto si riflette anche in incassi stratosferici, dove ci guadagnano soprattutto film innocui come Giù al nord, ma spesso scatta il colpaccio di film come The tree of life o The artist.

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  • Upper scrive:

    Guarda Marco questa sbornia puzzona è proprio evitabile. Ti faccio una lista di film italiani esportabili all’estero lunga un chilometro. Vogliamo parlare di Habemus Papam (primo in classifica del Cahier du cinema di quest’anno)? Di Gomorra, premio della giuria a Cannes? Di Io sono l’amore? Di Il Divo, un capolavoro incredibile e irripetibile? Di Sorelle mai? Di La prima cosa bella? Di Mine vaganti? Di La nostra vita? Di Draquila? Per non parlare della Comencini (parlo di Francesca e non di quella caprona della sorella, eh) che ogni film che sforna è un puro e semplice colpo al cuore.

    Riconosco comunque che il nostro cinema è molto legato alla regia e non ha attori seriamente esportabili (quando ci provano crollano miseramente, vedi Cucinotta, Murino e Santamaria) ma se ci fissiamo solo sui vari Zalone, AG&G, De Sica, Brizzi siamo ben lontani dallo scoprire che il talento c’è eccome. In questo, da bravi italiani, siamo parecchio lamentosi e masochisti.

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  • tonystark scrive:

    Infatti la lista dei film italiani esportabili all’estero si ferma ai titoli citati da Upper ( tranne la Comencini ) e si raggiungono poche decine espandendo la ricerca nel corso degli anni. Si tratta in fondo sempre del solito pacchetto di autori a cui si aggiunge in corso d’opera la scoperta ( che magari lavora da anni e poi centra il colpo vincente ) o l’autore nuovo. Poi cosa resta? La fiction imperante, che per molti registi e gente del mestiere, è l’unico modo per lavorare. Si fa pochissimo cinema in Italia, molti titoli restano invisibili e penso a opere presentate unicamente nei Festival o film underground indipendenti o a microbudget come quelli recensiti da Filippo Magnifico. Non è un confronto tra chi fa un elenco di film più lungo dell’altro. E nemmeno esterofilia spicciola o ‘sbornia’.
    In Francia esistono i finanziamenti pubblici per il cinema, con tanto di pressioni del tutto uguali a quelle italiane ( parentele e affini ) e , per esempio, un film come Il Profeta di fatto interamente finanziato dallo Stato, guarda caso vince una messe di Cesar e viene scelto come rappresentante agli Oscar.
    Ma c’è un però. In Francia c’è un vero sistema per il cinema, pubblico-privato, si difende la propria lingua e le proprie radici culturali e si mantiene contemporaneamente aperta la finestra sul mondo. Le commissioni di valutazione, fatte comunque da gente competente, vedono le opere e i film si fanno non per incassare il contributo e guadagnarci sopra, fregandosene allegramente del film, ma accade il contrario. Investo per film che funzionano, e che possono in molti casi incassare. E molte volte escono film validi con i requisiti indicati in altri post, e magari con meno talenti a disposizione come senza dubbio potremmo avere in Italia.
    Mi riallaccio a Giger: Tozzi ha premesso giustamente:
    ‘Proseguiamo come abbiamo sempre fatto. Inventandoci le cose che ci servono e mettendo insieme tutti i pezzettini possibili in quel momento’. Ed è grazie a questo spirito, ed alla volontà di pochi produttori ( Fandango, Catlleya, Lucky Red ) e di scelte a volte più illuminate di Rai Cinema, un po’ meno Medusa che è stato possibile far nascere i film citati da Upper.
    L’intervento di Tozzi, un buon produttore ispirato, racchiude molte altre cose.
    La prima ha origini storiche ed estetiche. Il cinema italiano negli anni 80 era distrutto.
    Si era chiusa per sempre l’epoca dei grandi maestri ed artigiani del cinema italiano e quel modo di produrre i film. Erano esplose le tv private ed i film commerciali imitavano l’estetica della televisione del periodo. Gli autori che avevano perso il contatto con la realtà avevano scelto la politica del rifiuto verso il pubblico, di chiusura e di isolamento elitario. E una prima generazione di trentenni iniziava con le proprie forze e contro la cattiveria espressa dai padri, proponeva le proprie opere. Stiamo parlando di Alatri, Tornatore, Salvatores, Mazzacurati etc. Situazione simile negli anni Novanta, con una situazione totalmente negativa per gli incassi di film italiani ( tranne i soliti film comici, quelli con i mattatori e qualche raro exploit per titoli che riuscirono ad imporsi spezzando il circolo vizioso e ottenendo attenzione, vedi il cinema di Virzì ). Boxoffice dominato dai titoli Usa. Ed il diktat culturale come descritto in maniera illuminante da Nanni Moretti in Caro Diario, si potevano solo girare film ‘esistenziali’, politici, seriosi, che parlano di drammi interiori, di poveri, di fatti storici controversi … A partire dalla fine degli anni Novanta si prova a cambiare marcia ed a creare un movimento di giovani autori uniti agli splendidi quarantenni ormai affermati. Et voilà. nel 2001 Moretti, Ozpetek e Muccino jr riportano gli italiani al cinema a vedere cinema italiano … Con temi anche drammatici ma con uno stile, un approccio ed un tentativo di ricostruire il linguaggio cinematografico, ancora troppo frammentato e legato a film singoli.
    Il resto è storia. Arriviamo nel 2011. Ora ci troviamo nell’esatto opposto. Si girano film più per venire incontro a quello che si pensa possa sempre piacere al pubblico e non per come e da chi vengono realizzati. Prima il cinema italiano sapevano trovare ed offrire le forme narrative capaci di raccontare il presente, la realtà e la fantasia. Oggi manca a livello generale questa capacità.
    La seconda cosa sono le condizioni italiane in cui un produttore come Tozzi deve lavorare.
    Lo Stato ha mantenuto il FUS ( sistema micidiale ) solo grazie alle accise su i carburanti.
    Per il resto ha smantellato e sta chiudendo quasi tutti i rubinetti di finanziamento per la cultura, lasciando il compito alle Film Commission regionali. I pochi soldi che ci sono vanno alle solite Fondazioni, controllate dalle solite menti che fanno capo a ben precisi gruppi di interesse e di orientamento culturale, politico ed economico. Purtroppo una parte del Fus serve per mantenere in piedi anche quel poco di formazione, di scuole e di strutture per lo spettacolo e le arti in generali … Quindi se si chiude il Fus si condannano a morte la danza, scuole, accademie etc. Ed i grandi ipercettori di finanziamenti comunque hanno la possibilità di ottenere fondi in altri modi.
    Risulta che banche, istituti di credito finanziano il cinema ? O che esistono fondi finanziari dedicati all’investimento cinematografico? Di norma no. Le banche sborsano soldi solo se ti chiami Medusa, hai grandi dimensioni, ed offri molte garanzie: accesso a contributi e agevolazioni, presenza di star e nomi importanti del panorama cinematografico, garanzia di coproduzione, dove ognuno paga la sua quota.
    In altri termini oltre al duopolio Rai/Mediaset, realtà principali con le quali tutti quelli che fanno cinema si devono confrontare e sulle loro piattaforme dipende in buona parte il passaggio e la valorizzazione dei film dopo l’uscita, non ci sono molti spazi.
    E produttori ‘medi’ come Tozzi, non sono esattamente ricchi, per fare un film debbono ricorrere ai contributi ed alle facilities delle Film Commission regionali, altrimenti il film non si fa. E costruire un paziente mosaico di spiragli ( tra cui la coproduzione con Rai e Mediaset, il product placement introdotto liberamente da alcuni anni etc ).
    Gli altri? Una volta esisteva la figura del grande produttore come De Laurentiis e Cecchi Gori. Ora non esistono più, tranne Aurelio che ha il cinepanettone.
    I produttori indipendenti hanno pochissimi soldi, molte difficoltà e budget che vanno bene più per intenet, i documentari, la videoarte ..Ed insieme a molti produttori medi ed a piccoli/medi operatori e distributori sono pure parecchio indebitati. Altri, tra cui alcuni attori ed ex, producono solo fiction, almeno lì i soldi seppure ridotti e le facilitazioni, identiche a quelle per il cinema, ci sono.
    Ed il primo nucleo di tax credit/tax shelter creato in Italia per eliminare i finanziamenti diretti ed i clientelismi collegati funziona solo in parte perchè lo Stato non rimborsa puntualmente le agevolazioni maturando un debito pluriennale con i produttori ( ad esempio il credito d’imposta ). Tanto alla fine tutto si risolve con una bella accisa sulla benzina o con qualche tassa straordinaria in più.
    Sarebbe già tanto se i canali di sostegno regionali, che dipendono molto da chi è a capo ddelle strutture e da chi governa le singole realtà locali, fossero più certi, completi, razionali e trasparenti e si sostiuissero i contributi cash, tranne in alcuni selezionati casi, come opere prime, giovani autori, formazione specifica, scuole riconosciute etc in un vero sistema di agevolazioni, di accesso al credito, garanzie mirate, defiscalizzazioni e strumenti operativi/logistici in capo alle FilmCommission per cambiare in meglio la situazione e risolvere molti problemi.

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