Le avventure di Tintin – La recensione da Roma

Scritto il 28 ottobre 2011 @ 13:49 da Marco Triolo in

Steven Spielberg torna all’innocenza degli esordi con un’avventura che avvince grazie a uno spettacolo visivo senza eguali…

Le Avventure di Tintin Il Segreto Dell'Unicorno Foto Dal Film 01

Il maestro non ha perso la mano. Negli ultimi anni, Steven Spielberg sembrava aver perduto quell’innocenza che aveva caratterizzato i suoi esordi: dopo aver evocato gli spettri dell’Olocausto nel suo capolavoro Schindler’s List, ed essersi riconnesso così con un’eredità storica che lo ha portato a girare Salvate il soldato Ryan e Munich, due film durissimi che non sembravano davvero partoriti dallo stesso autore di E.T. (non che la cosa sia un male, s’intende), pareva che anche la sua produzione d’intrattenimento avesse assunto connotati più oscuri. Pensiamo a Minority Report, con la sua riflessione sull’America del dopo-11 Settembre e il bisogno di controllo assoluto sulle vite private dei cittadini. Ma pensiamo anche a La guerra dei mondi, che nasce come blockbuster senza pretese ma finisce per diventare una storia cupa, tra conflitti famigliari e scelte radicali fatte per proteggere i propri cari.

Dimenticate tutto questo: Le avventure di Tintin riporta in scena lo Spielberg degli esordi. Con in più una bella dose di estasi tecnologica che trent’anni fa non sarebbe stata possibile. Spielberg esordisce in una serie di campi per lui inediti, ma senza perdere un’oncia della sua potenza narrativa. Tintin è per lui il primo film in digitale – nel senso del formato con cui è girato: lui di solito usava sempre la buona vecchia pellicola – è il suo primo film in 3D, ma soprattutto il suo primo d’animazione. Anche se il dibattito sul fatto che il motion capture sia o meno animazione è ancora aperto.

Resta il fatto che questo nuovo linguaggio, sotto la guida del produttore di Tintin Peter Jackson, ha raggiunto vette di popolarità insospettabili e rimette in gioco i limiti del cinema: grazie ad esso, tutto ciò che si immagina può diventare realtà, e di certo Spielberg di immaginazione ne ha da vendere. Quando vediamo un galeone solcare le onde sulle dune di un deserto, o un oceano trasformarsi in una pozzanghera in un geniale stacco di montaggio altrimenti impossibile, capiamo che il regista si è divertito un mondo a poter disporre di una bacchetta magica che ha reso ogni cosa realizzabile. Ne esce un film visivamente abbacinante, una lettera d’amore a tutto il cinema di avventura (come fu I predatori dell’arca perduta) ma che paradossalmente va molto più in là, regalando allo spettatore un’esperienza totalizzante, avvolgente, da lasciare a bocca aperta.

Il cast è fantastico, ed è un peccato che il doppiaggio italiano impedirà a buona parte del pubblico di godere delle performance di gente come Andy Serkis (un Haddock superbo con il suo accento scozzese), Jamie Bell (Tintin), Daniel Craig (irriconoscibile nei panni del cattivo Sakharine) e i “fratelli di sangue” Simon Pegg e Nick Frost (Thompson e Thompson). Tutti recitano nel vero senso della parola, perché i loro movimenti sono quelli delle loro controparti digitali, che replicano fedelmente anche il linguaggio del corpo. Non mancano ritmo, umorismo e trovate tipicamente spielberghiane come quell’inizio in cui per alcuni minuti non vediamo in volto il nostro protagonista.

Eppure, il film – che dura solo 100 minuti – alla fine risulta un po’ troppo lungo e, soprattutto nel finale, ingolfato di avvenimenti. Lo spettacolo è, come detto, da mascella a terra, ma dopo un po’ stanca. E nessuno mi toglie dalla testa che Tintin avrebbe potuto essere realizzato con attori in carne ed ossa, certo senza le stesse soluzioni visive, ma con un look che poteva richiamare in tutto e per tutto il vecchio Spielberg che tanto ci è mancato. Anche così, Tintin resta un appuntamento imperdibile, e l’ennesima prova che Steven Spielberg è il più grande cantastorie moderno. Il nostro Omero, in un certo senso.

Contenuto interessante? Consiglialo!

6 commenti su “Le avventure di Tintin – La recensione da Roma”

Feed dei commenti di questo post

  • alle 17 e 40 saro’ in sala a vederlo!…..voglio morire affogato di spielbergate!

    Segnala

  • Spider-man scrive:

    Insomma Minority Reporto e La guerra dei mondi hanno dei lieto fine che rovinano il film. Se questa non è innocenza…
    I film di TinTin in carne ed ossa li hanno già fatti. Mai usciti qua in Italia.
    Per il doppiaggio se è solo per Haddock si può aspettare tranquillamente il dvd o il blu-ray.

    Volevo sapere una cosa,ma anche qui ci sono delle assurdità come nel fumetto ???
    Es:nel fumetto un gangster lega TinTin ad un manubrio per fare i pesi e poi si scopre che sono finiti. Senza spiegare come è successo.

    Segnala

  • Nicole scrive:

    Visto e consigliato… è imperdibile.

    Segnala

  • vISTO!! Tin Tin e’ il film ponte che unisce animazione a cinema puro, sono rimasto impressionato dalle immagini, e’ vero dopo 5 minuti neanche piu ti rendi conto di vedere un film “animato” l’effetto piu impressionate …e’ il non accorgersi degli effetti…. grande divertimento, lo spielberg ludico migliore da anni… ci voleva una “nuova frontiera” per risvegliare lo spielberg ragazzino, da shindler’s list aveva perso la voglia di “giocare” e’ stato piu che evidente, ma qui e’ veramente tornato al cinema che l’ha fatto conoscere al mondo, si respira indiana jones a ogni inquadratura, senza mai citarlo apertamente (o quasi) eppure tin tin e’ cosi’ (ricordo la serie animata sulla rai mille anni fa ) meraviglioso, coinvolgente, e finalmente soddisfatto…un bagno nello spielberg piu puro, senza piu neanche il limite “macchina” mio figlio e’ impazzito… io pure..
    che dire…guardatelo senza troppe strutture mentali, e’ puro intrattenimento di classe, una meraviglia per occhi e mente!

    Segnala

  • tonystark scrive:

    @insetto: in altre parole ‘leggo’ ( e dopo aver letto tempo fa e ricordato ora ) nelle tue parole che a Spielberg ha centrato gli obiettivi che Avatar ha indicato e non è riuscito a raggiungere, con le dovute differenze tra i due film ( il materiale di partenza, le fonti, le origini e lo sviluppo di progetti e tecnologie, compreso il 3D etc. ) Ed ha fatto il film giusto, nel modo giusto, nel momento giusto per uscire, ovvero con tutti gli elementi arrivati al miglior punto di maturazione … Cartteristiche, soprattutto l’ultima, che hanno penalizzato i tre film di Zemeckis, con attori e scenari rielaborati/generati in digitale.
    Da quello che ho letto sul film, penso che Spielberg li ha in qualche modo ‘riscattati’. E sono curioso di vedere se sarà così.

    Segnala

  • Esatto, e’ impressionate il fatto che non ci si renda piu conto della cgi…

    Segnala

Commenti

Nei blog del network di Screenweek.it i commenti sono aperti a chiunque desideri contribuire alla discussione. La redazione dei blog si riserva di rimuovere senza alcun preavviso e a suo insindacabile giudizio i commenti che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili e che contengano promozioni, pubblicità o dati personali. Saranno altresì moderati i commenti "off-topic", non correlati all’argomento principale del post, o comunque provocatori e tali da disturbare la discussione senza aggiungere nulla al dibattito in corso. Per maggiori informazioni leggi la Policy di Moderazione Commenti.

Consigli per lo shopping su Amazon