The Lady è il film scelto quest’anno per inaugurare la sesta edizione del Festival Internazionale del Film 2011 di Roma, che aprirà i battenti ufficialmente stasera.
Il film diretto da Luc Besson racconta la storia del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, interpretata magnificamente da Michelle Yeoh, focalizzando sulla sua dimensione intima e sul rapporto con la famiglia, in particolar modo con il marito (un ottimo David Thewlis). Abbiamo visto il film questa mattina e potete leggere il nostro commento a questo link.
Nella conferenza stampa che è seguita alla proiezione stampa abbiamo incontrato proprio il regista e i due protagonisti, che hanno svelato non pochi retroscena soprattutto sulla lavorazione della pellicola e sulla difficoltà di portare alla luce una storia così delicata.
Besson ha inizialmente ribadito quanto sia stato fondamentale garantire un rispetto assoluto verso Aung San Suu Kyi, visto che non avevano avuto purtroppo l’opportunità di incontrarla. Il film è stato realizzato proprio come sostegno verso di lei, e non poteva che rispettare in pieno la realtà degli eventi. Il regista ha effettuato un lungo lavoro preparatorio con il massimo impegno, proprio per far corrispondere anche i più piccoli dettagli come la ricostruzione della casa, o il fatto di aver potuto girare nel vero appartamento della coppia in Inghilterra. Una delle difficoltà della pellicola è stato quella di raccontare anche alcune situazioni tipicamente non cinematografiche ma che erano necessarie per narrare la sua vera storia. La situazione si è resa più facile grazie agli attori, davvero straordinari nelle loro parti, e li ha sostenuti fino in fondo.
Michelle Yeoh ha ammesso che non è stato semplice interpretare una donna che è rispettata da milioni di persone, non solo dal popolo birmano ma dal mondo intero. Ha evitato di “imitarla”, ma ha cercato di interpretare il suo pensiero. Non è stato semplice inoltre imparare a recitare alcuni dialoghi in birmano, una lingua molto diversa rispetto al cantonese o al thailandese, e ha perso anche 5 kg di peso per cercare di assomigliarle il più possibile e rendere il personaggio il più realistico possibile (ed è in effetti le assomiglia come una goccia d’acqua e meriterebbe almeno una nomination agli Oscar per il lavoro svolto). Inoltre ha ringraziato i suoi collaboratori e produttori per averle fornito centinaia di ore di girato e tutto il materiale possibile. La Yeoh ha cercato di ricavarne l’essenziale, anche se è buona parte di quello che è riuscito a sapere sulla donna lo ha capito dal suo sguardo: ogni reazione diversa che riusciva a scovare veniva raccolta e poi è stata messa insieme come in un puzzle.
David Thewlis ha invece raccontato di come sia stato più difficile del previsto interpretare il marito di Aung San Suu Kyi. Quando gli è stata proposta la sceneggiatura pensava di dover interpretare il ruolo di un ambiasciatore ed è rimasto sorpreso quando ha saputo che invece avrebbe vestito i suoi panni, e ha cercato di capire chi era effettivamente il grande uomo che si nascondeva dietro alla grande donna. Purtroppo non erano molti i materiali audiovisivi a disposizione, e nella maggior parte compariva ovviamente serio e preoccupato per la situazione tragica della moglie. Thewlis si ricorda tuttavia di una ripresa di pochi secondi dell’uomo che scende dall’aereo pronto per incontrare la moglie, ed era radioso e felice. Ha così capito che c’era ben altro dietro e ha deciso di accettare la parte.
The Lady non è un film politico, e Luc Besson ha svelato che gli interessava più raccontare la storia umana, la figura di una donna che ha sacrificato tutto, compreso marito e figli, per combattere in quello che credeva. Inizialmente ha fatto lui stesso fatica a capire come abbia fatto a prendere alcune decisioni così cruciali, e forse proprio lo scopo del film è aiutare a comprendere meglio la dimensione umana di Aung San Suu Kyi per imparare qualcosa che rimanga poi dentro di noi.
Il film è recitato sia inglese che in birmano, ed infatti gli è stato chiesto come mai in scene anche tra soli personaggi birmani si parlasse in inglese. Il regista ha spiegato che si tratta di una scelta di compromesso, fatta principalmente per il pubblico. Ma allo stesso tempo le scene in cui i soldati birmani si rivolgono ad Aung San Suu Kyi in inglese servono a rafforzare l’idea di quanto cercassero di farla sentire una straniera in casa propria, spingendola a lasciare la Birmania con ogni espediente anche psicologico.
Besson ha ribadito più volte di aver cercato di evitare il più possibile che la pellicola passasse come un esempio di culto della persona, qualcosa che il premio Nobel ha sempre cercato di sfuggire. Non è stato semplice, ma allo stesso tempo proprio grazie alla visibilità data, ai riflettori nuovamente accesi e continuando a parlare di Aung San Suu Kyi per oltre 20 anni si è riusciti ad aiutarla ad essere liberata.
Proprio riguardo alla liberazione avvenuta nel 2010 ha raccontato un aneddoto interessante. La mattina avevano girato la sequenza finale della pellicola, con la donna intenta a salutare i monaci birmani che protestavano. Quando poi nel pomeriggio è arrivata loro la bella notizia, hanno acceso la televisione e hanno assistito ad una scena molto simile a quanto girata la mattina, addirittura la donna aveva vestiti simili e sembrava quasi che qualcuno avesse rubato il girato. Certo, dopo un paio di giorni hanno appreso che non si trattava di una verà libertà perché semplicemente ora può ora uscire dalla propria casa. Infatti il suo partito è stato sciolto, non può indire riunioni politiche e quindi solo una parte di lei è stata liberata. Ma Aung San Suu Kyi rimane la prova vivente che anche lottando con la non violenza si possono vincere la battaglie per la democrazia, a differenza di quanto avvenuto con durante la primavera araba di quest’anno, dove la libertà è stata ottenuta a caro prezzo e con l’uso della violenza.
Non potendo girare in Birmania, le riprese si sono tenute in Thailandia. In ogni caso hanno cercato di mantenere il più basso profilo possibile, cambiando nome al film e non rivelando a nessuno informazioni a riguardo. Besson ha raccontato che la sceneggiatura del film gli era stata proposta proprio da Michelle Yeoh, ma inizialmente aveva rifiutato per i numerosi impegni. Dopo averla letta tutta di un fiato ha chiamato il suo assistente per cancellare ogni suo impegno per i 18 mesi seguenti per non avrebbe voluto che nessun’altro lo dirigesse: è stata quasi una reazione animalesca e viscerale, ha spiegato il regista francese.
La speranza è che ovviamente il film vada agli Oscar 2012, ma Besson lo spero solo affinché si puntino nuovamente i riflettori su Aung San Suu Kyi e sulla Birmania e che qualsiasi evento possa dare visibilità alla causa non può che essere ben accetto. Inoltre l’intero cast si augura che il film possa aiutare soprattutto i giovani a conoscere la sofferenza del popolo birmano e la lotta di una delle donne più coraggiose della storia, in modo che le riflessioni possano avere anche conseguenze concrete e tutti possano compiere il loro piccolo sacrificio nella vita di tutti i giorni.
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Fonte: Screenweek
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