Venezia 68 secondo giorno, Polanski e Madonna

Scritto il 1 settembre 2011 @ 17:08 da Andrea D'Addio in

E’ il giorno di due dei più attesi film del festival, Carnage e W.E e, come è tradizione si comincia giù con i primi disagi e scelte organizzative discutibili. Ecco il diario della seconda giornata in Laguna:

Rispetto agli ultimi anni di Festival, a causa anche della mancata costruzione del nuovo Palazzo del cinema che doveva essere inaugurato questo settembre celebrando così anche i 150 anni di Repubblica e che, al contrario, è ormai denominato da tutti Ground Zero, sono state annullate le proiezioni anticipate riservate ai quotidianisti.

E così, la mattina alle nove ci si trova tutti in coda davanti ai cancelli della Sala Darsena, divisi per colore di badge: entrano prima i rossi, poi blu, arancioni e solo alla fine i verdi, ovvero gli accrediti cinema che si fa chi non è “addetto ai lavori”, ma semplicemente ama così tanto il cinema da spendere un centinaio di euro per fare file che spesso non portano da nessuna parte.

Nel corso degli anni il numero di rossi è cresciuto esponenzialmente e oggi per la prima volta persino qualche blu non è riuscito ad entrare al film di Roman Polanski, Carnage. Lui, il regista che ormai non si allontana più dalla amata Francia per paura di incappare sistemi giuridico-penitenziari non così benevoli come quello transalpino, non è neanche a Venezia, ma alcuni dei suoi pensieri possono essere facilmente estrapolati dal film, trasposizione su grande schermo di una piéce teatrale (firmata dalla stessa cosceneggiatrice Yasmina Reza) .

Si parte da una minirissa tra bambini al parchetto sfociata in uno sfregio di uno dei due all’altro, un gesto per il quale i rispettivi genitori di entrambi si incontrano dando inizio ad un’ora e mezzo di divertenti, ma amari dialoghi, per arrivare ad una lunga riflessione sul ruolo della violenza nella società e, ancor più, soprattutto conoscendo la biografia del regista ceco, su quello della colpa e della responsabilità: provocazione, reazione, ingenuità, la nascita del diritto come risposta alla violenza insita nell’uomo e, proprio per questo, da non sottovalutare né, forse, da annullare completamente. Siamo pur sempre uomini…

Proprio durante l’altro film della giornata, forse momento clou dell’interno festival, ovvero la proiezione di W.E. di Madonna, iniziava la conferenza stampa di Carnage. Un’organizzazione perfetta per fare saltare uno dei due eventi e che puntualmente si è tramutato in un fuggi fuggi dalla sala di W.E. dopo circa un’ora di proiezione per correre nella sala delle conferenze stampe.

Dubitate quindi di molte delle recensioni che leggerete sul film di Madonna: in molti non l’hanno visto fino alla fine, e forse è stato meglio (per loro) che sia andata così. La seconda parte della sua pellicola è un indigeribile polpettone con almeno una decina, a rimanere stretti, momenti in cui si pensa “ecco, ora finisce” e invece va avanti imperterrito. Peccato: la confezione non è male e la prima parte era abbastanza affascinante.

Nel pomeriggio, dopo la conferenza stampa di Madonna (o parlava lei, o i suoi attori parlavano di lei, di come sia brava, attenta, fonte di ispirazione, illuminata, gentile, sincera…mancava solo “profumata” e gli aggettivi positivi a disposizione sarebbero terminati), la temperatura al Lido si è alzata oltre i 30° gradi e la fila davanti all’unico gelataio del lido è diventata più lunga di quella in attesa di entrare per vedere Ruggine di Daniele Gaglianone. E dire che qui al Lido, differentemente da quanto accade al box office, il cinema italiano tira tantissimo…

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4 commenti su “Venezia 68 secondo giorno, Polanski e Madonna”

Feed dei commenti di questo post

  • tonystark scrive:

    Aspetto di leggere le tue recensioni … Madonna è da tempo ‘riconvertita’ in altri business e settori come il cinema … Sono curioso cmq di vedere il film e di recuperare il primo. Su Polanski, da quello che scrivi, sembra che abbia trasferito su scala ridotta, alcuni temi presenti nel bellissimo The Ghost Writer …
    e mi pare di avvertire che sia un film che merita la visione.
    E’ davvero assurdo che un Festival sia una sorta di girone infernale …
    Non si ambisce all’hotel sette stelle superlusso o alla mega barca ormeggiata … ma che addirittura spettatori paganti biglietti extralusso si ritrovino dispersi nella folla … è il colmo!!!
    Mettere un numero chiuso sarebbe discriminatorio … ma non sarebbe il caso di limitare il numero di accrediti?

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  • andrea.d scrive:

    sì, un pochino sì, anche se stavolta Polanski si dedica più alla violenza privata, non quella su grande scala, geopolitica….
    Le recensioni le firmerà Triolo, ma abbiamo parlato un po’ e la pensiamo più o meno allo stesso modo.
    Madonna vale comunque la visione, almeno si è data da fare e non ha fatto un film banale, nonostante tutti i suoi difetti. Si vede di molto peggio…

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  • tonystark scrive:

    @andrea: se non altro anche per l’ottimo cast, che ha un profilo discreto ma importante .. E poi personalmente preferisco di gran lunga questa fase della carriera di miss Ciccone, lontana dai fasti e dalle icone che hanno contraddistinto il suo percorso musicale.
    Se sarà possibile, anche in futuro, sarebbe bello un articolo che descrive il funzionamento la macchina del Festival o di un Festival, dall’arrivo delle pellicole e dalle visioni degli osservatori mandati in giro per il mondo, al meccanismo di selezione fino ad arrivare al Festival vero e proprio …

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  • andrea.d scrive:

    sì, io conosco l’intero processo, ma alla fine non ho mai fatto il selezionatore quindi la mia è una conoscenza indiretta….penso oltretutto che ogni festival abbia un proprio processo molto particolare, e quello che ne esce è il risultato di una serie di situazioni basate su: valore dei film, ragioni di marketing, disponibilità del cast a venire, quando e in che modo, politiche delle major e lotte di potere interne tanto al festival quanto alle major stesse, conoscenze personali, buchi dell’ultimo minuto e ragioni mediatiche….certo è che tanto a Cannes, quanto a Venezia e a Berlino, qualche disfunzionamento c’è sempre, che si parli di accrediti, programma, sale stampe, sale visioni, ecc ecc…sono manifestazioni talmente grandi che qualcosa sfugge sempre alla fine

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Commenti

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