Tra Alieni e Cowboy, Signs

Scritto il 11 agosto 2011 @ 12:00 da Marco Triolo in

Parliamo oggi di uno dei più celebri film di M. Night Shyamalan, che ci ha regalato l’ultimo grande ruolo di Mel Gibson: Signs, la storia di un padre di famiglia che deve proteggere i suoi da un assedio alieno nella provincia americana…

Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 14 ottobre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi, Il Mucchio Selvaggio, Ultimatum alla Terra, I magnifici sette, La Cosa, Un dollaro d’onore, Il mondo dei Robot, Il cavaliere pallido, Ritorno al Futuro – Parte III, La Guerra dei Mondi di Steven Spielberg, Ancora vivo, Mars Attacks!, Il buono, il brutto, il cattivo, Tepepa, Invaders, Fantasmi da Marte, Cowboy Bebop – Il film e Aliens, tocca oggi a Signs di M. Night Shyamalan.

Signs Poster USAEra il 2002 quando M. Night Shyamalan presentò al mondo Signs, la sua personale visione della fantascienza. Prima di addentrarci ulteriormente nella recensione, è obbligatoria un po’ di contestualizzazione: all’epoca, Shyamalan era reduce dai suoi due migliori lavori registici in assoluto, Il sesto senso e, soprattutto, Unbreakable. Tutti, e dico proprio tutti, lo stavano aspettando al varco, sicuri che il buon Manoj stavolta avrebbe fallito. Se i critici e i fan di allora avessero potuto vedere nel futuro, e osservare film come L’ultimo dominatore dell’aria ed E venne il giorno, forse non sarebbero stati così aspri nei confronti di Signs. Un film che, per carità, non è all’altezza dei due precedenti, ma di sicuro nemmeno era caduto in basso tanto quanto i successivi.

Prima di tutto, Signs ci ha regalato l’ultimo grande ruolo di Mel Gibson, e di questo dobbiamo essere grati a Shyamalan. Certo, il suo reverendo che ha perso la fede dopo che la moglie gli è morta in un incidente è piuttosto stereotipato, ma quello che molti avevano faticato a capire all’epoca è che il regista stava tentando meno di analizzare i caratteri dei suoi personaggi, come aveva fatto in precedenza, e intendeva concentrarsi di più sul meccanismo della tensione. E non si può dire che non ci sia riuscito: proprio nella tensione crescente sta la forza del film. Dalle prime scene in cui Gibson e Joaquin Phoenix perlustrano i campi di frumento, al terribile assedio in cui gli alieni, mai mostrati, tentano di penetrare nella fattoria dei protagonisti, un filo di inquietudine e suspence magistrale percorre tutto il film. Insomma, Shyamalan voleva prima di tutto divertirsi, con questo film.

E, indovinate un po’? Quel bistrattato finale in cui – SPOILER – ci viene mostrato l’alieno, anche se spezza effettivamente la tensione, nasce forse dall’esigenza di giocare tutte le possibili carte del divertimento. Evidentemente, Shyamalan voleva regalare al pubblico un’esperienza pienamente soddisfacente. Della serie, “Gli spettatori vogliono vederli, ‘sti alieni, e allora diamoglieli!”.

Siccome questa rubrica si chiama Tra Alieni e Cowboy, è necessario fare un’ultima postilla: chi meglio di una star bigotta e alcolizzata poteva interpretare questo film? Scherzi a parte, Gibson incarna i valori più tradizionali dell’America, anche se in versione leggermente distorta, e vederlo sbattere il muso contro l’Ignoto e combatterlo con la disperazione di un padre che tenta di proteggere la sua prole, è una delle cose più belle del film. E come sempre: Cowboys 1, Alieni 0.

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13 commenti su “Tra Alieni e Cowboy, Signs”

Feed dei commenti di questo post

  • tonystark scrive:

    Gibson all’epoca era reduce dal reazionario The Patriot e diciamo che è rimasto in Signs un certo trasporto derivato da quel terribile film ;) Personalmente non sono un grande estimatore di MNS …
    L’altro film che considero buono è The Village, che ha regalato e svelato il talento di una grande Bryce Dallas Howard …
    Per quanto riguarda Gibson, credo sia definitivamente caduto ‘il mito’ che sia un grande attore …
    Ha brillato del valore delle pellicole in cui recitava e chi è riverberato su di lui, al di là delle scelte sbagliate …
    Restando a Signs concordo: la sua piccola nicchia di film di culto se la è guadagnata …

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  • Marco Triolo scrive:

    Sì non è un grande attore in senso tecnico diciamo, ma era una grande star capace di bucare lo schermo. Ora fa fatica a replicare…

    Il mio film preferito di Shyamalan è Unbreakable, che ritengo il miglior film sui supereroi mai fatto. Poi non ha diretto altro allo stesso livello, purtroppo.

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  • tonystark scrive:

    @Marco: dovrebbe (ri ) trovare qualche regista di livello e script all’altezza per decollare di nuovo ..
    A me Gibson è sempre rimasto simpatico, e ancora oggi mi diverto da matti con i primi tre film di Arma Letale e i primi due Mad Max …Negli anni ha maturato una megalomania che lo portato fuori controllo, e in alcuni film ha calacto la mano con la retorica e con messaggi ideologici … Da una parte, è una mia opinione, credo che una fetta consitente dell’industria gli abbia girato le spalle, perchè con metodi e situazioni criticabili, a modo suo e in maniera distorta si è messo ‘contro’ il sistema hollywoodiano. Posizione aggravata dalle spiacevoli traversie personali e da alcuni atti deliranti.
    Chiusa la riflessione su Gibson, ricordo ancora lo sconcerto che sucitò Unbreakable quando uscì ..
    La critica mainstream fraintese completamente il film e non riuscì a comprenderlo, se non ad anni di distanza … Molti si aspettavano un Sesto Senso 2, invece il film è una pura espressione fumettistica ..
    E’ un intreccio ed una riflessione molto competente e quasi in anticipo su i tempi, delle trasposizioni dei fumetti dei supereroi al cinema .. Poichè nel film non si indossa alcun costume, i critici massacrarono i personaggi definiti ‘ridicoli’ e ‘bidimensionali’ o che si muovono in maniera ‘illogica’. Per i cultori del sesto Senso Unbreakable rappresenta un passo indietro … per chi non si limita ai soli confini cinematografici è un’opera di rottura, non perfetta ma che segna una tappa importante nell’evoluzione del rapporto tra cinema e fumetti.

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  • davide scrive:

    Sono un cultore de “Il sesto senso” ma non considero certo “Unbreakable” un passo indietro , anzi !
    (forse sono uno dei pochi )
    Quello che forse gli si può rimproverare è stato quello di essere , nonostante il tentativo di rendere al meglio sullo schermo la “trasformazione/evoluzione” di persone comuni in (super)eroi , ancora troppo di nicchia.
    Ricordo infatti i commenti in sala a fine visione di chi non gli era piaciuto e per la maggior parte affermavano che era un film che sarebbe piaciuto e stato capito solo a chi bazzicava nel mondo dei fumetti.
    Piuttosto non lo considererei ( come affermato da tonystark ) un “anticipatore” , perchè riprende , estrapola ed espande al mondo reale ( facendone il tema portante ) quel dialogo fra Batman e Joker ( quello dell’ 89 ) sul campanile della cattedrale :
    Joker : <>
    Batman : <>

    Per “Signs” concordo con l’articolo , ottima tensione spalmata su tutta la durata del film , e come tema di fondo il recupero delle fede/speranza in tempi migliori anche quando sembra che tutto sia perso.

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  • davide scrive:

    Ops ! errore di trascrizione .. riprendo il dialogo che volevo riportare.
    Joker : .. tu mi hai creato !! …
    Batman : .. io ho creato te , ma tu facesti me !! …

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  • Skanfalug scrive:

    fino a qualche anno fà adoravo Shyamalan. il primo suo film che vidi fù the village, poi un gran film uno dietro l’altro: da the umbreakable a lady in the water e scoprendo solo in seguito che anche il sesto senso era suo.
    Poi mi deluse profondamente con e venne il giorno e quindi da quel film ho preso ad odiarlo!! L’ultimo dominatore dell’aria me lo sono risparmiato…
    Mi trovo pienamente daccordo con marco triolo su signs. un buon film, che comunque vista la filmografia del regista è il lavoro meno riuscito (facendo finta che dopo il 2006 sia andato in vacanza). Gibson a me è simpatico e raramente riesco a criticarlo. Forse in signs fà uno dei suoi ruoli “adulti” migliori.
    per entrare nella discussione tra tony e Davide io voto per the umbreakable, fermo restando che anche il sesto senso è spettacolare!

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  • tonystark scrive:

    @davide: il concetto che esprimi è racchiuso in una sequenza che a sua volta riprende il fumetto The Killing Joke … ma Unbreakable non si ferma ad una traccia da seminare, affronta ‘di petto’ il tema attraverso uan sceneggiatura completa, un concept finalizzato ad una vicenda e ad uno sviluppo funzionale per intero alla storia. In Batman di Burton il tema viene mostrato e aaffiancato, insieme a molti altri, ma non è l’obiettivo prevalente del film. Unbreakable è un saggio vero e proprio, un manifesto programmatico sulle interazioni tra cinema, fumetto e autore. E’ un anticipatore perchè fa un discorso completo e compiuto, con il coraggio di proporlo rischiando parecchio. E a distanza di dieci anni appare ancora di più questa dimensione … Se lo avesse fatto oggi, risulterebbe un film perfettamente in linea con le tendenze attuali e con il pubblico in grado di recepirlo.
    @Skanfalug: concordo con te. The Village mi è piaciuto e lo trovo un bel film …Per me MNS si ferma a livello creativo fino al 2004, proprio con The Village. Poi basta. L’Ultimo Dominatore l’ho visto, non è così terribile ma è un film vuoto , che non trasmette nulla, con un 3D finto … Ha una sola scena di grande impatto, ripresa persino dall’ultimo HP e da X-Men First Class …

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  • davide scrive:

    @tony , concordo in pieno con te.
    Infatti è proprio per quello che ho apprezzato Unbreakable , a cui riconosco la capacità di aver preso , come ho scritto , uno dei concetti fondamentali dei fumetti e di averlo saputo espandere , ma in ogni caso non è stato anticipatore nell’averlo espresso. ( quella del Killing Joke non la sapevo )
    Va certamente dato merito di essere stato il primo ad averlo inserito in un contesto reale al di fuori delle pagine del fumetto.
    Mi rendo conto che nel Batman di Burton la cosa era racchiusa in una sequenza limitata , ma per fortuna al timone c’era proprio Burton , altrimenti tanto valeva avere un M. Bay alla guida di un blockbuster Transformes qualsiasi :) .
    Dici che se lo avesse fatto oggi sarebbe in linea e che il pubblico potrebbe recepirlo ?
    Penso sarebbe ancora più snobbato di tanti altri purtroppo , vedi un pò l’accoglienza di Xmen First Class e prima ancora di Watchmen ! ( che amio avviso avrebbero meritato molto di più ).
    Già da anni si parla di inflazionamento da cine-fumetti , figuriamoci fosse arrivato anche questo.
    Ritengo Unbreakable , per quanto sia “cine-comic” , addirittura più “intellettuale” e di difficile comprensione : se addirittura si tentasse di spiegarlo a qualcuno a cui non è piaciuto difficilmente cambierebbe idea.
    A mio avviso , all’opposto , Unbreakable è arrivato troppo presto mentre Watchmen troppo in ritardo.

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  • tonystark scrive:

    @davide: esattamente … l’impresa di adattare per lo schermo Watchmen era già titanica e molto ardua, La Warner si è lasciata trascinare dall’ebbrezza del successo di 300 e lo ha affidato a Snyder, a mio avviso sbagliando clamorosamente . Per i cinecomic è un discorso di intrattenimento e di saper fare altro … Mi spiego, al cinema il gusto del pubblico si è polarizzato e sembra che la tendenza si è stabilizzata: o apprezza buoni prodotti d’intrattenimento, tecnicamente ben fatti e con una resa accattivante del personaggio ( filone Marvel ) oppure film con supereroi girati come se non fossero film di supereroi ( Nolan ) e l’immancabile Spiderman, che rientra nel gruppo top level …
    Gli X-Men hanno ceduto dopo l’incidente di Wolverine … Poi ci sono rare eccezioni, come Red, ma sono casi eccezionali …Per Unbreakable: restrebbe comunque un film di nicchia, ma si aggiungerebbe un pezzo in più al pubblico di riferimento …

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  • Rosie scrive:

    Signs non è all’altezza dei precedenti? Forse per chi ancora non è riuscito a capire il capolavoro che rappresenta. Inoltre mi aspettavo una recensione… ma dov’è? Forse avete dimenticato di includerla? ;)

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  • Skanfalug scrive:

    bè rosie signs è figo ma per me the umbreakable e il sesto senso sono di un’altro livello… poi ovviamente è tutta questione di gusti (io ci metto anche the village prima di signs e sono uno dei pochi che difende a spada tratta lady in the water!!)

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  • Rosie scrive:

    Beh ma ci sono cose che dovrebbero andare al di là dei gusti personali. Questioni riguardanti tutta la costruzione del film, intendo. Solo su Signs ho scritto circa 25 pagine della mia tesi, quindi liquidarlo così mi sembra decisamente riduttivo.

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  • tonystark scrive:

    @Rosie: i pareri sono soggettivi, comprese le posizioni dei critici ;) anche quelli più attrezzati. Il taglio dell’articolo e lo spirito della rubrica non è di rappresentare la CRITICA o fornire un taglio analitico/specailistico sul film ma di offrire spunti per una riflessione, corredati da informazioni che in questo caso previlegiano l’aspetto storico e di contesto, collocando il film nella prospettiva della carriera di MNS. Quindi non una recensione ‘strutturata’ e scientifica, di analisi testuale del film ;)
    Per quello ci sono altre sedi, come la rivista Segnocinema, e altri siti …

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Commenti

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