The Tree of Life ha regalato al regista Terrence Malick la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Non tutta la critica ha acclamato allo stesso modo il nuovo lungometraggio del regista texano, ma non pochi hanno utilizzato il termine “capolavoro” per definirlo.
E’ una sorpresa che proprio uno dei protagonisti del film, il due volte premio Oscar Sean Penn, abbia espresso al quotidiano Le Figaro alcune parole di critica nei confronti del lavoro di Malick.
Ecco cosa ha detto:
“Non ho affatto ritrovato sullo schermo l’emozione dello script, che è quello più di bello io abbia mai letto in vita mia. Una narrazione chiara e più convenzionale avrebbe aiutato il film, a mio parere, senza diminuire la sua bellezza e il suo impatto emotivo.
Francamente sto ancora cercando di capire cosa avrei dovuto aggiungere in quel contesto. Per di più è lo stesso Terry a non essere mai riuscito a spiegarmelo in modo chiaro. È un film che consiglio a condizione che venga visto una sola volta, senza preconcetti. Sta a ciascuno cercare di trovare una connessione personale, emotiva o spirituale, con la pellicola. Coloro che ci riescono lasciano la sala molto commossi.“
Penn, che compare per pochi minuti in tutta la pellicola, tra l’altro deve ritenersi fortunato, perché sappiamo bene che Malick è particolarmente maniacale nella fase post-produttiva (in questo caso oltre cinque montatori hanno lavorato con lui negli ultimi tre anni) non poche volte ha ridotto drasticamente alcuni ruoli o addirittura tagliato intere parti.
Adrien Brody doveva essere il protagonista de La Sottile Linea Rossa prima di venire drasticamente ridimensionato durante il montaggio, per non parlare dei ruoli di Mickey Rourke, Bill Pullman, Viggo Mortensen, Gary Oldman e Martin Sheen, completamente tagliati in post-produzione.
Siete d’accordo con il parere di Sean Penn? Cosa ne pensate di The Tree of Life? La “pura poesia per immagini” può bastare e avanzare, o un certo grado di narrazione vi deve essere sempre associato? Diteci la vostra nei commenti.
Per tutti i materiali, i video, le immagini e le news sul film cliccate sul riquadro qui sotto.
Fonte: Le Figarò (via THR)
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Concordo abbastanza con il parere di Sean Penn. Per me il film andrebbe rivisto più volte ma per singoli brani e ad una certa distanza di tempo tra una visione e l’altra …
A me è piaciuto ma non mi ha ‘sconvolto’ come mi sarei aspettato … E’ un film simbolico, complesso, metafisico, che parla attraverso vibrazioni sonore e senbsoriali, un flusso per immagini che diventa flusso di coscienza, una grande e potente sinfonia … Ma risulta a volte troppo freddo e concettuale, statito e poco empatico … In fin dei conti è meno labiinitico ed enigmatico del previsto … Non ha una struttura narrativa vera e propria, si affida a paradossi e salti temporali, dentro la narrazione e dentro gli eventi …
Sono d’accordo, con un montaggio più disteso e meno avvolto su stesso, il film si sarebbe dipanato in maniera più emozionante e con più sorprese … Però il fascino sta anche nell’essere un oggetto misterioso, un monolite surrealista e sperimentale, criptico ed ostico, non per tutti in una prima fase …
Consiglio di recuperare i film di Tarkovskij Lo specchio, Stalker, e Sacrificio
I film di Godfrey Reggio, soprattutto Koyaanisqatsi
e Fata Morgana, il film di Werner Herzog, a cui Malick si rifà dichiaratamente tanto da sembrare una sorta di versione alternativa del film.
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Aggiungo anche Solaris di Tarkovskij …
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Concordo pienamente con Sean Penn, ed oso andare oltre.
Per me questo film denota un’approccio nei confronti della spiritualità molto infantile ed ingenuo (all’americana, per capirci); é estremamente difficile seguire il percorso e comprendere quale messaggio poi il regista volesse comunicare. Dieci dialoghi in tutto (anzi, prevalentemente si tratta di monologhi), immagini ed episodi che saltano nel tempo senza un’apparente logica.
L’ho trovato concettuale, ermetico e artificiale. Oserei definirlo un bel documentario di immagini.
Ma un tale capolavoro, uno sconvolgimento emotivo, un potente messaggio…. persino noioso!
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@nik: concordo sul fatto che sia unicamente un discorso per immagini, simbolico e che slata la mediazione della parola per cercare di stabilre un contatto più profondo, quasi mistico …
Ma ci sono stati due fattori da non trascurare:
il primo è che si è caricato il film di troppe attese e aspettative, che sono andate oltre le possibilità pur elevate di Malick;
Il film comunque sia il giudizio non lascia indifferenti, e si presta volutamente a molte chiavi di lettura;
la difficoltà ( o la confusione per chi non lo ama ) è ‘programmatica’ e voluta;
un approccio più semplice avrebbe giovato, certo e Malick ha scelto un approccio lontano dal cinem attuale ma non inedito.
Una concezione del cinema filosofica che non è una nocvità assoluta: esistono registi come Tarkovskij, Herzog e Lynch che hanno creato questo tipo di cinema prima di lui e Malick non ha potuto prescindereda loro, ricalcando da loro temi, situazioni, stili, e idee. In questo sono d’accordo, si sente e si vede che è americano, e rispecchia la propria cultura, formazione e gusto che non è la stessa dei precursori e forse non ha la stessa padronanza, consapevolezza e controllo della materia. I registi che ho citato, almeno i primi due, non lo sono e di conseguenza non hanno quella fragilità o mancanza di profondità concettuale e filosofica, sinestetica, che a volte traspare da The tree of life.
Ma è un film che resta superiore alla media delle pellicole attuali, è un tentativo sperimentale coraggioso, non originale, che mostra dei punti deboli …
Tranne i cinefili puri, il pubblico di elevata cultura, o chi ha una preparazione specifica nei molti temi e suggestioni evocati e non sviluppati da Malick, il 90% del pubblico da almeno 20 anni non è abituato a conoscere altri tipi di cinema, compreso questo, e risulta più difficile recepire o regolare la propria percezione, perchè mancano gli strumenti ed i confronti adatti …
Di certo Malick ha puntato molto in alto, il film è potente perchè è un oggetto strano, ci ha provato, ha mancato molti bersagli e forse non è stato all’altezza delle grandi ambizioni tracciate ..
Se abbassava le pretese e la mira, sarebbe venuto fuori un piccolo capolavoro riconosciuto dal pubblico, almeno la maggior parte …
L’ultimo fattore che secondo me ha influito è il tempo: Malick ci ha messo troppo tempo in tutte le fasi di creazione, sviluppo e produzione del film, ha girato moltissimo materiale, troppo, ed alla fine si è perso, non sapeva bene dove andare a parare e che direzione seguire tra le infinite a disposizione …
E si è incartato nei meandri del montaggio …
Forse è passato troppo tempo tra una fase e l’altra del film, e si è persa l’ispirazione iniziale aumentando la distanza tra l’ideazione e le intenzioni iniziali, la lavorazione effettiva ed il risultato finale che potrebbe essere diverso dalle aspettative di Malick. Alcune sono ipotesi, bisogna soffermarsi sul film che esce in sala, ma secondo me aiutano molto a capire
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