Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 9 settembre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi, Il Mucchio Selvaggio, Ultimatum alla Terra, I magnifici sette, La Cosa e Un dollaro d’onore, è il turno di un vero e proprio cult movie, in grado di fondere western e sci-fi: Il mondo dei Robot.
Michael Crichton è uno di quegli autori che rimpiangiamo parecchio. La sua recente scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile all’interno di tutta quella sfera che ruota attorno alle produzioni di genere, che l’hanno visto più volte coinvolto nella veste di scrittore, sceneggiatore e anche regista. Fortunatamente è rimasta la sua opera a testimoniarne il genio, come ad esempio il suo primo lungometraggio, Il mondo dei Robot, un’opera in anticipo sui tempi, che ha saputo aprire la strada ad una serie di lungometraggi diventati dei veri e propri punti di riferimento nella scena cyberpunk, come ad esempio Terminator.
Girato nel 1973, questo film parla di un futuro non meno specificato, all’interno del quale l’attrazione del momento è Delos, un parco di divertimenti diviso per zone a tema (vecchio west, antica Roma e medio evo), in grado di regalare ai suoi ospiti un vero e proprio viaggio nel tempo. Ad offrire un’ulteriore fonte di svago ci pensano gli androidi che popolano il parco, del tutto simili agli esseri umani e pronti a fornire ad ogni cliente quello che cerca, che si tratti di duelli all’ultimo sangue o semplice compagnia. Qualcosa però va storto e da un momento all’altro le macchine cominciano a ribellarsi all’uomo, trasformando quello nato come un parco giochi in un vero e proprio tunnel dell’orrore.
Come avrete capito dalla trama, ci troviamo di fronte ad un’opera che, riprendendo gli insegnamenti di Isaac Asimov, affronta la delicata questione riguardante il rapporto uomo/macchina e che, nonostante alcuni problemi di produzione (la MGM non è mai stata soddisfatta del film, nonostante si sia rivelato un discreto successo) è riuscita a reggere molto bene la prova del tempo. Il merito è anche – o forse soprattutto – di un attore del calibro di Yul Brynner, che in questa storia interpreta il ruolo di un robot dal grilletto facile, molto simile nell’aspetto al personaggio da lui interpretato ne I Magnifici Sette (film di cui abbiamo parlato qui).
Lento, inesorabile e pronto a “terminare” gli sfortunati ospiti della futuristica Delos, possiamo benissimo considerarlo padre putativo di ogni Arnold Schwarzenegger (o chi per lui) comparso sul grande schermo da lì in poi.
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Westworld lo vidi lo scorso ottobre ad una rassegna di film di fantascienza qui a dundee. Prima di entrare in sala le mie aspettative erano alte ma sono uscito parzialmente deluso. Affatto male comunque. Vero però che è lento e che ci sono parti del tutto superflue… Impressa nella mia mente c’è la scena ************[INIZIO SPOILER] della morte di quello che ritenevo il protagonista fino a quel punto!! [FINE SPOILER]*************
Estenuante l’inseguimento finale!
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…e mi sono dimenticato di parlare del discutibile sistema di rivelazione di calore dei robot che funziona a seconda dell’utilità nella sceneggiatura…
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Di questo film I Simpson hanno fatto la parodia.
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Gran film!
Dopotutto Michael Crichton rimarrà sempre il mio scrittore preferito…ho letto praticamente tutti i suoi libri!
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@Skanfalug: la parziale delusione è dovuta al tempo trascorso tra l’anno di uscita del film ed il periodo attuale in cui lo hai visto, quasi 40 anni! Nel frattempo abbiamo visto decine e decine di opere in tema e la nostra sensibilità è mutata profondamente. Ed il Mondo dei Robot appare invecchiato o ingenuo per alcune soluzioni utlizzate allora, ma filtrate con gli occhi di oggi.
E’ un modello di riferimento, una pietra miliare della fantascienza che avrà avuto un impatto incredibile sul pubblico di allora.
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certo tonystark, è la prima cosa che mi è venuta in mente… per l’epoca doveva essere davvero innovativo, un qualcosa di mai visto. Riconosco senza dubbio il suo valore, e spesso quando vedo film come questo credo che se fossi nato in un’altra epoca li avrei adorati. Senza alcun dubbio allora il mondo del cinema era molto più movimentato di oggi…
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@Skanfalug: è una mia teoria, sia ben chiaro …
Diciamo che fino agli ’70 il pubblico veniva trattato alla pari … I regsti, i produttori, gli staff creativi lavoravano e pensavano in prevalenza a due cose: creare un buon prodotto, esplorare vie nuove, instaurare un rapporto diretto ed adulto con gli spettatori, mettendosi dalla loro parte.
Oggi veniamo trattati come stupidi, o come numeri, o particelle astratte pianificate a tavolino nei laboratori di marketing e di persuasione scientifica, il cinema è diventato uno spazio dove si confrontano brand multipli, gli studios sono conglomerates, con asset da valorizzare nei mercati finanziari, e la logica esponenziale dei grandi numeri e del profitto rapido ed immediato vince su tutto…
C’è stato un momento tra gli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta, in cui il cinema Usa in particolare ha avuto la possibilità storica di diventare qualcosa di completamente diverso, rispetto ad oggi. Grandi film per un grande pubblico. Oggi film grandi per audience vastissime …
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Mamma mia! Mi ricordo acnora la prima volta che lo vidi ero in salotto con mio nonno durante dell’estate di Italia ’90! Una sola parola: STORICO!
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