Boris – Il film, la recensione in anteprima

Scritto il 29 marzo 2011 @ 11:21 da Gabriele Niola in

Dopo aver distrutto la serialità con una serie, Boris arriva pronto a distruggere il cinema con un film. Mai passaggio da piccolo a grande schermo fu più opportuno

Boris Il Film Poster Italia 01Regia: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Cast: Luca Amorosino, Paolo Calabresi, Antonio Catania, Carolina Crescentini, Massimo De Lorenzo, Alberto Di Stasio, Roberta Fiorentini, Caterina Guzzanti, Francesco Pannofino, Andrea Sartoretti, Pietro Sermonti, Alessandro Tiberi, Giorgio Tirabassi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Carlo De Ruggieri, Valerio Aprea, Massimiliano Bruno
Durata: 108 minuti
Anno: 2011

Siamo di fronte forse all’unico caso in cui il passaggio di una serie televisiva al grande schermo ha senso a priori, prima ancora di leggere la sceneggiatura. Il passo successivo di una serie che parlare del fare serialità in Italia non può essere infatti altro se non un film che parla di fare cinema in Italia.
Il risultato è in linea con tutto ciò: Boris – Il film è molto simile a Boris – La serie, ne è figlio, ne ha lo stile, ne ha la comicità (irresistibile, non solo verbale e devastante) e ne costituisce (in linea di massima) una puntatona. La cosa solitamente è indicata come un male, in questo caso invece è ontologicamente inevitabile. Boris è l’eccezione.

Se dunque il film è pieno di colpi diretti al suo pubblico affezionato, ammiccate, citazioni, tormentoni, riproposizioni di eterne dinamiche e via dicendo, è anche qualcosa che da noi non si è mai fatto, cioè un film sul fare film lontano dalla poesia del tutto (cioè dal filone Sogni D’Oro, Il Caimano e via dicendo) e calato nel set e nell’industria. Fare cinema non come arte alta ma come lavoro basso, una dimensione, la seconda, che nella realtà è quantitativamente superiore alla prima.
E’ paradossalmente un’idea uguale e contraria ad Effetto Notte di Truffaut, il film che rappresenta le due linee guida teoriche del regista francese, ovvero girare film come lavoro fatto per vivere e il mondo del cinema come microcosmo bello in sè, a prescindere dal risultato).

Non c’è nessuna poesia nel cinema di Boris e nonostante si ripropongano molti momenti da Effetto Notte (l’attrice chiusa in camerino che blocca la produzione, quella che non riesce a dire le battute e il regista che deve inventare una soluzione, la storia d’amore sul set, il sesso clandestino, il tono da commedia che arriva a salvare tutto….) qui sono totalmente ribaltati. Fare cinema è sempre brutto anche quando può essere bello (i produttori si ritrovano per la mani i diritti per trasporre La Casta e ne esce un cinepanettone), il lavoro sul set non è un macchina che migliora le idee di partenza ma le rovina e più il cinema entra prepotente più lo schifo avanza. Chi lavora ai film è gente terribile, dal primo all’ultimo e il lavoro del filmmaker è il peggiore possibile.

Certo la lettura non è scevra da un certo vittimismo (è sempre colpa degli altri e del sistema) nè di una visione un po’ stereotipica e facilona delle cose (i cinepanettoni per come li rappresentano non esistono più da una decina d’anni e sono la sentina d’ogni male). E’ innegabile però che Boris racconti ottimamente il rovescio della medaglia truffautiana, se esiste un cinema bello a prescindere ne esiste anche un altro brutto in ogni caso, che bello non sarà mai nè potrà essere salvato da nulla, nemmeno dalla commedia.

All’altezza o non all’altezza? L’adattamento per il cinema più atteso in Italia arriva finalmente e i fan sono pronti ad invadere le sale. Sarà vera gloria? Qui le altre critiche

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2 commenti su “Boris – Il film, la recensione in anteprima”

Feed dei commenti di questo post

  • tonystark scrive:

    Ottima recensione, i miei rispetti!
    In altre parole, il cinema è morto e la televisione non sta molto bene ;)
    In questo caso, il cinema è la morte al lavoro sugli attori?
    Carolina Crescentini ( alias Emily Browining ) come si comporta?

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  • Beh più che altro “Certo cinema è l’inferno in terra da fare tanto quanto lo è da vedere”.
    Secondo me Crescentini sottotono…

    Segnala

Commenti

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