Shelter, la recensione in anteprima

Scritto il 21 febbraio 2011 @ 10:44 da Gabriele Niola in

Sdoppiamenti di personalità più paranormale, più caccia all’uomo più Julianne Moore. Un film che parte interessante ma in breve rivela tutta la sua pochezza

Shelter Poster ItaliaRegia: Måns Mårlind, Björn Stein
Cast: Julianne Moore, Jonathan Rhys-Meyers, Jeffrey DeMunn, Frances Conroy, Brooklynn Proulx, Steven Rishard, Nathan Corddry
Durata: 112 minuti
Anno: 2010

Lo sdoppiamento di personalità non esiste se non nei film, decenni di cinema hollywoodiano ci hanno convinti che sia una patologia, ma in realtà non è vero. Inizia così Shelter, con questa dichiarazione da parte della dottoressa Julianne Moore, impegnata a smascherare un caso di doppia personalità all’interno di un processo.
Il cinema che smentisce il cinema ed espone le proprie truffe, un inizio che sembrava promettere tante cose a partire da una dichiarazione programmatica di consapevolezza. Invece è un fuoco di paglia e tutto si perde in un attimo.

In pochi minuti infatti la dottoressa verrà smentita, sarà il padre a mostrarle un caso di sdoppiamento talmente clamoroso ed evidente da mettere in crisi le sue certezze. Peccato che questo caso la trascinerà in un vortice di eventi rischiosissimi che affondano le radici (e te pareva!) nel paranormale.
Julianne Moore, che ritiene Rosemary’s Baby uno dei suoi film preferiti di sempre, si impegna e non poco nel folle tentativo di dare vita ad una delle trame meno plausibili di sempre e soprattutto meno interessanti. L’idea del cinema in lotta con il cinema per l’affermazione di una falsa verità si perde immediatamente, come anche tutto il fascino del concetto di personalità multipla (più persone in una, più ruoli in un attore). Il fine qui sono quei colpi dati allo spettatore attraverso “il botto”, cioè la scena in cui il volume si impenna.

Il duo svedese Marlind e Stein (già messi a capo del quarto capitolo di Underworld) dirige all’americana senza personalismi. La cosa potrebbe anche giovare al film, non fosse che la mancanza di personalismo sfocia in un’aderenza senza testa a tutte le logiche del peggior horror, quello che non suggestiona raccontando una storia da brivido ma mira a spaventare col frastuono e le mostruosità.

E’ questa la serie B moderna? Roba da rivalutare o totalmente irrivalutabile, priva di qualsiasi interesse? Qui le altre critiche

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