Vallanzasca, la recensione da Venezia67

Scritto il 9 settembre 2010 @ 18:44 da Gabriele Niola in

Il criminale star, il bello, il pericoloso, l’uomo d’onore e lo sbruffone. Apologia massima del male ma anche film all’americana per eccellenza

Regia: Michele Placido
Cast: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Francesco Scianna, Gaetano Bruno
Durata: 120 minuti
Anno: 2010

La vera grande sfortuna di Vallanzasca è di venire dopo Nemico Pubblico (quello con Vincent Cassel, ma paradossalmente anche quello di Mann). Già la figura di Vallanzasca ricorda, solo per alcuni aspetti, quella di Jacques Mesrine, in più il periodo è il medesimo e il concetto alla sua base (l’epica di una figura discutibile) anche.
Placido di suo applica il “sistema Romanzo Criminale”, cioè quel misto di ricostruzione alla buona, dialetto (stavolta non eccezionale), buona azione inusuale nel nostro paese e un tasso di crudezza superiore alle medie italiane che comunque distingue il film.

Il resto è un racconto orchestrato bene ma non in maniera sorprendente, che concentra tutto sul personaggio di Vallanzasca, lasciando agli altri solo le briciole. Addirittura anche l’esuberante per definizione, ovvero Filippo Timi, a cui viene dato il classico ruolo estremo da urla e strepiti del drogato, non riesce ad emergere concretamente ma rimane sempre a margine.

Se però i fatti (quelli veri) sono sorprendenti e raccontati con la giusta dose di epica, e la violenza è presente e molto ben gestita, è tutto il resto a crollare. Vallanzasca sembra fare tutto bene ma senza anima, Placido è sufficientemente rigoroso da realizzare un racconto ben organizzato che opera ellissi quando è giusto e si dilunga là dove serve. Però è come se non avesse un’idea propria. Sì Vallanzasca l’antieroe, l’uomo d’onore, il criminale con un’etica, ma pare tutto uscire dalla bocca di Vallanzasca stesso e non dalle idee di un regista che unisce a ciò che racconta la propria visione delle cose.

La striscia di film “criminali” di Placido sono i migliori action possibili in Italia o una deriva povera nostrana? Qui le altre critiche

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