Le Quattro Volte, la recensione in anteprima

Scritto il 27 maggio 2010 @ 11:49 da Gabriele Niola in

Opera alta e contemporaneamente bassa, ironica e intellettuale. Finalmente qualcosa di particolare, diverso e stimolante nel panorama italiano

Le quattro volte Poster ItaliaRegia: Michelangelo Frammartino
Durata: 90 minuti
Anno: 2010

Di tutte le cose viste a Cannes, questo film incredibile ed inclassficabile di Michelangelo Frammartino è di certo il più interessante. Passato alla Quinzaine des realisateurs ha raccolto lodi e apprezzamenti da tutti, in primis dagli italiani.

Sull’onda del successo (comunque di nicchia) arriva subito in sala con una distribuzione ovviamente piccola ma sperando in un passaparola positivo, anche perchè nonostante le forti intenzioni intellettuali (giustificate dall’esito) Le quattro volte è anche un film insospettabilmente divertente.
Frammartino dirige una specie di curioso documentario che in realtà utilizza espedienti di finzione per mostrare il contesto più del testo. La campagna con i suoi tempi e i suoi ritmi vista attraverso alcuni movimenti. Capre, legna, boscaioli, processioni, ogni piccolo segmento ha una sua struttura interna, un suo svolgimento e un suo umorismo.

E come si diceva è forse quella dell’umorismo la caratteristica più strana di un film quasi integralmente muto che punta tutto sulla visione che ha di ciò che riprende. Pensando a De Seta ma somigliando agli ultimi lavori di Olmi, il film di Frammartino ha un modo tutto suo di scavare una visione personale della campagna e delle sue bestie (c’è una capra formidabile!).
Il regista è un milanese e il film è stato girato in Calabria, le quattro volte del titolo sono quattro passaggi da contadino, a capra, ad albero, a brace, tutte curiosamente collegate. Ed è proprio questa scansione la grande forzatura alle immagini altrimenti documentarie.
Ripeto, il film è di difficile classificazione, non racconta una storia pur avendo un linearità, applica uno sguardo personale sulla realtà pur inserendola in un contesto illustrativo.

Difficilmente categorizzabile si tratta di un esempio concreto di “qualcosa di diverso” che unisce una ricerca formale ad un’insperata ed inattesa godibilità immediata. Diciamo che non si fanno cose interessanti in Italia, il minimo è andarle a vedere quando invece escono.

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